Calabria, la crescita che non basta: Pil in aumento, ma giovani e futuro continuano a partire
L’economia regionale cresce, ma il territorio perde capitale umano
La Calabria attraversa una fase economica apparentemente positiva, ma dietro i numeri della crescita emergono fragilità profonde che impongono una lettura più attenta. È questa la fotografia che emerge dal Rapporto annuale 2026 sull’economia calabrese della Banca d’Italia: nel 2025 il Pil regionale è cresciuto dell’1,1%, un valore superiore alla media del Mezzogiorno e a quella nazionale. Sono aumentati gli occupati, le presenze turistiche, le esportazioni e gli investimenti pubblici. Eppure, dietro questa dinamica positiva si nasconde quello che può essere definito un “falso positivo”: una crescita reale nei dati congiunturali, ma ancora fragile sul piano strutturale. L’espansione economica appare infatti fortemente sostenuta da fattori esterni, come il PNRR, gli incentivi fiscali nazionali e i programmi europei, più che da una trasformazione autonoma e consolidata del sistema produttivo regionale.
Una crescita sostenuta dai finanziamenti, ma ancora debole nelle fondamenta - Il settore delle costruzioni ha rappresentato uno dei principali motori della ripresa, con un aumento delle ore lavorate del 4,1%, mentre la spesa per investimenti degli enti territoriali è cresciuta del 31,3% grazie all’avanzamento dei progetti finanziati dal PNRR. Anche il turismo ha registrato risultati importanti, con un incremento delle presenze dell’11,6% e una crescita particolarmente significativa dei visitatori stranieri. Ma una domanda resta aperta: cosa accadrà quando terminerà la spinta straordinaria di queste risorse? Il problema principale riguarda la capacità della Calabria di trasformare una fase favorevole in sviluppo permanente. Il tessuto imprenditoriale rimane caratterizzato da una forte frammentazione: la dimensione media delle imprese è di appena 4,9 addetti, mentre la capacità innovativa resta tra le più basse d’Italia, con un numero di brevetti rispetto alla popolazione circa dieci volte inferiore alla media nazionale.
Il paradosso del lavoro: più occupati, ma meno giovani - Uno degli aspetti più significativi riguarda il mercato del lavoro. L’occupazione è cresciuta del 3,8%, ma questo dato deve essere letto insieme ad altri indicatori meno rassicuranti: il tasso di attività in Calabria resta fermo al 51,7%, contro il 66,7% nazionale. Significa che una parte molto ampia della popolazione in età lavorativa resta fuori dal mercato. Il calo della disoccupazione, inoltre, è influenzato anche dalla diminuzione della popolazione lavorativa residente. La Calabria perde abitanti giovani e qualificati, e questo rende più difficile costruire un futuro economico competitivo. Il dato elaborato dal Sole 24 Ore sui dati Istat fotografa una vera emergenza demografica: dal 2019 al 2026 il Mezzogiorno ha perso oltre 313 mila giovani tra i 18 e i 35 anni, con una riduzione del 7,6%, mentre il Nord ha registrato una crescita del 4,8%. La Calabria è tra le regioni più colpite. A livello provinciale, Crotone registra una perdita del 12,1% della popolazione giovane, Reggio Calabria dell’11,9%, Catanzaro dell’11%, Cosenza del 9,3% e Vibo Valentia dell’8%. Non è soltanto una questione numerica: a partire sono spesso giovani con competenze, laureati, professionisti e persone che cercano altrove quelle opportunità che il territorio non riesce ancora a garantire.
La povertà racconta l’altra faccia della crescita - Accanto ai dati economici, il Report statistico 2026 di Caritas Italiana restituisce la dimensione sociale della crisi. Nel 2025 la rete Caritas ha accompagnato 282.539 persone attraverso 3.520 servizi presenti in 206 diocesi italiane. Il dato più significativo non è soltanto il numero delle persone aiutate, ma la durata delle situazioni di disagio: il 28,1% degli assistiti vive una condizione di povertà accompagnata da almeno cinque anni. La povertà non appare più come un evento temporaneo, ma come una condizione che tende a diventare stabile.
Il Mezzogiorno registra l’aumento più marcato delle persone seguite dalla rete Caritas (+6,4%). In Calabria, nel 2025, sono state 5.259 le persone accompagnate dai servizi Caritas, con una media di 116,9 persone per centro, uno dei valori più elevati del Sud. Anche il dato sul rischio povertà conferma la fragilità sociale regionale: la Calabria presenta una quota di popolazione a rischio povertà del 35,6%, tra i valori più alti del Paese.
Una nuova stagione di responsabilità - La sfida della Calabria non è quindi soltanto crescere, ma costruire sviluppo. I numeri positivi dell’economia rappresentano un’opportunità, ma non possono diventare un alibi per ignorare le emergenze strutturali. Una regione può aumentare il Pil e contemporaneamente perdere futuro se non riesce a trattenere i giovani, creare lavoro qualificato, sostenere le famiglie e innovare il proprio sistema produttivo. La vera misura del progresso non sarà soltanto quanti investimenti arriveranno, ma quanti giovani sceglieranno di restare, quanti nuovi progetti nasceranno e quante persone oggi fragili potranno tornare protagoniste della vita economica e sociale. La Calabria non ha bisogno soltanto di una stagione di crescita. Ha bisogno di trasformare la crescita in sviluppo, gli incentivi in opportunità permanenti e le risorse straordinarie in un progetto condiviso di futuro.
Salvatore Barresi - Sociologo ed economista
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