Crotone, nel 2021 si chiede ancora il diritto alla salute: “I malati oncologici non possono più aspettare”

Crotone, nel 2021 si chiede ancora il diritto alla salute: “I malati oncologici non possono più aspettare”

Crotone – Nel 2021 si chiede ancora il diritto alla salute per evitare i viaggi della speranza da una città all’altra.

Un sit in questa mattina, davanti il nosocomio cittadino San Giovanni di Dio di Croitone, per sensibilizzare e rivendicare il  diritto alla salute. Sono due anni, infatti, che il reparto di Medicina Nucleare è chiuso all’utenza, di fondamentale importanza per i pazienti oncologici.

C’erano diverse associazioni cittadine, anche una tutta al femminile da San Giovanni in Fiore (CS) per rivendicare il diritto alla salute in una provincia in cui l’utenza è molta: “Ancora oggi siamo in silenzio – ci ha detto Maria Grazia Grande, vice presidente dell’Associazione Vivere Sorridendo  – non ci sono notizie e ancora dopo due anni, è vero c’è stata la pandemia che forse ha rallentato i lavori, siamo qui a rivendicare il diritto alla salute. E’ arrivato il momento di sbloccare questa situazione, i malati oncologici non possono più aspettare, perchè la medicina nucleare sicuramente va a diagnosticare meglio tutto quello che riguarda i pazienti oncologici”.

Un ospedale in sofferenza, dove il lavoro nei reparti va avanti in condizioni estreme: “Ore di attesa in Pronto Soccorso per essere visitati, bisogna intervenire – ha continuato – aumentano i viaggi della speranza, così come il discorso disastroso perchè le famiglie già sono oberate dai problemi economici, non abbiamo ovviamente anche la possibilità di viaggiare in situazioni di comodità, o velocità, A farne le spese sono i cittadini, coloro che si trovano nel problema e che vengono lasciati soli”.

Un appello, dunque, ai dirigenti Asp, al sindaco e alla politica: “Vogliamo parlare della chiusura di medicina nucleare dal 2019 – ha dichiarato Giovanni Marsala, presidente di Vivere Sorridendo allora eravamo già presenti a testimoniare questa chiusura, e da allora non è cambiato nulla, non è ammissibile che i nostri malati oncologici debbano recarsi fuori per curarsi. Qui non si tratta di competenza, ma si tratta di funzione d’indirizzo per cui tutti possono battersi. Porto la nostra solidarietà anche al reparto di terapia intensiva neonatale”.