Col cammino sinodale la Diocesi di  Crotone ritorna al Vangelo

Col cammino sinodale la Diocesi di Crotone ritorna al Vangelo

Mentre la diocesi prosegue il cammino sinodale, monsignor Angelo Panzetta parla del futuro della Chiesa e del territorio che ha imparato a conoscere, ad amare e apprezzare. Seguendo l’invito di Papa Francesco le comunità parrocchiali della nostra diocesi, così come quelle di tutta Italia, si sono messe in cammino, insieme. Un percorso, quello del sinodo, voluto dal Santo Padre che accompagnerà la Chiesa tutta in un momento ecclesiale con tre parole chiave: comunione, partecipazione, missione. Un iter che i fedeli hanno iniziato e stanno continuando uniti nella preghiera con l’arcivescovo monsignor Angelo Panzetta.

Eccellenza, ci racconta come sta andando il cammino sinodale nelle nostre parrocchie? Prima di tutto è bene ricordare che si tratta di un cammino di riscoperta dell’identità della Chiesa, perché la Chiesa se è è quella che dovrebbe essere è una comunità che cammina insieme. Abbiamo creato una commissione che sta lavorando alacremente, ha preparato tutti gli strumenti e sta coinvolgendo tutte le comunità parrocchiali nelle diverse modalità. Ogni comunità partecipa con le sue possibilità e questa è una ricchezza, la diversità è una grande opportunità e la nostra diocesi ha tante anime, ha tante peculiarità e tutte stanno confluendo in questo cammino che è una grande occasione per porsi una domanda forte su come è la Chiesa di oggi e su come può diventare in futuro. Ad esempio, ci accorgiamo che abbiamo perso un po’ di appeal nei confronti delle nuove generazioni e non possiamo far finta di niente. Dobbiamo interrogarci: siamo la comunità che Gesù voleva? Stiamo rispondendo alla nostra vocazione? Che tempo sarà quindi per la nostra Chiesa? Un tempo in cui fare scelte coraggiose per riscoprire ciò che è essenziale. Il sinodo è una splendida occasione per ritornare al Vangelo, alla serietà della vita cristiana. Non è più il tempo di un cristianesimo sociologico ma è necessario un cristianesimo di convinzione. E per fare questo le comunità devono avere la capacità di testimoniare l’amore di Dio. Il sinodo non è solo uno sguardo all’interno delle comunità; noi chiediamo anche a chi è ai margini della vita comunitarie e a chi è fuori come ci vede, questo per avere un quadro completo di quello che siamo e per immaginare insieme una Chiesa diversa non un’altra, sia chiaro, una Chiesa che è quella che la tradizione ci ha consegnato, ma più adatta al tempo che stiamo vivendo.

E questo è un tempo difficile. Il nostro territorio sta affrontando situazioni complicate, soprattutto sul fronte occupazionale e soprattutto tra i giovani. Noi spesso guardiamo alle nuove generazioni con preoccupazione. Pensiamo sempre che noi dobbiamo fare qualcosa per loro, spianare le strade per loro. In realtà il cammino sinodale ci sta portando a vedere come i giovani hanno un’idea di futuro e hanno tante idee originali. Sarà decisivo, per il domani, il fatto che questi giovani possano realizzare qui queste loro idee. Abbiamo tanti ragazzi che portano avanti i loro sogni e i loro progetti altrove e arricchiscono altre realtà. Ma noi li formiamo nelle nostre famiglie, nelle nostre scuole. Poi quando cominciano ad essere produttivi di progettualità, storie e itinerari vanno via. Il futuro dunque, non è solo occuparsi dei giovani ma dare loro la possibilità, qui nella nostra terra, di intraprendere, di innovare, di creare novità. Bisogna creare le condizioni affinchè il nostro territorio sia appetibile perchè i sogni dei nostri giovani creano sviluppo e lavoro.

Siamo nel periodo di quaresima e stiamo vivendo un periodo complicato con una guerra alle porte di casa nostra. Come sta vivendo questo momento la comunità di Crotone? La comunità cristiana è vicino agli uomini e alle donne che si battono perchè passi il messaggio che la guerra è una cosa assurda, una sconfitta per tutti. Quindi innanzitutto c’è una denuncia profetica dell’inutilità, direi quasi della stupidità, della guerra. E poi ecco che ci viene davanti l’importanza di venire incontro alle vittime perchè questo ci consente di capire la gravità di un problema. Il nostro territorio sarà povero ma è ricco di solidarietà e aiuto. Questo sta avvenendo in modo forte. In città abbiamo una comunità di ucraini seguita da un prete ucraino e attorno a loro si sta generando tanta attenzione. Non c’è dubbio però che la preoccupazione è tanta così come è tanta la preghiera perché chi ha la possibilità di bloccare questo conflitto cambi idea. Si stanno susseguendo i momenti di preghiera l’ultimo in ordine di tempo quello di ieri in collegamento col Santo Padre. La nostra comunità nei momenti drammatici si raccoglie sotto il manto di Maria e non c’è dubbio che questa guerra ci ha messo davanti a un problema serio. Noi pensavamo che in Europa non avremmo mai vissuto questi drammi e invece la sete di potere, di guadagno, la battaglia per le risorse è un male atavico che si è riprodotto.

Veronica Romano