Calabria, la siccità fa calare la produzione. Chiesto lo stato di calamità per tutta la regione

Calabria, la siccità fa calare la produzione. Chiesto lo stato di calamità per tutta la regione

Nel 2022 l’aumento delle temperature con prolungato stato di siccità, nella nostra regione ha fatto diminuire le produzione in agricoltura e questo si abbatterà a cascata sulle tavole dei cittadini. «Davanti a tale reale condizione che ha interessato tutta la regione nessun territorio escluso – riferisce Franco Aceto Presidente di Coldiretti Calabria – abbiamo chiesto alla Regione di dichiarare lo stato di calamità non solo per la fascia ionica ma su tutto il territorio regionale nessuna zona esclusa».

Abbiamo notizia – conferma Aceto – che il Dipartimento si è immediatamente attivato dando disposizioni ai dirigenti dei settori interessati per le varie province e Città metropolitana di Reggio Calabria, di relazionare sulla situazione.

Per fare un solo esempio a pesare sull’olivicoltura, che riguarda oltre il 30%della nostra economia agricola e agroalimentare, è stata una siccità devastante mai vista negli ultimi 70 anni che ha messo in stress idrico gli uliveti danneggiando prima la fioritura e poi le gemme, soprattutto in quelle zone dove non si è potuto intervenire con le irrigazioni di soccorso per dissetare e rinfrescare le piante e diverse aziende che hanno deciso di non intervenire per gli elevati costi di carburante, elettricità e prodotti di supporto alla nutrizione dei terreni.

L’agricoltura – afferma Franco Aceto presidente di Coldiretti Calabria – è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici ma è anche il settore più impegnato per contrastarli promuovendo l’uso razionale dell’acqua, l’innovazione tecnologica per la riduzione dell’impatto ambientale, l’economia circolare con la produzione di energie rinnovabili come biogas e biometano e lo sviluppo del fotovoltaico sui tetti senza consumo di terra fertile.

L’agricoltura italiana di cui la Calabria è un pezzo importante – commenta Aceto – è diventata negli anni la più green d’Europa ma di fronte al caro energia e al cambio del clima bisogna intervenire al più presto per salvare stalle e aziende ed investire con interventi strutturali per guardare al futuro, dai bacini di accumulo per l’acqua di cui le campagne hanno bisogno all’agricoltura 4.0 per tagliare spese e aumentare produttività.

Occorre senza dubbio agire per evitare che, passata l’estate, il tema ritorni in secondo piano, salvo ripresentarsi la prossima primavera perchè l’acqua dolce, vista la situazione pluviometrica è un bene che diventa sempre di più scarso e prezioso.