Commercio a Crotone, Ferrarelli: saldi utili ma margini ridotti e vendite ferme

Il direttore di Confcommercio Calabria Centrale: clima, poca spesa e date uniche penalizzano il territorio. Servono autonomia e attrattività

A cura di Redazione
05 febbraio 2026 09:00
Commercio a Crotone, Ferrarelli: saldi utili ma margini ridotti e vendite ferme -
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Il commercio crotonese continua a muoversi su un terreno fragile, sospeso tra la spinta iniziale dei saldi e una fase di stallo che caratterizza soprattutto il mese di febbraio. A tracciare il quadro è Giovanni Ferrarelli, direttore di Confcommercio Calabria Centrale, che evidenzia come i primi giorni di sconti portino una fisiologica ripresa delle vendite, senza però incidere in maniera strutturale.

«Nel momento in cui partono i saldi c’è sicuramente la corsa agli acquisti, nelle prime due o tre settimane si registra un miglioramento dell’attività», spiega Ferrarelli. «Ma febbraio non è uno dei mesi migliori e oggi c’è una fase di stallo per quanto riguarda le vendite in assoluto».

Secondo Confcommercio, il problema non è solo congiunturale ma legato alle caratteristiche del territorio. «I nostri studi ci dicono che la situazione è abbastanza lineare rispetto agli ultimi anni, ma resta il tema della minore capacità di spesa rispetto ad altre realtà».

A pesare in modo particolare è l’uniformità delle date dei saldi a livello nazionale. «La tempistica non è adeguata: il clima di Milano non è lo stesso di Crotone, soprattutto quando parliamo di capi di abbigliamento invernali», sottolinea il direttore. Il settore moda, infatti, si trova spesso con scorte di magazzino importanti che riescono a essere smaltite solo attraverso gli sconti.

«Il problema è che non si vende più a prezzo pieno», evidenzia Ferrarelli. «I saldi permettono di recuperare liquidità, ma da un punto di vista finanziario questa non si concretizza nei margini necessari per far fronte alle spese». Una dinamica che costringe molti operatori ad “arrancare”, pur riuscendo a far girare la cassa.

Da qui la richiesta di maggiore autonomia territoriale sulle politiche commerciali. «Non c’è dubbio che servirebbe più flessibilità: l’uniformità delle date non aiuta i nostri territori», afferma. «Avere anche solo un mese in più prima dell’avvio delle vendite di fine stagione aiuterebbe molto realtà come la Calabria».

Sul fronte delle possibili soluzioni, Ferrarelli chiarisce che non esistono scorciatoie. «Confcommercio può proporre delle ricette, ma da sola non può convertire le azioni in campo». La strada indicata è quella di un’azione condivisa. «Bisogna rendere il territorio attrattivo, creare lavoro per aumentare la capacità di spesa e allo stesso tempo garantire una giusta accoglienza a chi arriva da fuori e può spendere in città».

Inevitabile il confronto con il commercio online. «Se parliamo delle grandi piattaforme, è come combattere una guerra con un coltello contro una bomba atomica», ammette Ferrarelli. «La risposta non è lo scontro diretto, ma comprendere principi come la multicanalità e stare su un mercato che è in continua evoluzione».

Un cambiamento che incide anche sulla fisionomia dei centri urbani, dove si registrano chiusure di esercizi storici. «A livello nazionale ci sono studi che dimostrano come il negozio tradizionale tenda a scomparire», conclude. «Cresce invece il mondo dei servizi, che oggi rappresenta la quota principale del terziario: è un lavoro diverso, ma è l’evoluzione del lavoro».

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