Capo Colonna, la Giornata del Mare svela un tesoro sommerso

Partirà questa estate la visione, tramite le nuove tecnologie, dei beni sommersi nelle acque crotonesi
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È stata presentata quest’oggi la Giornata del Mare, presso il Museo Archeologico Nazionale di Capo Colonna al mattino, a al Museo Archeologico Nazionale di Crotone al pomeriggio, istituita con il nuovo Decreto sul Codice della Nautica allo scopo di “sviluppare la cultura del mare inteso come risorsa di valore culturale, scientifico, ricreativo ed economico”. Nei due incontri, organizzati in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Meccanica dell’UniCal e con l’Area Marina Protetta, si è parlato del mare di Capo Colonna, museo acquatico dove scoprire tramite le nuove tecnologie la bellezza degli antichi reperti sommersi sott’acqua.

Ne hanno parlato il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Crotone, dottor Gregorio Aversa, insieme al direttore dell’Area Marina Protetta Capo Rizzuto e all’archeologo Salvatore medaglia: «Quella di oggi è un collegamento tra Capo Colonna e la città. Stamane – ha affermato il direttore Aversaabbiamo incontrato due scuole cittadine presso il Museo di Capo Colonna, e questo pomeriggio qui in quello di Crotone. Quando il Ministero ci ha chiesto delle giornate particolari da considerare come possibili eventi gratuiti e ingressi liberi ho pensato proprio alla Giornata del Mare». Si è parlato al pubblico presente delle potenzialità che la tecnologia offre rispetto alla tecnologia subacquea in particolare, rispetto anche ad altri settori della tecnologia che vede impegnati gli archeologici sott’acqua: «Questa tecnologia offre la possibilità della realtà aumentata che consente in maniera maggiore, più potenziata, di comprendere e vedere per persone anziane o bambini che non possono immergersi, e che non possono verificare da soli, di persona, sul luogo, questi siti così importanti che sono sott’acqua». L’archeologia subacquea è legata alla didattica, mettendo in risalto le tecniche in cui si indaga per valorizzare il patrimonio sommerso per renderlo fruibile alle persone, partendo qualche anno fa in un percorso al Castello Aragonese di Le Castella, poi a Punta Scifo, iniziando una collaborazione con l’Unical, unendo gli strumenti multimediali alle bellezze subacquee: «All’interno dell’Area Marina Protetta esiste circa il 90 dei beni archeologici sommersi di tutta la Calabria – ha aggiunto il direttore dell’Area Marina Protetta, Simone  Scalisee queste strutture sono appunto sperimentali e le andremo a replicare non solo all’interno dell’Area Marina Protetta e in altri siti della Calabria, Poi è nata la collaborazione con il direttore Aversa, quindi sarà installata questa struttura presso il Parco Archeologico di Capo Colonna, stiamo mettendo insieme dunque l’Area Marina Protetta e il Parco Archeologico. L’Archeologia subacquea per noi è un valore aggiunto, cerchiamo di puntare e valorizzare per aumentare anche la capacità ricettiva dell’Area Marina Protetta».

Danilo Ruberto