Crotone - Magnifica Humanitas, monsignor Torriani: «Servono criteri per leggere la realtà»

Il confronto promosso dall’Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina sull’enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV: Vangelo, tecnologia e futuro della comunità

A cura di Redazione
18 settembre 2026 17:00
Crotone - Magnifica Humanitas, monsignor Torriani: «Servono criteri per leggere la realtà» -   Foto Redazione
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Crotone - Come custodire l’uomo in un tempo nel quale la tecnologia sta cambiando profondamente il modo di vivere, lavorare, comunicare e costruire relazioni? È questa la sfida che attraversa Magnifica Humanitas, l’enciclica di Papa Leone XIV dedicata alla persona umana nell’epoca dell’intelligenza artificiale, e che ieri sera ha animato il confronto promosso dall’Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina nel salone della Parrocchia San Paolo di Crotone.

Non un incontro tecnico sull’intelligenza artificiale, ma una riflessione sull’uomo. Il documento pontificio, infatti, pone al centro la dignità della persona e invita a interrogarsi su come governare le trasformazioni tecnologiche senza perdere di vista ciò che rende l’essere umano tale. Lo stesso Papa Leone XIV, nell’enciclica, indica la necessità di mantenere l’intelligenza umana, la coscienza e la libertà al centro delle innovazioni tecnologiche.

A confrontarsi sul tema sono stati don Sergio Massironi e don Francesco Cosentino, attraverso due prospettive differenti ma strettamente legate: quella sociale e quella antropologica e teologica.

L’arcivescovo di Crotone-Santa Severina Alberto Torriani ha spiegato il senso di questo percorso partendo proprio dalla necessità di dotarsi di strumenti per comprendere una realtà che cambia rapidamente.

«Il motivo qual è? Quello di aiutarci dandoci dei criteri per leggere la realtà, imparare a progettare e anche mettere le fondamenta per il futuro», ha affermato Torriani.

Ma quale futuro? Per l’arcivescovo, la risposta passa innanzitutto dal Vangelo e dalla disponibilità a lasciarsi interrogare da una parola capace di parlare alla persona, alla società e alle istituzioni.

Una riflessione che nasce dalla consapevolezza di vivere dentro un cambiamento del quale spesso non si possiedono ancora tutti gli strumenti per comprendere la portata. «Spesso ci troviamo anche senza strumenti, senza attrezzatura per poter capire e comprendere questo futuro», ha sottolineato.

Da qui il valore dell’enciclica come possibile punto di riferimento: non un testo da lasciare sulla carta, ma una riflessione da trasformare in discernimento e, successivamente, in scelte concrete nella vita personale, familiare, sociale e istituzionale.

E dentro questo ragionamento torna un'altra parola decisiva: comunità. «Riscoprire che siamo una comunità», ha detto Torriani, richiamando il modo in cui il Vangelo consegna le parole di Gesù sempre dentro un contesto relazionale, capace di costruire «dinamiche e tessuti di comunità».

La prospettiva antropologica è stata invece al centro dell’intervento di don Francesco Cosentino. «Oggi cercheremo di leggere l'enciclica da un punto di vista antropologico», ha spiegato, indicando nella domanda su come custodire l’uomo il vero interrogativo posto dal documento di Papa Leone XIV.

La rivoluzione tecnologica, ha evidenziato don Cosentino, non riguarda soltanto gli strumenti che utilizziamo, ma anche un pensiero e un’idea della vita umana. La tecnologia può contribuire alla crescita dell’uomo e della società, ma pone anche interrogativi su ciò che può accadere quando il progresso non viene accompagnato da una riflessione sull’umano.

La sfida diventa quindi quella di comprendere come attraversare i grandi cambiamenti senza perdere di vista la persona.

Ed è proprio sul rapporto con le nuove generazioni che la riflessione di don Cosentino ha assunto un’altra direzione. La Chiesa, ha spiegato, è chiamata forse anche a mettere in discussione alcune delle proprie pratiche e dei propri linguaggi per riuscire a intercettare i giovani.

Il Vangelo, ha sottolineato, deve poter essere riconosciuto come «una proposta di senso», ma anche come «una proposta di felicità» e di gioia. Per arrivare a questo, però, il primo passo è l’ascolto.

I giovani hanno già maturato esperienze, convinzioni, dubbi e domande. Per questo, secondo don Cosentino, occorre partire da ciò che hanno vissuto e dalle domande che portano con sé, «incontrando qualcun altro».

Una ricerca da compiere insieme, dunque, e non semplicemente una trasmissione di risposte già confezionate. È il punto richiamato anche da don Sergio Massironi.

«Io credo che sia il modo di cercare insieme quel messaggio che il Vangelo dà in modo sempre nuovo a ogni generazione», ha spiegato. Il compito non è semplicemente consegnare ai giovani ciò che hanno pensato o compreso le generazioni precedenti, ma «intercettare le loro domande e iniziare con loro una ricerca comune».

È così che l’intelligenza artificiale diventa, nel confronto di San Paolo, una porta d’ingresso verso una questione molto più ampia: che cosa significa rimanere umani dentro una trasformazione tecnologica che è già parte della vita quotidiana.

La stessa enciclica invita a interrogarsi sul «grande cantiere» del presente e su ciò che l’umanità sta costruendo, richiamando la necessità di custodire dignità, libertà, relazioni e bene comune. La riflessione sull’enciclica diventa infatti uno dei momenti che accompagnano verso l’avvio del nuovo anno pastorale, chiamando la comunità a interrogarsi sul proprio modo di abitare il presente e di guardare al futuro. Un cammino che si avvicina anche alla festa patronale di San Dionigi.

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