C’era una volta… la fiaba dei fratelli Ismail e Ayman Achik

C’era una volta… la fiaba dei fratelli Ismail e Ayman Achik

Questa storia potrebbe incominciare con “C’era una volta…”, proprio come iniziano tutte le fiabe. Questa non è una fiaba, bensì il racconto di uno spaccato di vita a lieto fine, anzi! A lieto inizio, reso possibile dallo sport e dai valori che esso è capace di trasmettere.

Già, perché a Cutro, un piccolo paesino, in provincia di Crotone, è stato possibile realizzare quel sogno di tanti bambini, cioè di diventare un calciatore “da grande”.
È ciò che è successo a due ragazzini Ismail Achik, classe 2000 e Ayman Achik, classe 2003; due cugini di origine marocchina, giunti a Crotone alla ricerca di una speranza di vita migliore, quella speranza che facilmente si perde nel lungo tragitto, che costringe a lasciare la terra natia per giungere in posti nuovi e sconosciuti e dove a volte, sembra prevalere il timore per un futuro ancora più incerto e non sempre accogliente. Ma a questi ragazzi, il futuro non sembra più spaventarli, grazie ad un recente passato, caratterizzato dall’incontro con persone, che hanno creduto in loro e che non li hanno abbandonati nei momenti di difficoltà. Di sicuro Ismail e Ayman non potranno mai dimenticare la Polisportiva Cutro, una società che seppur giovane, può vantare un curriculum di professionalità, solidarietà, serietà e umanità.

Tutte qualità che appartengono ai dirigenti, e di riflesso anche ai preparatori atletici e tutti insieme hanno contribuito a formare queste nuove promesse. Si, perché, a volte, l’intuito, la passione, e la conoscenza non bastano, se non sono accompagnati da un profondo senso di umanità, che va oltre la visione di quello che potrebbe essere un calciatore e che permette di vedere nelle persone, non solo numeri ma potenzialità. E di certo non si possono negare queste qualità in quegli stessi allenatori, che hanno occupato le panchine e gli spogliatoi della Polisportiva Cutro: Cosimo Milone, Fortunato Scarriglia, Salvatore Mastromarco.

Un team di professionisti, che hanno perorato la causa di dare una vera e propria opportunità di vita a questi giovani ragazzi, che giunti a Cutro, non solo non parlavano ancora la nostra lingua, ma non avevano le possibilità economiche per garantirsi una preparazione adeguata nel perseguimento del loro sogno. Eppure i dirigenti della Polisportiva Cutro, hanno guardato oltre il dato economico e con grande solidarietà e con il supporto degli allenatori tutti, sono stati al fianco dei ragazzi in questo percorso di crescita sportiva.

Uno degli allenatori, Fortunato Scarriglia, ricorda l’impegno profuso durante gli allenamenti da parte di questi giovani, che non hanno mai preferito altre forme di svago diverse dal calcio, trattenendosi oltre l’orario previsto, fino a tarda sera, quando già, tutti i loro coetanei tornavo a casa.

Racconti come questi servono a riempirci il cuore di speranza e amore e ci trasmettono un messaggio importante di solidarietà, accoglienza, empatia. Soprattutto ci danno contezza, che a volte, anche nelle piccole realtà, spesso poco considerate, possano esservi le prospettive giuste per formare professionisti all’altezza di competere in futuro in scenari di più grandi dimensioni. Quelle piccole realtà che sono formate da persone vere; legate a valori antropici e solidali, che ci insegnano come sia possibile mettere da parte l’egocentrismo, nel mero perseguimento di un obiettivo, garantendo ai giovani un clima familiare e di accoglienza. Ed è proprio in ambienti come questi che i ragazzi si sentono stimolati, acquistano fiducia ed imparano in prima persona quanto sia importante il senso di squadra che è un po’ simile a quello di una famiglia, nella quale si affrontano insieme le difficoltà per poterle superare, senza mollare mai!