Crotone, Eat & Talk accende il confronto sul futuro dei centri storici
Iil primo incontro promosso da Psiko Ambiente Regeneration e Astarte ETS. Al centro del dibattito memoria, identità urbana e rigenerazione dei territori
Abbiamo ancora bisogno dei centri storici? Da questa domanda è partito il primo appuntamento di Eat & Talk, iniziativa promossa dalle associazioni Psiko Ambiente Regeneration (PAR) e Astarte ETS, che si è svolta venerdì 6 novembre 2026, nel centro storico di Crotone, negli spazi del Brio Food Drink.
Un momento di incontro e confronto dedicato al futuro dei nuclei storici, alla loro identità e alla necessità di restituire vitalità a luoghi che rappresentano una parte fondamentale della memoria collettiva. Un tema che riguarda Crotone, ma anche numerosi borghi e città della Calabria, alle prese con lo spopolamento e il progressivo abbandono dei centri antichi.
Alla serata hanno partecipato l'ingegnere Michele Pietro Pio Gerace e l'archeologo Domenico De Presbiteris, che hanno proposto differenti chiavi di lettura sul rapporto tra storia, architettura, trasformazioni sociali e appartenenza. Presente anche Andrea Correggia, presidente di Multitracce, la cui partecipazione ha contribuito ad arricchire il dialogo tra le realtà associative del territorio.
Nel suo intervento, l'ingegnere Gerace ha sottolineato come un centro storico non possa essere considerato semplicemente un insieme di edifici, ma debba essere riconosciuto come il risultato di secoli di trasformazioni, relazioni e stratificazioni. A Crotone, in particolare, esiste una vera e propria città sotto la città, un patrimonio archeologico e urbanistico ancora in parte da conoscere e valorizzare.
Richiamando il pensiero dell'urbanista Kevin Lynch, Gerace ha illustrato i cinque elementi attraverso i quali le persone costruiscono l'immagine di una città: percorsi, margini, quartieri, nodi e riferimenti. Una prospettiva che aiuta a comprendere come gli spazi vengano vissuti e riconosciuti e quanto sia importante recuperare il legame tra cittadini e luoghi.
Particolarmente significativa la riflessione sulle radici familiari. I centri storici, in un certo senso, assomigliano ai nostri nonni: custodiscono ricordi, esperienze e insegnamenti che rischiano di andare perduti se non vengono tramandati. Tornare nei vicoli, nelle piazze e nelle case dei centri antichi significa anche ripercorrere la storia delle generazioni precedenti e riscoprire le proprie origini.
Un passaggio che richiama una necessità precisa: non si può costruire il futuro cancellando il passato. Conoscere la propria storia diventa quindi il primo passo per sviluppare una nuova identità, soprattutto tra le giovani generazioni.
L'archeologo Domenico De Presbiteris ha invece concentrato l'attenzione sulla progressiva perdita delle funzioni che un tempo rendevano vivi i centri storici. Il trasferimento di uffici, servizi e attività commerciali verso le aree più moderne ha contribuito allo svuotamento di strade e piazze, privando questi luoghi di importanti occasioni di incontro e socialità.
Per invertire la tendenza, secondo la riflessione proposta, occorre riportare nei centri storici servizi essenziali, sostenere le attività commerciali e migliorare il decoro urbano, intervenendo sulla pulizia, sull'illuminazione e sull'accessibilità. Altrettanto importante è superare le percezioni negative che spesso allontanano i cittadini e recuperare l'abitudine di vivere e frequentare gli spazi pubblici.
De Presbiteris ha inoltre evidenziato il valore dell'educazione delle nuove generazioni alla conoscenza del patrimonio storico e architettonico. Perché non si può amare, rispettare e tutelare ciò che non si conosce. Riscoprire una città significa imparare a osservarla, comprenderne le caratteristiche e riconoscerne le potenzialità.
Dal confronto è emersa una consapevolezza comune: la rigenerazione non può limitarsi al recupero degli edifici o all'organizzazione di singoli eventi. Un centro storico torna a vivere quando ritrova una comunità, servizi, attività, relazioni e una prospettiva di futuro.
Una sfida che chiama in causa le amministrazioni, ma anche cittadini, associazioni, professionisti e realtà economiche e culturali. Crotone, Santa Severina, Strongoli, San Giovanni in Fiore e tanti altri centri calabresi, pur nelle loro diverse caratteristiche, condividono la necessità di contrastare lo spopolamento e preservare il patrimonio storico e culturale.
La serata si è conclusa con un momento conviviale accompagnato dall'aperitivo curato dal Brio Food Drink, che ha contribuito a creare un'atmosfera informale e accogliente, favorendo ulteriormente la condivisione.
Eat & Talk nasce proprio con l'intento di trasformare occasioni conviviali in spazi di dialogo, partecipazione e crescita collettiva, mettendo in relazione associazioni, professionisti e cittadini e favorendo nuove collaborazioni sul territorio.
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