Crotone, il consiglio comunale replica a Liberi per Crotone sul lavoro dei detenuti

Crotone, il consiglio comunale replica a Liberi per Crotone sul lavoro dei detenuti

Crotone, riceviamo e pubblichiamo la nota inviata dal consigliere comunale Fabrizio Meo a nome di tutto il consiglio comunale, fatta eccezione di Danilo Arcuri e Antonio Megna. I consiglieri rispondono a Liberi per  Crotone Ci vediamo costretti a replicare al comunicato di “Liberi per Crotone” (leggi qui), che qualifica la proposta fatta propria dall’intero Consiglio comunale di Crotone e mirante a consentire ad alcuni detenuti di prestare attività lavorativa in forma gratuita in favore dell’Ente, alla stregua, nientedimeno, di un tentativo di procurarsi manovalanza schiava e ciò facciamo non tanto per controbattere alle vergognose ed assolutamente ridicole accuse mosse ad alcuni consiglieri e quindi al Consiglio comunale di Crotone che detta proposta ha condiviso, tanto le stesse accuse paiono ictu oculi appunto ridicole e vergognose, quanto per i riferimenti normativi a casaccio operati che nostro malgrado ci costringono a ribattere a chi in realtà neppure una replica meriterebbe.

Tra l’altro il riferimento e quindi il tentativo di strumentalizzare Auschiwitz e perciò persino i campi di sterminio ed il genocidio ci pare semplicemente indecente e qualifica ampiamente chi ha inteso ricorrervi. Evidente infatti è il fine dell’estensore del comunicato e di chi lo ha rilanciato persino appesantendolo con analisi dietrologiche vagamente risibili, di volere strumentalizzare un argomento assai delicato, rischiando così, con una pretestuosa polemica, di pregiudicare il diritto di chi sconta la pena nel locale carcere all’espiazione di una pena più umana e soprattutto tesa a rieducare e non invece ad annichilire l’individuo.


I pacifici presupposti normativi della proposta così come è stata formulata sono stati illustrati nel corso della V e della III commissione consiliare, inoltre, unitamente al garante dei detenuti sono poi intervenute in Commissione il Commissario capo del corpo di Polizia penitenziaria dott.ssa Manon Giannelli ed il funzionario giuridico pedagogico dott.ssa Giuseppa Biscuso che con competenza, professionalità e la dedizione che contraddistingue l’operare della Polizia penitenziaria, hanno avuto modo di esporre le finalità della norma e di perorare il concretizzarsi dell’iniziativa il che ci auguriamo possa avvenire al più presto.

Il “diritto” dei detenuti ad accedere a misure alternative alla pena perché di questo si tratta nel caso di specie è un diritto appunto, dei detenuti al quale gli stessi accedono su base volontaria e previa la loro individuazione tra soggetti che non siano socialmente pericolosi in conseguenza di una selezione operata dall’amministrazione penitenziaria di concerto con il magistrato di sorveglianza. Un tale diritto è statuito dalla Legge n. 354/75, e successive modifiche, e in particolare dall’art. 20, ter che richiama il 4 co. dell’art, 21 dell’Ord. Penitenziario che prevede che il detenuto possa essere ammesso al lavoro all’esterno per svolgere attività a titolo volontario e gratuito. L’art. 20 ter è di nuovo inserimento in quanto introdotto dal DLGS 124/2018 e tale novella legislativa ha introdotto la possibilità di svolgere lavori di pubblica utilità anche nella fase di esecuzione della pena, allargando le maglie dell’opportunità esterne.

Si tenga conto inoltre che il D.P.R. 230/2000 prevede all’art. 1 comma 2 che “il trattamento rieducativo […] è diretto, a promuovere un processo di modificazione delle condizioni e degli atteggiamenti personali, nonché delle relazioni familiari e sociali che sono di ostacolo ad una costruttiva partecipazione sociale”; l’art. 27 propone che sia favorita una “riflessione sulle condotte 2 antigiuridiche poste in essere, sulle motivazioni e sulle conseguenze negative delle stesse per l’interessato medesimo e sulle possibili azioni di riparazione delle conseguenze del reato, incluso il risarcimento dovuto alla persona offesa”;

Inoltre la L. n. 328/2000 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” prevede, a) all’art. 6 che i comuni “nell’esercizio delle loro funzioni provvedono a promuovere, nell’ambito del sistema locale dei servizi sociali a rete, risorse della collettività tramite forme innovative di collaborazione per lo sviluppo di interventi di auto- e per favorire la reciprocità tra i cittadini nell’ambito della vita comunitaria. Deve anche citarsi il Protocollo Operativo tra Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e la Conferenza Nazionale del Volontariato in ambito penitenziario risalente al 13 novembre 2014, in particolare l’art. 3 che prevede ambiti di programmazione congiunta finalizzati a favorire attività non retribuite a favore della collettività, lavoro di pubblica utilità e attività riparative e di utilità sociale;

Per come evidenziato è stato comunque dal 2018 in poi che tale possibilità per i detenuti si è concretizzata nel nostro Paese e perciò è solo da alcuni anni che oramai ai detenuti che abbiano dato prova di volontà di riscatto ed abbiano da scontare solo un residuo di pena, è consentito, quando esistono enti nelle condizioni di poter offrire loro tale possibilità e seppur nell’osservanza di rigorose prescrizioni, scontare la pena in modo alternativo e quindi di potere svolgere per come il Consiglio comunale ha inteso proporre, attività di pubblica utilità al di fuori del carcere consistenti nella cura del verde ad esempio per parte della giornata, con la possibilità di recarsi a casa dalla propria famiglia per il resto della giorno e con l’obbligo naturalmente di rientrare a fine giornata lavorativa nel luogo di detenzione.

Oltretutto, nella nostra Città, due detenuti, chiamati a svolgere lavori di pubblica utilità da due parrocchie, già si sono potuti avvalere di una simile opportunità che ha consentito loro non soltanto di riallacciare rapporti familiari e di reintegrarsi socialmente, quanto ha prodotto come successivo risultato la presa in considerazione della loro esperienza da parte del competente magistrato e quindi la successiva, ulteriore concessione di una definitiva misura alternativa alla detenzione, in sostanza è stata concessa loro la scarcerazione.

Ben si comprende perciò che lo scopo del lavoro socialmente utile al di fuori del carcere per come previsto dal legislatore, non ha come fine il percepimento di una “paga” ma anzi l’esatto contrario, piuttosto rappresentando una forma di riparazione che il reo pone in essere verso la collettività e che soprattutto è finalizzato al suo reinserimento sociale con particolare riguardo all’obiettivo di consentirgli di riallacciare rapporti familiari che spesse volte il carcere distrugge. Quale sia la ratio di una normativa che gli istituti penitenziari fanno di tutto per applicare quando gli stessi incontrano la disponibilità di Enti piuttosto che di associazioni e di istituzioni ci pare ovvia e la stessa differisce da quelle che sono le opportunità lavorative che privati ed Enti possono proporre ai detenuti a norma della legge Smuraglia che a titolo informativo parifica i detenuti alle categorie svantaggiate consentendo così al datore di lavoro sgravi contributivi consistenti, un’opportunità ci permettiamo di segnalare non abbastanza sfruttata, anche per pregiudizi e resistenze culturali.

La proposta esaminata dalle commissioni consiliari è partita dal Garante dei detenuti, l’avv. Federico Ferraro, al quale va il nostro ringraziamento e la stessa ha immediatamente riscontrato il favore dell’intero Consiglio comunale che in tal senso si è espresso con voto unanime nelle preposte commissioni. 3 Reputiamo perciò altrettanto vergognose e ridicole le pretese di chi vorrebbe degradare ad uno scontro sotterraneo tra maggioranza ed opposizione quello che in realtà altro non è se non uno sforzo corale dell’intero Consiglio comunale, nessun consigliere escluso, in favore dei detenuti del nostro carcere, allo scopo di riuscire a dar loro una seconda possibilità, né tantomeno si comprende come la discussione di tale progettualità abbia potuto generare riflessioni tanto strumentali e bizzarre anche, in qualche caso, da parte di chi pretende di svolgere l’onorata professione di giornalista.

Sarebbe forse arrivato il tempo in questa nostra Città di smettere di considerare l’attività amministrativa come necessariamente avvelenata da complotti e malevole intenzioni che ci pare piuttosto abbondino nelle menti offuscate di esegeti del tutto privi di seguito e soprattutto di autorevolezza, cultura giuridica, titoli e conoscenza dei fatti. Tanto più nel caso di specie si dovrebbero evitare considerazioni improponibili tese a strumentalizzare una progettualità che ha come scopo quello di consentire al detenuto di scontare una pena in modo alternativo, fermo restando che pur sempre di una pena si tratta. La campagna elettorale per noi consiglieri comunali alle prese con la difficilissima situazione in cui versa la nostra Città è finita da un pezzo e nostro compito è quello di collaborare ogni qualvolta sia possibile, con onestà intellettuale e nell’interesse comune, questo è quanto la nostra coscienza ed il nostro senso di responsabilità ci impone.

Il presente comunicato viene firmato da tutti i consiglieri comunali del Consiglio comunale di Crotone, con l’esclusione dei consiglieri comunale Danilo Arcuri ed Antonio Megna del gruppo consiliare “Crotone città di tutti”. Consigliere Comunale avv. Fabrizio Meo