(Foto) Crotone - Istituto S. Anna festeggia 30 anni di eccellenza, cura e ricerca

Dalla visione della famiglia Pugliese ai successi nella neuroriabilitazione, così la struttura ripercorre tre decenni di traguardi

A cura di Redazione
18 settembre 2026 17:30
(Foto) Crotone - Istituto S. Anna festeggia 30 anni di eccellenza, cura e ricerca - Foto: Ufficio stampa Istituto S.Anna
Foto: Ufficio stampa Istituto S.Anna
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Crotone - Trent’anni di riabilitazione, cura e ricerca. Trent’anni di professionalità, crescita e traguardi, ma soprattutto trent’anni di futuro. L’Istituto S. Anna di Crotone ha celebrato questo importante anniversario con una giornata che ha unito confronto scientifico, testimonianze e convivialità, nella splendida cornice di Borgo Saverona. Un momento speciale che ha visto la partecipazione di numerose autorità, tra cui il sindaco di Crotone Vincenzo Voce e il Magnifico Rettore dell’Università Magna Graecia di Catanzaro Giovanni Cuda, insieme a chi negli anni ha collaborato e continua a contribuire alla crescita dell’Istituto.

Durante il convegno sono state ripercorse le tappe di un cammino che ha trasformato un’idea in un progetto e, successivamente, in una realtà di eccellenza. Un percorso costruito passo dopo passo, con coraggio, lungimiranza e passione. Le radici di questa storia affondano nel 1972 da un'intuizione dell'avvocato crotonese Ezio Pugliese che dà vita inizialmente a una scuola e centro di supporto per ragazzi in difficoltà. Poi l'Istituto S. Anna si è trasformato negli anni Novanta in un pilastro della neuroriabilitazione italiana grazie a Giovanni Pugliese, amministratore unico, e Pina Pirozzi, Direttore Generale. Con l'apertura negli anni duemila della moderna sede di Poggio Pudano, accanto allo storico indirizzo di via Siris, l'Istituto ha consolidato la propria vocazione all'avanguardia, puntando con decisione sulla ricerca scientifica e sulla robotica applicata alla riabilitazione.

Dal Continuum Terapeutico alla ricerca

Uno dei punti di forza dell’Istituto S. Anna è rappresentato dal modello organizzativo basato sul Continuum Terapeutico, con l’obiettivo di garantire una presa in carico completa del paziente, proveniente da unità operative per acuti o dal proprio domicilio, accompagnandolo nelle diverse fasi del percorso riabilitativo neurologico e ortopedico. Da trent’anni l’Istituto lavora per unire esperienza clinica, ricerca scientifica e tecnologie avanzate, con l’obiettivo di accompagnare gradualmente il paziente verso il recupero dell’autonomia e il ritorno alla propria quotidianità.

La riabilitazione degli esiti neurologici, in particolare quelli conseguenti all’ictus, rappresenta uno dei principali ambiti di specializzazione e ricerca della struttura. Per garantire standard sempre più elevati, l’Istituto ha sviluppato nel tempo un’infrastruttura tecnologica avanzata e un modello di lavoro nel quale la ricerca rappresenta una componente fondamentale.

A raccontare questa vocazione sono anche gli eventi formativi e scientifici promossi dall’Istituto e i modelli assistenziali sviluppati negli anni, alcuni dei quali sono diventati punti di riferimento anche a livello nazionale. Tra questi c’è Oberon, il servizio innovativo di assistenza domiciliare di terzo livello, che attraverso la telemedicina consente di pianificare e gestire l’assistenza direttamente al domicilio del paziente. Tecnologia e innovazione, dunque, ma sempre con un obiettivo preciso: mettere gli strumenti a disposizione della persona e della sua cura.

La celebrazione dei trent’anni è stata soprattutto una festa dedicata alle persone che ogni giorno lavorano all’interno dell’Istituto. A loro è stato rivolto uno dei messaggi più significativi della giornata. A raccontare l’origine di questa storia è statala dottoressa Maria Elena Pugliese, figlia di Giovanni Pugliese e Pina Pirozzi, che ha ricordato come nel 1996 i suoi genitori decisero di intraprendere una vera e propria impresa: creare da zero una clinica riabilitativa capace di offrire un servizio di qualità alla propria comunità. Sotto la guida del professor Dolce, la famiglia Pugliese scelse una strada allora tutt’altro che scontata. Non concentrarsi esclusivamente sulla riabilitazione motoria, come avveniva prevalentemente negli anni Novanta, ma dedicarsi a pazienti particolarmente complessi, persone con disturbi della coscienza.

«Persone di cui ben poco sapeva la gente comune e altrettanto poco sapevano i miei genitori, entrambi non appartenenti per formazione al mondo sanitario», ha ricordato Maria Elena Pugliese - È stato quindi un colpo di fulmine nella comunione di intenti tra il professor Dolce e la mia famiglia: dedicare tempo e cura a persone con una disabilità estrema alla cui base c’è l’incapacità di interagire con il mondo circostante. La scienza che diventa, o meglio torna ad essere, umana».

Da allora l’Istituto è cresciuto, ampliando la propria offerta riabilitativa e sviluppando nuovi percorsi, tecnologie e attività di ricerca. Ma, come ha sottolineato la dottoressa Pugliese, il concetto di cura è rimasto intatto. Forse è proprio questo il filo conduttore che unisce i trent’anni dell’Istituto S. Anna: la capacità di guardare al futuro senza perdere di vista la persona. Una storia nata a Crotone, cresciuta attraverso competenze e ricerca, oggi proiettata verso nuove sfide, con la stessa idea da cui tutto è cominciato: fare della scienza uno strumento al servizio dell’uomo.

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