Crotone e la magia del Teatro, Carlo Gallo: «Viviamo nell’incertezza ma con immutata passione»

Crotone e la magia del Teatro, Carlo Gallo: «Viviamo nell’incertezza ma con immutata passione»

Un talento di questa terra, tra i fondatori del “Teatro della Maruca”, un punto di riferimento per il territorio. Nonostante l’emergenza sanitaria non si ferma la passione e la dedizione del poliedrico artista Carlo Gallo che da ormai diversi anni porta avanti con il suo operato il nome della città di Crotone.

Come stai vivendo da artista e crotonese questo lungo periodo di incertezza causata dal Covid-19?


«Viviamo nell’incertezza con l’impossibilità di svolgere il nostro lavoro. Questa pandemia, ancora in corso, ci ha privato della normalità, del potere dare spazio alla nostra passione che è a tutti gli effetti il nostro lavoro. Con cimena e teatri chiusi diventa difficile programmare qualsiasi genere di spettacolo».

Nelle ultime settimane qualcosa si è però mosso con il Teatro della Maruca.

«Abbiamo dato vita con alcuni allievi crotonesi ad un teatro di poesia online, un modo per sentirci vicini nonostante le difficoltà. Si svolge due volte alla settimana e devo dire che rappresenta un momento molto bello perchè ci permette di fare poesia, una carezza per noi artisti in un momento difficile».

A distanza di molti mesi continua riscuotere successo il cortometraggio “Amare Affondo” del registra crotonese Matteo Russo nel quale presenzia lo stesso Carlo Gallo.

«Si, devo dire che sta avendo ancora molto successo. Ho fatto parte del cast di questa opera che è viene ancora apprezzata. Sono passati ormai tanti mesi dal suo rilascio, è stata presente sulla piattaforma RAI, è stata riproposta in diverse occasioni comprese alcune proiezioni svolte ormai un anno fà presso il Teatro della Maruca. Sono ricordi belli, anche se lasciano un senso di tristezza perchè sono gli ultimi giorni nei quali abbiamo vissuto da artisti e cittadini una vita “normale”».

Nel mese di dicembre un lavoro anche in collaborazione con il Comune di Mesoraca…

«Abbiamo lavorato ad un progetto che è stato molto apprezzato, si tratta de “I Racconti del Focolare”, una rassegna culturale in sei appuntamenti che ha interessato non solo i giovani ma anche gli adulti. è stata una prima bella esperienza con la comunità di Mesoraca. Abbiamo narrato storie e leggende del territorio, cosa non facile a distanza e dei video rispetto allo spettacolo dal vivo in presenza».

Oltre alla pandemia, da crotonese, hai dovuto affrontare a fine anno l’alluvione.

«Per non farci mancare nulla abbiamo dovuto fronteggiare anche questa emergenza. Personalmente ricordo, quando ero bambino, quella del 1996, ricordo l’acqua e il fango, ricordo i danni causati e le perdite sia in termini di vite umane che di oggetti cari. In questa nuova alluvione, personalmente, ho subito dei danni ma il mio pensiero non può che andare anche alle attività danneggiate».
A mancare in questi mesi, tra pandemia e alluvione è soprattutto lo svago garantito da cinema e teatri.

«Sicuramente, con le prossime riapertura, Covid-19 permettendo, speriamo di potere tornare a lavorare. E’ innegabile che siamo in un’emergenza, ma bisogna anche trovare delle soluzioni».

La speranza è dunque quella di potere ritornare lì dove tutto era iniziato.

«C’è tanta voglia di ritornare ad una normalità, per quanto possibile, la gente è ormai così intimorita che sente un anno come se fossero tanti alle spalle. Le piccole cose ci sembrano ormai un sogno lontano. Bisogna avere fiducia e confidare in una pronta ripresa della vita come l’abbiamo sempre conosciuta».

L.V.