Crotone, da fabbrica di mattoni a quartiere: Santi Cosma e Damiano, una comunità nata intorno ad un miracolo

Crotone, da fabbrica di mattoni a quartiere: Santi Cosma e Damiano, una comunità nata intorno ad un miracolo

Fu il vescovo di allora, monsignor Giuseppe Agostino, a decretare la nascita della Parrocchia Santi Cosma e Damiano. Oggi è guidata da Don Maurizio Scicchitano

Crotone – Prendendo la strada verso il popoloso quartiere Tufolo, si entra nella zona nuova di Crotone, cresciuta grazie ai molti crotonesi che, sacrificio dopo sacrificio, hanno costruito la propria famiglia e popolato una zona che collega il centro alla periferia. Sulla strada principale, guardando verso sinistra, i palazzi fanno da cornice alla parrocchia dei Santi Cosma e Damiano, una piccola struttura che accoglie una grande realtà. Realtà costruita negli anni, mattone su mattone come questa storia che stiamo per raccontarvi, che affonda le sue radici in alcuni decenni fa; radici che hanno portato il loro buon frutto. Santi Cosma e Damiano è una parrocchia di tremila anime, una chiesa che accoglie due zone importanti della città, situata tra due grandi polmoni parrocchiali, come il Sacro Cuore e Borgata San Francesco, e San Paolo.

Abbiamo incontrato il nuovo parroco Don Maurizio Scicchitano, che ci ha aperto le porte della sua parrocchia, raccontando la storia di una Chiesa che oggi è diventata anch’essa polmone della comunità di Crotone: «Ci sono molti anziani in parrocchia, così come tanti ragazzi. Io poi tra l’altro sono parroco da un anno e mezzo e, a causa del Covid, non ho potuto ancora incontrare le famiglie, ascoltare la loro voce, guardare gli occhi degli abitanti della parrocchia che mi è stata affidata». Con don Maurizio parliamo nell’ufficio parrocchiale, situato al secondo piano dell’edificio, un tempo fabbrica di mattoni e che, passo dopo passo, è diventata una chiesa per volontà di Monsignor Giuseppe Agostino, allora vescovo di Crotone: «Negli anni settanta era una fabbrica di mattoni, sopra c’erano gli uffici, sotto invece il deposito. Questa chiesa è nata sotto la volontà di monsignor Agostino perchè ci sono stati dei miracoli da parte di una famiglia che li ha ricevuti, hanno avuto delle grazie sui figli chiedendo l’intercessione dei santi medici».


Poi, con il decreto del vescovo, la fabbrica di mattoni è diventata una chiesa, con il primo parroco don Fortunato Morrone, poi don Eugenio Aiello e, infine, Monsignor Riccardo Alfieri, vicario del vescovo Agostino, che l’ha guidata per ventitré anni. Poi, pochi mesi prima del lockdown, monsignor Domenico Graziani indicò don Maurizio, per nove anni guida di San Luca in Poggio Pudano, nuovo parroco dei Santi Cosma e Damiano. «Il lockdown per me è stato utile perchè ho scoperto nel silenzio e nella difficoltà una ricerca maggiore di relazioni. La pandemia ha portato solitudini e paure e ansie sopratutto negli anziani.  Ho telefonato loro tenendomi in contatto. Poi mi sono inventato un’attività pastorale, poichè all’interno della zona dove abito, io abito qui, si poteva uscire per via degli ampi spazi, andavo sotto i condomini e citofonavo le persone, invitandole ad affacciarsi dai balconi per scambiarci un sorriso. Ci siamo visti, per loro è stata una gioia e lo è stato anche per me perchè finalmente li ho visti».

Presso la parrocchia Santi Cosma e Damiano è attiva, oltre l’oratorio e lo spazio per i giovani, le famiglie e gli anziani, la mensa dei poveri, aperta nelle prime tre domeniche del mese (nella quarta, invece, c’è San Paolo), mentre vi sono anche tante altre attività: «Il centro di ascolto è rimasto operativo – continua il parroco – Per quanto riguarda le attività dell’oratorio e le attività sociali per gli anziani, o per famiglie, per il momento siamo fermi, sperando che dopo la pandemia possiamo ripartire e iniziare magari con nuovi progetti».

Poi, nei momenti di prova legati alla pandemia, la generosità dei parrocchiani è diventata missione: «C’è stata solidarietà e devo dire che non è venuta meno durante il lockdown, anzi, prima sembrava che con meno gente si lavorasse di meno, invece abbiamo lavorato di più. I nostri parrocchiani non si sono mai fermati. Poi abbiamo avuti tanti contatti on line, tramite le videochiamate o le altre modalità degli smartphone e dei pc, con i ragazzi del catechismo. Abbiamo fatto anche in tempo per celebrare poi in presenza le Cresime». Abbiamo salutato don Maurizio, augurandoci di rivederci in tempi migliori. «Mi auguro che la gente possa trovare la gioia delle relazioni e che spariscono le paure e le ansie dai cuori di ognuno. E il Signore saprà dare molto più di quello che abbiamo dato».