Crotone, il pizzo al market e le minacce: «Richiesto un surplus sull’affitto»

Il vice questore Costantino Belvedere ricostruisce l’indagine della Squadra Mobile: sei misure cautelari, contestata la tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso

A cura di Redazione
19 ottobre 2026 10:38
Crotone, il pizzo al market e le minacce: «Richiesto un surplus sull’affitto» - Foto: Redazione
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Crotone - Una richiesta di denaro aggiuntivo rispetto al canone di locazione, le minacce diventate progressivamente più pesanti e, a settembre, un’aggressione ai danni del commerciante sotto casa. È la ricostruzione illustrata da Salvatore Costantino Belvedere, vice questore della Polizia di Stato e dirigente della Squadra Mobile della Questura di Crotone, nell’ambito dell’operazione scattata all’alba di lunedì 19 ottobre.

L’inchiesta riguarda una presunta tentata estorsione ai danni del titolare pakistano di un market alimentare del centro cittadino. Sei persone sono destinatarie di misure cautelari disposte dal gip del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Procura della Repubblica - Direzione distrettuale antimafia. L’attività ha coinvolto oltre 80 agenti della Polizia di Stato e unità cinofile antidroga

«Si tratta di un’attività di polizia giudiziaria svolta nella notte, un’operazione che potremmo definire lampo», ha spiegato Belvedere, riferendosi ai tempi dell’indagine e al periodo in cui sarebbero state commesse le condotte contestate, tra luglio e settembre.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le richieste sarebbero iniziate nel mese di luglio. Alla vittima sarebbe stato chiesto di versare una somma ulteriore rispetto a quanto previsto dal contratto di locazione dell’attività commerciale. Di fronte al rifiuto del commerciante, le pressioni sarebbero proseguite, fino a culminare, a settembre, in un’aggressione avvenuta sotto la sua abitazione.

«Abbiamo effettuato una serie di riscontri che hanno documentato questa attività, che ha avuto una progressività peggiorativa», ha dichiarato il dirigente della Squadra Mobile.

Le indagini si sarebbero avvalse anche delle immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti in città, che avrebbero contribuito a ricostruire gli episodi e le minacce denunciate dalla persona offesa.

L’aggravante del metodo mafioso

Un elemento centrale dell’inchiesta riguarda le modalità con cui sarebbero state esercitate le pressioni. Secondo Belvedere, gli indagati avrebbero fatto leva sul contesto criminale di riferimento e sulla vicinanza di alcuni di loro a un gruppo storico della criminalità organizzata crotonese.

L’ordinanza contesta la tentata estorsione in concorso aggravata dal metodo mafioso. Alcuni dei destinatari delle misure sono indicati dagli investigatori come vicini al gruppo Vrenna-Corigliano-Bonaventura, attivo sul territorio di Crotone.

Il dirigente ha inoltre sottolineato che le minacce sarebbero continuate anche dopo alcuni interventi delle forze dell’ordine, compresi quelli della Polizia di Stato e, in altre occasioni, dei Carabinieri e della Guardia di finanza. Un aspetto che avrebbe contribuito alla valutazione delle esigenze cautelari da parte dell’autorità giudiziaria.

Due in carcere, quattro ai domiciliari

Il provvedimento cautelare prevede la custodia in carcere per due indagati e gli arresti domiciliari per altri quattro. Al momento dell’intervista, Belvedere ha riferito che cinque misure erano state eseguite, mentre una persona risultava ancora attivamente ricercata.

La Squadra Mobile ha annunciato anche un’intensificazione dei servizi di vigilanza e controllo sul territorio, con particolare attenzione alla tutela degli esercenti.

Il dirigente ha infine precisato che gli indagati devono essere considerati presunti innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna e che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari.

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