Al sud il lavoro non è donna, crolla l’occupazione

Al sud il lavoro non è donna, crolla l’occupazione

è ancora troppo ampio il divario di genere in termini occupazionali: l’analisi dell’Ufficio studi di Confcommercio

Il tasso di occupazione delle donne nella fascia 15-64 anni al Sud «è precipitato al 33% contro un tasso di occupazione del 59,2% al Centro-Nord e del 63% nell’Ue-27, ossia 30 punti indietro al resto dell’Italia e dell’Europa». Lo rileva il Centro studi di Confcommercio in un rapporto sul Sud e il Pnrr sui dati al 2019, in cui si sottolinea che addirittura in Calabria il tasso di occupazione delle donne è sceso dal 31% del 2007 al 30,3%. Dati che non sono di certo una novità soprattutto alla luce delle ultime indagini che già nei mesi passati hanno fotografato una situazione allarmante che nel meridione sembra proprio non riuscire a cambiare. Ed è quello che sintetizza l’indagine dell’associazione di categoria, come spiega anche il direttore dell’Ufficio Studi, Mariano Bella: «È come se il Mezzogiorno credesse meno in se stesso, anzi come se non credesse nel proprio futuro: credere nel futuro è infatti la molla per investire. Dunque c’è un ampio divario tra aree geografiche negli investimenti per occupato a tempo pieno.

Questo ha impatti sulla ricchezza prodotta nelle diverse regioni». Per ridurre tali divari è dunque fondamentale «potenziare gli investimenti nel Mezzogiorno e il suo mercato del lavoro, rendendolo più attrattivo, più efficiente e più dinamico». Serve una spinta insomma che possa lanciare l’economia facendo leva anche, e soprattutto, sulle potenzialità del gentil sesso. «Esiste un Sud del Sud – osserva Bella -. In ampie aree del nostro Mezzogiorno non conviene lavorare, soprattutto alle donne, perché non si guadagna abbastanza e si perde molto in termini di servizi pubblici che non esistono, a partire dagli asili nido. O si aggiustano queste condizioni di contesto – conclude – o gli incentivi, come detto, potranno fare poco».

Il vero problema sta infatti nella gestione della vita familiare e cittadina che in Calabria non sorride di certo alle donne. Da sempre raccontiamo le difficoltà di fare impresa e anche quando le donne riescono a raggiungere obiettivi importanti, ci si scontra con una realtà territoriale che non garantisce diritti e agevolazioni. Non si tratta di questione di genere ma di organizzazione di quei servizi che servono necessariamente a garantire alle donne possibilità. Serve insomma una inversione di rotta nel settore del welfare. La pandemia ha ulteriormente evidenziato i deficit strutturali che tarpano le ali a una ripresa dell’occupazione femminile che si cerca di raggiungere da quasi un decennio.

Le categorie più colpite dall’emergenza sanitaria, infatti, sono state quelle che già erano lavorativamente più svantaggiate: le donne e i giovani. Le prime hanno dovuto fare i conti con disagi legati soprattutto alla gestione dei figli. A ben poco sono servite le agevolazioni e i “permessi”; anche chi ricopre una ruolo importante in aziende pubbliche e private, si è dovuta scontrare con la realtà che ha visto le donne sempre e comunque in prima linea per la gestione familiare. Troppe, poi, le donne che hanno perso il lavoro negli ultimi due anni. Un divario di genere decisamente ampio che deve essere colmato con opportunità e con linee di intervento decisamente più incisive. Il mondo del lavoro ha bisogno dell’universo femminile in ogni ambito, lo hanno dimostrato studi ed analisi, ma bisogna anche promuovere una nuova mentalità tra le ultime generazioni che devono imparare a saper cogliere le occasioni e puntare sulla formazione.

Un grande aiuto, si spera, potrebbe arrivare dal Piano Nazionale di Ripresa e resilienza. Commentando l’analisi dell’Ufficio Studi della Confcommercio, il presidente della confederazione Mario Sangalli non ha dubbi: «La crisi Covid ha indebolito ulteriormente il Mezzogiorno in termini di occupazione, capitale produttivo e reddito. Con il PNRR – ha detto Sangalli – è possibile recuperare il terreno perduto attraverso quasi il doppio degli investimenti pubblici che, se indirizzati presto e bene, attireranno anche ingenti risorse private. Solo così – conclude – potremo assicurare una crescita robusta non solo al Sud ma all’intero Paese».

Emanuela Arena (Cgil Area Vasta): «Politiche attive utili solo se incrociano la domanda-offerta»

«Superare il divario salariale e agire sul sistema welfare». Sono queste le direzioni da seguire secondo Manuela Arena, segretario confederale della Cgil Area Vasta con la delega al lavoro, per riuscire a sfruttare le opportunità del PNRR. «I dati divulgati da Confcommercio sono chiari – continua – sono quelli che già conosciamo. Come Cgil già nel 2020 abbiamo presentato alla Regione una piattaforma unitaria con i punti strategici del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Tra questi, ovviamente, quello che gira attorno all’occupazione, e in particolar modo a quella femminile». Anche secondo l’analisi di Manuela Arena sono le donne a pagare ancora il prezzo del gender gap e la loro situazione lavorativa è peggiorata a seguito della pandemia: «Le lavoratrici si sono trovate a dover scegliere tra impegni familiari e lavoro. Ecco perché – conclude l’Arena – le politiche attive sono utili ma devono incrociare quella che è oggi la domanda-offerta di lavoro».

Emilia Noce (FIPE): «Necessario mettere in atto azioni necessarie per sostenere le donne lavoratrici»

«Dopo la pandemia le lavoratrici hanno dovuto fare i conti con i problemi e i disagi legati alla difficile conciliazione dei tempi lavoro e famiglia». Lo ribadisce Emilia Noce, imprenditrice e Presidente della FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) di Confcommercio Crotone. Dalla sua conoscenza del mondo del lavoro e da donna, la Noce fotografa perfettamente la situazione del gentil sesso in ambito lavorativo. «Il PNRR – aggiunge – promette attenzione in tutti in campi, le aspettative sono tante e l’auspicio è che vengano messe in campo tutte le azioni necessarie per favorire l’occupazione. Bisogna partire da una dato interessante: “il 49,6% dei contratti femminili è part-time”, bisogna dunque incentivare la presenza delle donne nei vari settori dell’economia italiana e per farlo è necessario anche adottare inziiative ad hoc per le donne, come i bonus ad esempio e soprattutto garantire un accesso ai servizi welfare più efficace».

Sabrina Gentile, imprenditrice e dirigente Confindustria: «Inserire le donne in un circuito economico al passo con i tempi»

«L’occupazione femminile è in calo, un dato che non ci sorprende visto che in Calabria non si sono mai registrati numeri importanti». Sono le parole di Sabrina Gentile, imprenditrice, presidente del Rotary Club e dirigente Confindustria Crotone. «Ci troviamo – spiega – alle prese con la pandemia, in una situazione di stallo. Per superarla, oltre a cogliere le opportunità del Pnrr, credo sia importante sfruttare anche i bandi regionali e quelli di Invitalia. A breve, ad esempio, ne sarà disponibile uno proprio per sostenere le imprese femminili, sia le costituite che le costituende. Ma ancora più importante è inserire le donne in un circuito economico al passo con i tempi. Inutile pensare a settori atavici e saturi, le donne devono puntare all’innovazione, alla transizione digitale, perché è cosi che gira oggi l’economia. Un ruolo strategico è poi quello delle associazioni di categoria capaci di fornire indicazioni soprattutto alle nuove aziende. Infine, serve snellire la burocrazia, ed è qui che entra in gioco anche la politica».

 

V.R.