Cittadinanza onoraria a don Ezio Limina: «Mi ha sorpreso, Crotone ce l’ho nel cuore»
Da tantissimi anni impegnato nella Mensa di Padre Pio, don Ezio Limina racconta la sorpresa per il riconoscimento e il legame profondo con Crotone: «Qui ho trovato un grande cuore»
CROTONE – Una sorpresa, innanzitutto. Poi la gratitudine. E, soprattutto, la conferma di un legame con Crotone costruito giorno dopo giorno, attraverso gli anni, il servizio agli ultimi e una porta sempre aperta a chi ha bisogno. Don Ezio Limina, da tantissimo tempo punto di riferimento della comunità crotonese e impegnato nell’esperienza della Mensa, ha accolto così il conferimento della cittadinanza onoraria di Crotone.
«Per me è stata una sorpresa, perché non sapevo assolutamente niente», racconta don Ezio. La notizia è arrivata quasi inaspettatamente, durante una visita alla Capitaneria di Porto, dove si era recato perché invitato da alcuni suoi parrocchiani. «Con il Comandante Pasquale Mazza c'è un'amicizia che dura da una vita – spiega – perché quando frequentava Santa Rita. Quando ieri sono arrivato alla cerimonia di insediamento lì ho trovato il sindaco e mi ha detto: “Guarda che stiamo pensando di darti la cittadinanza onoraria”».
Una comunicazione che lo ha lasciato senza parole. «Mi ha preso di sorpresa, non me lo aspettavo proprio». Ma il riconoscimento, per don Ezio, non rappresenta soltanto un titolo. È soprattutto un motivo di gratitudine per un percorso costruito insieme a tante persone.
«Per me rappresenta innanzitutto un motivo di ringraziamento al Signore», sottolinea. «Io, insieme ai volontari, a tutti coloro che si interessano della Mensa e ai benefattori, porto avanti un progetto che non è nostro. Era il progetto della Chiesa di monsignor Agostino e siamo riusciti a portarlo avanti con la leggerezza di chi pensa di fare quello che vuole il Signore».
Un servizio che trova la sua ragione più profonda nelle parole del Vangelo: «Avevo fame e mi hai dato da mangiare, avevo sete e mi hai dato da bere». È questa, spiega don Ezio, la consapevolezza con cui ogni giorno viene portata avanti l'attività della Mensa.
Poi c'è il rapporto personale con la città. Un legame che va ben oltre il ruolo e l'impegno quotidiano. «Personalmente dico una cosa: Crotone ce l'ho nel cuore».
Una Mensa che racconta una città solidale
Negli anni è cambiata anche la realtà della Mensa. Da una presenza inizialmente concentrata soprattutto sui cittadini crotonesi, si è passati a una platea molto più ampia e variegata.
«Prima eravamo nel centro storico e c'erano anche le suore che davano una mano. Poi è cambiata la tipologia delle persone che incontriamo, anche perché una volta erano prevalentemente crotonesi». Con l'apertura di una Mensa più grande, invece, il servizio ha progressivamente accolto persone provenienti da realtà differenti.
«Oggi, oltre ai crotonesi, ci sono persone che vengono da fuori, persone di passaggio, immigrati che ormai sono residenti e che possiamo definire a tutti gli effetti crotonesi. Ogni giorno serviamo circa un centinaio di persone».
Una fotografia quotidiana di una città che, secondo don Ezio, continua a mostrare una forte capacità di solidarietà. «La generosità è sempre la stessa. Anzi, si è allargata la platea. Per questo dico che Crotone è una città solidale, ha un grande cuore».
Un cuore che don Ezio lega anche alla bellezza e alla storia della città. «Crotone, oltre a essere bella, mi fa ripercorrere una storia antica». Ed è proprio qui che il racconto si sposta verso le sue origini siciliane, a Giardini Naxos, e verso un filo storico e umano che, nella sua visione, unisce le due sponde dello Stretto.
«Si dice che quando il mio paese originario, Naxos, l'attuale Giardini Naxos, venne distrutto dal tiranno di Siracusa, i Nassioti si rifugiarono sul monte Tauro e fondarono Tauromenion, l'odierna Taormina».
Poi il racconto attraversa i secoli e arriva alle invasioni arabe della Sicilia. «Quando ci fu l'invasione degli Arabi, Taormina fu tra gli ultimi centri a resistere. Molte persone furono costrette a scappare e diversi di quei tauromenesi arrivarono in Calabria». Una storia che don Ezio sente quasi appartenere alla propria vicenda personale.
«A me sembra quasi di essere uno di quei profughi che da quella zona sono venuti in Calabria. Possiamo dire che c'è una storia antica, c'è una grande amicizia, c'è una mano che sorvola e attraversa lo Stretto di Messina e che rende ancora più bella la nostra terra, il nostro Sud».
«Crotone deve garantire un futuro ai giovani»
Nel suo rapporto con Crotone, don Ezio ha visto cambiare profondamente la città.
«Quando sono arrivato era la Crotone dell'industria, del fumo che si alzava dalle ciminiere delle fabbriche, delle migrazioni locali di persone che venivano in città perché qui c'era lavoro. Era una città con una precisa connotazione».
Poi è arrivato il cambiamento. «C'è stato un trapasso, una trasformazione. Però Crotone conserva una sua nobiltà: una nobiltà di storia, di arte, di pensiero, di filosofia, di matematica».
È proprio questa dimensione storica e culturale a continuare ad affascinarlo. «È una città che mi affascina per il suo passato, per quello che è stata e per quello che è ancora. Io intravedo i tratti genuini, buoni e belli dell'accoglienza, della gente che si apre all'altro».
Ma accanto all'affetto c'è anche uno sguardo rivolto al futuro. E don Ezio individua alcune priorità. «Crotone deve, per quanto possibile, garantire ai giovani un futuro. Deve aprirsi a nuovi progetti e guardare anche alla prospettiva del turismo».
E poi c'è il tema dei collegamenti. «Mi aspetto che Crotone abbia, dal punto di vista dei trasporti, la possibilità di essere visitata, di permettere alle persone di venire qui con maggiore facilità rispetto al passato. Siamo, da questo punto di vista, isolati e ne subiamo tante conseguenze».
Una condizione sulla quale, osserva, sono già impegnate diverse persone. «Io mi auguro che questa possibilità possa concretizzarsi. Ci sono persone a Crotone che si impegnano su questo e seguo con molta simpatia il loro lavoro».
«Crotone non è rappresentata dagli odiatori dei social»
Infine, il tema dell'accoglienza e le recenti polemiche legate ai migranti, compresi alcuni commenti offensivi apparsi sui social.
Don Ezio invita a non confondere la voce rumorosa della rete con quella di un'intera comunità. «Io penso che non tutti siano quelli che sui social possono essere definiti odiatori seriali. I social tante volte mostrano soltanto una parte, forse anche settaria, della realtà».
La sua esperienza quotidiana, però, gli restituisce un'immagine differente. «Io sono in mezzo alla gente dalla mattina alla sera e in questi anni non ravviso nei comportamenti quotidiani quella che potremmo definire l'anima di Crotone. In ogni città, in ogni luogo, ci sono diverse forme di accoglienza e c'è anche chi la rifiuta. Però questo non significa che quella sia la città».
E conclude con una metafora che racchiude il suo pensiero: «Tante volte fa più rumore un albero cattivo che cade rispetto a un'intera foresta che cresce. Fa più rumore quello che accade di negativo, mentre tutto il bene che cresce intorno rimane silenzioso».
Ed è forse proprio in quella foresta silenziosa che don Ezio colloca il senso più autentico della cittadinanza ricevuta: nel lavoro quotidiano dei volontari, nella generosità dei benefattori, nelle persone che ogni giorno varcano la porta della Mensa e in una città che, nonostante le sue difficoltà, continua a custodire un grande cuore.
Per don Ezio Limina, dunque, la cittadinanza onoraria non sembra rappresentare un punto d'arrivo, ma piuttosto il riconoscimento di una storia condivisa. Una storia fatta di accoglienza, servizio e appartenenza. «Crotone ce l'ho nel cuore», aveva detto. E oggi quella frase assume anche il valore concreto di un riconoscimento ufficiale.
Danilo Ruberto
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