Crotone, all’ospedale mancano specialisti in Neuropsichiatria Infantile

Crotone, all’ospedale mancano specialisti in Neuropsichiatria Infantile

Continua l'odissea dei genitori costretti a rivolgersi altrove

Crotone – Personale allo stremo nel post pandemia, vecchi e nuovi problemi legati alle risorse umane e disagi atavici che ancora una volta si riversano sui cittadini. Al San Giovanni di Dio bisogna fare i conti con una situazione che comincia a pesare sia alla struttura che agli utenti.

L’ultima questione riguarda il reparto di Neuropsichiatria infantile. Nei mesi scorsi sulle pagine del nostro giornale avevamo raccontato l’odissea di molti genitori costretti a un’emigrazione sanitaria senza precedenti per garantire cure e servizi ai bambini affetti da patologie particolari che necessitano di monitoraggi costanti, di terapie lunghe, di continuità assistenziale e soprattutto di “relazioni” per poter usufruire delle indennità previste dalla legge e anche per i supporti – ad esempio il sostegno – nelle scuole.

Attese infinite, nel vero senso della parola, anche solo per fissare un appuntamento, quella prima visita fondamentale per avviare un iter di cure indispensabile per migliorare la qualità della vita dei piccoli e anche delle famiglie. Anche solo per una relazione logopedica, bisogna aspettare giorni.

Il direttore del reparto è andato in pensione e dunque si sono accumulati i ritardi. Inutile anche la pubblicazione del bando per la ricerca di due neuropsichiatri: «Nessuno vuole venire qui a Crotone», dice il commissario dell’Asp di Crotone Domenico Sperlì che altro non può fare se non invitare i genitori a «rivolgersi ad altre strutture per la valutazione neuropsichiatrica».

Secondo quanto riferito dal Commissario, è stato fatto il possibile per sopperire alla mancanza degli specialisti: «Abbiamo fatto anche un avviso interno che è in corso – spiega – dobbiamo aspettare i giorni previsti dalla normativa per tirare le somme, sperando che qualcuno partecipi. Pensiamo poi di pubblicare altri avvisi per incarichi a tempo indeterminato nella speranza che qualcuno venga invogliato magari anche dalla stabilità del contratto».

Ed effettivamente un incentivo sembra essere, al momento, l’unica strada da seguire per ottemperare alle esigenze delle aziende sanitarie calabresi. In regione si valuta dunque una sorta di riconoscimento economico per chi decide di lavorare negli ospedali calabresi. Intanto però mamme e papà devono destreggiarsi tra le carte necessarie e la ricerca di centri idonei che abbiano anche a disposizione posti per consentire le terapie.

La vera necessità è quella di creare reparti di neuropsichiatria infantile in Calabria, magari con le risorse del Pnrr. L’appello è stato lanciato nel mese di marzo dal consigliere regionale Antonio Lo Schiavo.

Un servizio che ora è più che mai essenziale, basta leggere le statistiche su base nazionale e le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, che segnano un aumento del disagio mentale del 30 per cento tra bambini e adolescenti e un’età media che si è notevolmente abbassata proprio a causa delle privazioni relazionali, sociali e psicologiche ingenerate dal Covid.

Il 10 per cento dei bambini e il 20 per cento degli adolescenti manifestano segni di disagio, mentre il 17 per cento degli adolescenti compie atti di autolesionismo. Bisogna insomma intervenire presto in un percorso che serve a tutelare il diritto alla salute e alla cura, nel proprio territorio.

Anche nel reparto di Ginecologia e Ostetricia è tempo di saluti. Il primario andrà in pensione. Nessun problema però nell’unità: «Daremo un incarico ad interim all’interno – precisa Sperlì – e si bandirà il concorso. Ma in quel reparto – aggiunge – non ci sono criticità visto che sono stati assunti da poco nuovi medici».

Veronica Romano