Bonifica del Sin di Crotone, Legambiente denuncia ritardi e contraddizioni
Dopo oltre 25 anni i lavori tardano: cittadini ancora in attesa di risanamento ambientale e tutela della salute
La bonifica del Sin di Crotone resta una ferita aperta. Secondo Legambiente Calabria, dopo più di un quarto di secolo i cittadini attendono ancora ecogiustizia, con il ripristino delle aree a mare e a terra gravemente inquinate, con pesanti ricadute sulla salute e sull’economia del territorio.
L’associazione sottolinea come sorprenda che l’amministratore delegato di Eni Rewind, nonostante la propria società sia specializzata in bonifiche, si dichiari sorpreso dal rinvenimento di Tenorm all’interno del Sin. Un sito industriale contaminato da oltre cinquant’anni da attività metallurgiche e chimiche, la cui bonifica avrebbe dovuto partire già nei prossimi mesi secondo il cronoprogramma.
Legambiente ricorda inoltre come l’attuale progetto di bonifica sia già un compromesso, previsto dal Pob2: solo una parte dell’ex sito Pertusola sarà bonificata, mentre il resto riceverà una mera messa in sicurezza. Non mancano tentativi di ritardare o sospendere i lavori, mentre la gestione dei rifiuti pericolosi resta un nodo cruciale: il Paur, soluzione propagandata come miracolosa, blocca solo i rifiuti locali, mentre rifiuti simili provenienti da altri siti continuano a essere smaltiti in città.
Secondo l’associazione, anche tecniche come il soil mixing riducono quantità e pericolosità dei rifiuti, ma non risolvono il problema dello smaltimento finale, che richiede una discarica di scopo pubblica, finanziata da Eni e gestita dagli enti locali, destinata esclusivamente ai rifiuti del Sin, comprendendo anche le aree ex Montedison e l’intero polo industriale.
Legambiente conclude che non basta slogan come “via i veleni”: la bonifica deve essere trattata come una questione ambientale, sanitaria e di sviluppo locale, altrimenti la città continuerà ad attendere un risanamento che, secondo l’associazione, vergognosamente, tarda ad arrivare.
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