Crotone, le attività penalizzate aprono simbolicamente e illuminano le vetrine: «Dobbiamo lavorare»

Crotone, le attività penalizzate aprono simbolicamente e illuminano le vetrine: «Dobbiamo lavorare»

Crotone – L’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus si sta trasformando in un’emergenza economica e sociale. L’Italia è divisa in zone, mentre il Covid-19 infetta i nostri cari, ci chiude in casa, ci tiene lontani dagli affetti e ha cambiato il nostro vivere quotidiano.

Così come, dopo i due mesi di lungo lockdown, le serrande dei negozi sono state rialzate, e alcuni commercianti hanno dovuto fare i conti con le tasse, le scadenze, il pagamento di merce, il pagamento dei produttori, la merce. Alcuni negozi hanno chiuso per sempre, mentre altri faticano a tirare avanti. Altri invece, chiamati servizi non essenziali, con l’ultimo Decreto hanno dovuto chiudere mentre si attende una data. Per Pasqua avrebbero voluto tirare un sospiro di sollievo, mentre poi   la zona rossa che ha ulteriormente inferito un duro colpo all’economia.


Il tessuto economico crotonese langue da anni.  Le luci delle vetrine colorano il centro cittadino, e così questa sera, 6 aprile 2021, molti commercianti hanno usato i social per darsi appuntamento per una protesta pacifica, ognuno all’entrata della propria attività:  alle ore 19,00 hanno accesso le luci del loro negozio, illuminando così le vie, e dire che ci sono anche loro, sopratutto loro, poichè vogliono lavorare.

«Penso che una zona rossa gestita in questo modo, dove vengono penalizzate sempre le stesse categoria, credo sia tutto quanto sbagliato – ci ha detto Rita Strigarose aumentano i contagi e noi siamo chiusi vuol dire allora che c’è qualcosa che non va, e va rivisto tutto. Ma ho bisogno di lavorare perchè devo vivere, e devo sopravvivere».

Molti negozi, dunque, hanno appeso alle loro vetrine il cartello della protesta pacifica, con le vetrine illuminate, mentre anche molte altre attività si sono unite al coro dei colleghi commercianti, seppur le loro attività sono aperte. Crotone subisce, ci è stato detto, un periodo di crisi che perdura da anni: «Siamo davvero arrivati al limite, al punto di non poter lavorare quando nella seconda ondata ci hanno lasciati aperti, ora ci ritroviamo chiusi – ha aggiunto Francesco Corrado, barbiere – e Crotone sappiamo benissimo che non era un’isola felice dal punto di vista economico, anche prima del Covid, e quindi ci siamo ritrovati da un anno che non lavoriamo come si deve, per le varie misure restrittive che ci hanno costretto a chiudere e riaprire. Le tasse sono sempre le stesse, ci troviamo a fare conti non solo economicamente ma anche psicologicamente con questa situazione».

Tra le varie situazioni che ci racconta, ci sono investimenti fatti, ristori che non coprono le reali spese, e altri problemi: «Lavoriamo con una persona sola nel salone, con le prenotazioni, ne entra solo uno… ma ci vengono a chiudere».

Danilo Ruberto