Crotone - Anima Beach Club, nuove riflessioni dopo la chiusura

Il padre di uno dei titolari racconta sacrifici e difficoltà dell’attività. Confindustria Crotone invita al confronto tra imprese e forze dell’ordine

A cura di Redazione
25 agosto 2026 11:16
Crotone - Anima Beach Club, nuove riflessioni dopo la chiusura -
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Crotone - La chiusura temporanea dell’Anima Beach Club continua a suscitare reazioni e apre un confronto che va oltre la singola vicenda. I titolari del locale hanno impugnato il provvedimento adottato dal Questore di Crotone presentando ricorso al Tar Calabria. Il Tribunale amministrativo non ha accolto la richiesta di sospensiva, rimettendo al Questore la modulazione dei tempi di chiusura e fissando per il prossimo 23 settembre l’udienza nel merito.

I titolari fanno sapere di rispettare il verdetto, così come hanno sempre dichiarato di rispettare le autorità, ma ribadiscono di ritenere legittime le proprie ragioni. A pesare, soprattutto, è il momento della stagione nel quale è arrivata l’interruzione: “giorni fondamentali per la sopravvivenza della nostra attività”, spiegano. Dietro l’Anima, sottolineano, ci sono investimenti, sacrifici e il lavoro di numerose persone.

Da qui l’annuncio che lascia intravedere uno scenario drammatico per l’attività. I titolari si scusano con la clientela per l’interruzione degli eventi e parlano di “scelte drastiche” che potrebbero essere inevitabili. L’ipotesi è quella di una chiusura definitiva: “Anima probabilmente non avrà futuro, e questa purtroppo non è stata una nostra scelta”. Prima, però, resta l’appuntamento di settembre, annunciato come un’ultima notte insieme, un modo per salutare il pubblico e chiudere un capitolo.

La lettera del padre: “È stato distrutto il lavoro di questi ragazzi”

Sulla vicenda interviene anche Antonio Leto, padre di Giuseppe Leto, contitolare dell’Anima insieme a Raffaele Nebbioso. In una lunga lettera, Leto spiega di aver scelto inizialmente di rimanere estraneo alla vicenda, ma di aver deciso di intervenire dopo una profonda riflessione. Il suo è un intervento dai toni forti, nel quale difende il figlio e il socio, ma soprattutto pone una serie di interrogativi sul provvedimento.

Leto contesta in particolare l’applicazione dell’articolo 100 del TULPS e sostiene che, a suo giudizio, non si sarebbero verificati fatti tali da giustificare un provvedimento così penalizzante. Nella sua ricostruzione parla di un diverbio tra due persone, sottolineando che non vi sarebbero stati episodi come sparatorie, feriti o risse di particolare gravità e che l’episodio sarebbe stato immediatamente contenuto dal personale addetto alla sicurezza.

Il padre dei titolari riconosce il difficile contesto nel quale operano le forze dell’ordine e sottolinea il proprio apprezzamento per il loro lavoro, ma contesta quella che considera una generalizzazione. Secondo Leto, occorrerebbe distinguere tra chi crea problemi e chi, invece, lavora nel rispetto delle regole. E difende con forza i due giovani imprenditori, descrivendoli come persone “oneste e laboriose”, rispettose delle autorità e della legge.

Nella lettera viene poi ripercorsa la storia dell’attività e dei suoi titolari. Giuseppe e Raffaele, racconta Leto, hanno trascorso oltre un decennio all’estero, lavorando in diversi Paesi, prima di scegliere di tornare a Crotone per investire nella propria città. Dopo più di sei anni di sacrifici, difficoltà burocratiche e impegni economici, l’Anima avrebbe iniziato finalmente a raccogliere i primi risultati positivi.

La chiusura, secondo il padre, rischia quindi di cancellare anni di lavoro e di sacrifici. A essere coinvolti non sarebbero soltanto i due titolari, ma anche i dipendenti, i fornitori, gli istituti bancari e l’intero indotto legato all’attività. Leto parla di conseguenze economiche “devastanti” e sostiene che il provvedimento abbia spezzato l’entusiasmo e la fiducia con cui i due giovani avevano deciso di investire a Crotone.

Il passaggio più duro della lettera riguarda però il rapporto con la città. Leto si domanda se a Crotone sia ancora possibile creare qualcosa di nuovo e lavorare serenamente senza incontrare ostacoli e difficoltà. Arriva anche a chiedersi se consigliare al figlio di rifare le valigie e andare via, dopo le esperienze vissute e le difficoltà affrontate.

Un intervento che è anche uno sfogo personale, come lo definisce lo stesso autore, ma che si trasforma in una riflessione più ampia sulle condizioni degli imprenditori che scelgono di restare e investire sul territorio.

Confindustria: “Serve un confronto tra imprese e forze dell’ordine”

In questo quadro arriva anche la presa di posizione di Confindustria Crotone, con il presidente Mario Spanò che sceglie una linea prudente, precisando di non voler entrare nel merito di una vicenda ancora in fase di approfondimento.

Spanò conferma invece la soddisfazione dell’associazione per le misure di controllo adottate dal Comitato per l’Ordine e la Sicurezza e attuate dalla Questura di Crotone durante il periodo estivo. L’obiettivo, sottolinea, è garantire sicurezza ai cittadini e alle imprese e accrescere la reputazione del territorio, anche sotto il profilo turistico.

Allo stesso tempo, però, Confindustria pone l’accento sulla necessità di prevenire situazioni che possano portare a provvedimenti capaci di mettere a rischio la continuità delle attività economiche. Da qui la proposta di lavorare sull’informazione e sulla sensibilizzazione, favorendo un confronto tra associazioni, imprese e forze dell’ordine.

L’obiettivo indicato da Spanò è duplice: da una parte aumentare la consapevolezza degli operatori sugli adempimenti previsti dalla legge e sulla gestione delle situazioni più delicate sotto il profilo della sicurezza; dall’altra tutelare le imprese, il lavoro e la filiera collegata alle attività, governando allo stesso tempo il loro impatto sulle persone e sul territorio.

La vicenda dell’Anima, dunque, resta aperta. Da una parte ci sono le esigenze di sicurezza e i controlli delle autorità; dall’altra un’attività che rivendica il proprio diritto a lavorare e che considera la chiusura un colpo durissimo alla propria sopravvivenza. Il passaggio davanti al Tar del prossimo 23 settembre potrebbe segnare un momento importante per chiarire la vicenda sul piano giudiziario. Nel frattempo, a Crotone, resta aperta una domanda più ampia: come garantire sicurezza e legalità senza mettere in difficoltà le imprese che scelgono di investire e creare lavoro sul territorio?

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