Copoi, serve liquidità alle imprese. Agricoltura in crisi

Copoi, serve liquidità alle imprese. Agricoltura in crisi

Continuano senza sosta gli incontri del Copoi, il Coordinamento dei produttori ortofrutticoli italiani, che si pone come obiettivo la tutela sul piano nazionale dell’agricoltura, della pesca e della pastorizia.

Settori, questi, che vivono una profonda crisi acuita dal Covid e dalla guerra tra Russia e Ucraina. Aumentano, contestualmente, i gruppi che hanno deciso di unirsi al Coordinamento Copoi per portare avanti la battaglia comune di veder riconosciuti i propri diritti.

Nel fine settimana, in qualità di coordinatrice e portavoce istituzionale del Copoi, ho incontrato, insieme all’imprenditore Gianpietro Magliari, a Camigliatello Silano (località del Comune di Spezzano della Sila in Provincia di Cosenza) tanti produttori provenienti dalle Province di Cosenza, Crotone e Catanzaro per fare il punto sulla difficile situazione che sta attraversando il settore. Le gravi criticità che abbiamo raccolto anche da questi produttori ed allevatori coincidono con quelle che il Coordinamento denuncia da tempo: l’aumento del costo delle materie prime, l’aumento del prezzo del carburante, i danni alle coltivazioni causate dalle variazioni climatiche, danni da fauna selvatica ma, soprattutto, emerge la grave preoccupazione per la mancanza di misure adeguate da parte del Governo.

Il “Decreto Ucraina” che arriverà in Parlamento soltanto il prossimo 20 maggio rappresenta l’ennesimo esempio di come Draghi e i suoi Ministri guardino soltanto ai grandi gruppi produttivi e non alla piccola e media impresa. Nel testo, infatti, è prevista soltanto la rinegoziazione dei mutui agrari mentre per contrastare il caro carburanti è previsto solo un contributo in forma di credito di imposta per i primi tre mesi del 2022. Nessuna liquidità, nessun sostegno proprio ora che c’è il maggiore utilizzo del gasolio e delle materie prime per la nuova compagna produttiva, con la conseguenza che le imprese potrebbero essere costrette ad indebitarsi (anche ricorrendo a sistemi poco sicuri) o vedere fallire le imprese di famiglia che portano avanti da anni con fatica e sacrifici.

Mentre i piccoli e medi agricoltori sono costretti a riunirsi a livello nazionale per proporre e trovare delle soluzioni, nei palazzi e fuori di essi, i politici e i rappresentanti a vario titolo si autocelebrano e tagliano nastri. Le difficoltà dell’agricoltura, della pesca e della pastorizia, questioni molto serie per il futuro dell’intero comparto, invece, non vengono prese realmente in considerazione e c’è uno scollamento tra la realtà e l’immaginario politico.

Come Copoi abbiamo nuovi contatti ormai quotidianamente: il nostro movimento di imprenditori liberi cresce sempre più sul piano nazionale perché si sta assumendo la consapevolezza che i loro diritti vengono calpestati da anni e non sono adeguatamente rappresentati né al Ministero e né al Governo. La situazione non è più procrastinabile: ora è il momento che Draghi e il Ministro Patuanelli diano loro certezze sulla liquidità e sul riconoscimento di un costo di produzione che permetterebbe loro di avere una stabilizzazione del reddito e, quantomeno, di poter programmare le prossime campagne produttive.



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