Crotone, don Simone (San Paolo): «Ristabilire le relazioni sarà la vera sfida»

Crotone, don Simone (San Paolo): «Ristabilire le relazioni sarà la vera sfida»

Crotone – Ci sono giorni legati al presente, altri al passato. Altri, invece, a quello che succederà. Crotone vi sta raccontando settimanalmente la quotidianità delle parrocchie, attrezzate oramai per la solidarietà che non chiude le sue porte ma apre alla speranza verso le famiglie colpite dal primo lockdown e che, ora, con la seconda quarantena, vivono altre difficoltà. C’è una porta che si apre, una mano tesa, e persone che nel loro silenzio aiutano gli altri.

Sarà un Natale difficile, il primo con il Covid-19 che bussa alle porte, e che ci tiene in casa. E ci sono anche i giorni dell’alluvione, in cui la città ha vissuto la paura di quella furia che nel 1996 si portò via sei vite. Ne abbiamo parlato con don Simone Scaramuzzino, parroco di San Paolo, parrocchia colpita da allagamenti e che, proprio ventiquattro anni fa, visse quel tragico evento che nessuno ha dimenticato.


Ci siamo sincerati, all’inizio dell’intervista, sulle sue condizioni di salute considerando la sua positività al virus: «Il peggio è passato» – ci tranquillizza. Poi il racconto del primo lockdown quando la pandemia presentava uno scenario inedito: «Il primo lockdown lo abbiamo accolto come una sfida, una situazione nuova. Messe in streaming e incontri di catechesi sulle piattaforme online mentre la macchina della solidarietà, durante il periodo di quaresima, lavorava in silenzio. Con la generosità della nostra parrocchia abbiamo contribuito a risolvere qualche problema». Adesso la situazione, ci spiega don Simone, è diversa: è il lockdown ad essere diverso, ad avere meno restrizioni. Le porte delle chiese sono aperte alle celebrazioni, anche se vi è ancora timore nel varcarne la soglia.

«Siamo nell’Avvento – ricorda don Simoneporteremo avanti una proposta di speranza non solo alla comunità parrocchiale ma a tutta la città». Alimentare la speranza è infatti necessario in un periodo in cui la paura prende il sopravvento. «La pandemia – spiega – ha fatto traballare le nostre certezze. Il Covid ha cambiato la nostra quotidianità. Io ho ad esempio ho avuto paura e ho capito che siamo abituati a dare tutto per scontato anche una semplice stretta di mano e credo che la vera sfida, oltre a sconfiggere questo virus, sia anche ristabilire le relazioni sociali».

Ora ci attende il Natale, la festa che ci invita a far nascere dentro di noi Gesù. Siamo tutti chiamati a guardare all’altro, ad accoglierlo, ad aiutarlo e don Simone non ha dubbi: «La solidarietà non è assistenzialismo. Sarà per Crotone un natale particolare. Penso ai poveri che hanno bisogno di beni primari, ma penso anche a chi vive in prima persona le conseguenze del Covid-19 in ogni ambito, e penso ad alcune situazioni gravi che in questo momento interessano la nostra città».

Don Simone si riferisce a quello che sta accadendo all’Abramo Cc: «La chiusura di questa azienda sarebbe una sciagura per Crotone che perderebbe un’opportunità». A questo si aggiunge il maltempo dello scorso week-end che ha causato danni anche al salone parrocchiale della chiesa. Nel 1996 la furia dell’Esaro fu ancora più sconvolgente, in quegli anni a guidare la parrocchia era don Pino Caiazzo, ora arcivescovo di Matera-Irsina. E proprio su monsignor Caiazzo ha lasciato a don Simone un’eredità spirituale autentica:

«Sono venuto in questa comunità come vice parroco insieme a don Francesco Gentile. Ho vissuto anni di grazia insieme a don Pino. Ho imparato a vivere il ministero sacerdotale partendo dalle piccole cose. Dall’ordinarietà dei giorni. Don Pino – aggiunge – ha vissuto questo territorio, ha seguito la crescita delle famiglie nel territorio parrocchiale che includeva dunque grandi quartieri Tufolo e Farina, la seconda Crotone, e don Pino ha accompagnato questo processo di sviluppo del territorio, in un periodo non facile, come appunto l’alluvione e la chiusura delle fabbriche. Don Pino ha avuto la capacità di stare in prima linea e di annunciare il Vangelo non con le parole ma con i fatti. Così come il nuovo Vescovo di Crotone, Panzetta, è un dono per la nostra terra, un pastore che smuove le cose dall’interno. Una persona immediata, rompendo ogni muro nella relazione».

V. R.