Aggressione sul lungomare, il vescovo di Crotone: «Ogni persona ha un valore, al di là delle sue scelte»

Aggressione sul lungomare, il vescovo di Crotone: «Ogni persona ha un valore, al di là delle sue scelte»

Crotone –  La città è scossa per quanto accaduto sul lungomare; giorni fa una persona, infatti,  ha aggredito un minore. Un fatto grave, se pensiamo alla violenza in sè, e anche al motivo che ha portato a quel gesto di una crudeltà efferata, ovvero la scelta della propria vita.

Il sindaco di Crotone, se ricordate, ha condannato il gesto dichiarando di voler incontrare i genitori del ragazzo vittima di omofobia. Un ragazzo che ha vissuto momenti di paura, forse di solitudine, di dolore fisico e interiore, ma che ha molti cittadini dalla sua parte, i quali hanno dichiarato la propria vicinanza dopo il vile gesto.

Nell’occasione delle Summer Invasion presso Parco Pitagora, dove il vescovo di Crotone Angelo Panzetta ha incontrato tanti ragazzi che nell’estate lavorano per un progetto di socialità all’interno del parco stesso, abbiamo posto delle domande al presule.

«Insieme a tanti bei segni ci sono anche i segnali negativi nel nostro mondo e nella nostra città  –  ci ha detto il Angelo Panzetta –  quello di uno scarso rispetto per la dignità delle persone, e anche per la differenza perchè obiettivamente se si possono giudicare i comportamenti, non si possono giudicare le persone. Il giudizio sulle persone nella tradizione cristiana appartiene a Dio.  Noi dobbiamo considerare valore degno di rispetto ogni persona, al di là delle sue scelte perchè nell’antropologia cristiana ogni persona è immagine di Dio, prima ancora delle sue scelte o dello stile di vita porta un segno indelebile del creatore. E poi daremo conto a Dio per questi gesti sconsiderati».

Nell’occasione, il presule ha incontrato i ragazzi delle Summer Invasion, ascoltando i loro nomi e le loro storie. «Rosmini diceva che ogni persona gode del diritto sussistente, e penso che ogni persona ha il diritto sussistente, e ogni persona va rispettata, non tanto per quello che ha, ma per quello che è. Per chi crede in questa motivazione antropologica, ce n’è anche una teologica: ognuno è segno di Dio, violare la persona umana significa violare Dio».

Danilo Ruberto