Capo Colonna, il tesoro di Hera torna nel santuario dopo anni al museo
Reperti rinvenuti attorno al tempio tornano nel museo del parco. Demma: esposte anche armi arcaiche mai viste prima, recuperate dai depositi
Nel nuovo allestimento del museo del Parco archeologico di Crotone e Capo Colonna torna a essere visibile anche il cosiddetto tesoro di Hera, un insieme di reperti rinvenuti nell’area del santuario e per anni custoditi nel Museo Archeologico Nazionale di Crotone di via Risorgimento. Gli oggetti, ritrovati attorno al tempio di Hera Lacinia, sono stati riportati nel luogo in cui furono scoperti e oggi vengono raccontati attraverso nuovi supporti multimediali che illustrano la provenienza e la funzione dei reperti.
Secondo il direttore del parco Filippo Demma, il nuovo museo restituisce al pubblico materiali che per molto tempo erano rimasti nei depositi. “Molti reperti sono stati tirati fuori ex novo dai magazzini, non erano mai stati visti. Per esempio uno degli appellativi di Hera Lacinia, venerata in questo luogo, era Hera Oplosmia, Hera armata. Non erano mai state ritrovate armi in questo santuario, invece sì: erano state scoperte nel 1968”.
Tra i materiali ora esposti ci sono infatti “due punte di lancia e una spada di età arcaica che abbiamo riesposto e che sono finalmente visibili, completamente inedite”. Allo stesso modo, ha spiegato Demma, “sono ritornati gli elementi del cosiddetto tesoro di Hera, che devono essere esposti qui dove sono stati ritrovati, in completa sicurezza”, grazie a sistemi di videosorveglianza e impianti antintrusione installati nel nuovo museo.
L’obiettivo del nuovo allestimento è rendere accessibile il patrimonio archeologico alla comunità e ai visitatori. “È un museo che speriamo possa essere aperto a tutta la comunità locale di Crotone e a chi da fuori vuole venirlo a vedere”.
Demma ha inoltre ricordto come il lavoro nei depositi abbia permesso di recuperare reperti rimasti per anni poco conosciuti: “Gli scavi si susseguono e a volte i risultati non vengono pubblicati. Può succedere che chi ha scavato passi ad altro incarico o non colga subito l’importanza di quello che ha trovato. L’importante è recuperare e restituire al pubblico il patrimonio ancora sconosciuto”.
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