A Palermo centro di cura per anziani e disabili come “lager nazista”, intercettazioni choc

A Palermo centro di cura per anziani e disabili come “lager nazista”, intercettazioni choc

Diciassette gli arresti. Tortura, maltrattamenti, sequestro di persona, corruzione, sono solo alcune delle accuse rivolte ai 35 indagati

Insulti, pazienti rinchiusi in una stanza che implorano di potere uscire e schiaffi perché così “si cresce meglio”. Le intercettazioni dell’inchiesta ‘Relax’ su una Onlus di Castelbuono, in provincia di Palermo, sono un vero e proprio film dell’orrore. La telecamera nascosta dalla guarda di finanza in quella che veniva definita la “sala relax” immortalano due operatori del centro che insultano un paziente in preda alla disperazione e lo trascinano all’interno del locale”. Analogo trattamento a un altro disabile: “Devi buttare il veleno dal cuore”, gli urla una operatrice. La telecamera nascosta capta anche il grido disperato di un paziente rinchiuso: “Dottoressa, mi faccia uscire. Avevamo detto cinque minuti, i patti si mantengono”. Al telefono una donna intercettata dice: “Ho la certezza al 99% che alzano le mani ai ragazzi”. E rivolgendosi al suo interlocutore dimostra di essere a conoscenza della gravità di quanto accadeva nella struttura: “Vedi che è un reato penale”.

Anziani e disabili psichici trattati come in un “manicomio”: “identico, uguale”, dice una delle voci intercettate dalle fiamme gialle che poi prosegue: “Ci manca solo che li legano ai letti e poi siamo a posto, siamo pronti per la D’Urso”. In un dialogo la situazione del centro viene paragonata ai “lager nazisti”. Le intercettazioni dell’inchiesta, che ha portato a 17 arresti, alzano il velo anche sulla gestione della Onlus: “Non c’è contabilità, il computer è sparito”. E ancora: “Se entra la finanza tuo papà passa i guai”. Tra i reati contestati ci sono anche quelli di corruzione, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, malversazione e frode nelle pubbliche forniture. “I bilanci non sono mai stati presentati – è un altro dei dialoghi intercettati -, nella contabilità c’è un manicomio, la struttura non è adeguata, non è a norma”. Le intercettazioni confermano la tesi della procura di Termini Imerese: i soldi della Onlus sarebbero serviti per spese private. “Cocktail, Spritz…e passavano bancomat per 1.00/1.500 euro, perché sono come i porci…”, è il contenuto di un’altra intercettazione. Da un altro dialogo emerge il cambio di quattro auto “in quattro anni”: veicoli “tutti pagati dal Centro”. Un comportamento che non andava giù agli intercettati che erano preoccupati del rischio di revoca della convenzione con l’Asp per quella che era definita una “gallina dalle uova d’oro”, ma non per i pazienti.

Tortura, maltrattamenti, sequestro di persona, corruzione, truffa sono solo alcune delle accuse rivolte a 35 indagati dalla procura di Termini Imerese. Dei 17 arrestatidieci sono finiti in carcere e sette ai domiciliari, mentre per altri cinque è scattato l’obbligo di dimora e per 13 la sospensione dalla professione per un anno.

Sequestrata anche la Onlus che forniva servizi di riabilitazione a 23 pazienti con gravi disabilità fisiche, così come beni e disponibilità finanziarie: il sequestro ammonta complessivamente a oltre 6,7 milioni di euro. Le indagini, condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo (Gruppo tutela spesa pubblica) si sono sviluppate attraverso due filoni paralleli: il primo ha riguardato l’amministratore e i soci dell’associazione, che “attraverso la simulazione della forma ‘no profit’ dell’ente – ricostruiscono le fiamme gialle -, in luogo della reale natura commerciale, nonché grazie all’utilizzo di documentazione falsa (planimetrie, relazioni tecniche, rendiconti trimestrali delle prestazioni erogate), riuscivano a conseguire l’accreditamento istituzionale con la Regione Siciliana e il successivo convenzionamento con l’Asp di Palermo ottenendo nell’ultimo quinquennio erogazioni pubbliche per 6,2 milioni di euro”.

Una parte di questi fondi (oltre 470mila euro), inoltre, invece di essere destinata ai fabbisogni dei pazienti o reinvestita nell’adeguamento della sede, “caratterizzata da gravissime carenze”, sarebbe stata “distratta” dai soci e “utilizzata per fini privati” come la liquidazione di compensi non dovuti, l’acquisto di auto, il pagamento di viaggi e soggiorni in strutture ricettive, l’acquisto di prodotti enogastronomici, articoli di gioielleria e da regalo. Oltre all’ipotesi di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e di malversazione vengono contestati anche episodi di corruzione di un funzionario dell’Asp di Palermo che, secondo l’accusa, avrebbe “asservito stabilmente la propria funzione agli interessi economici dell’associazione”, ottenendo in cambio l’assunzione del figlio e della nuora. Il reato di frode nelle pubbliche forniture, secondo la procura di Termini Imerese, si configurerebbe dal momento che sarebbero state fornite prestazioni sanitarie in favore dei pazienti “ben lontane dagli standard qualitativi previsti”. Il secondo filone investigativo, invece, riguarda quelle che la guardia di finanza definisce “gravissime condotte delittuose in danno dei 23 pazienti del centro”: elementi di prova hanno convinto il gip di Termini Imerese a ritenere idonee le accuse di tortura, maltrattamenti e sequestro di persona.

 

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