Crotone - Non autosufficienza, Pollinzi: “I diritti non possono dipendere dal Cap di residenza”

L’ex assessore alle Politiche sociali del Comune di Crotone analizza il nuovo Piano nazionale 2025-2027: “Servono servizi misurabili e risorse adeguate”

A cura di Redazione
21 giugno 2026 13:41
Crotone - Non autosufficienza, Pollinzi: “I diritti non possono dipendere dal Cap di residenza” - Foto: Redazione
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Crotone - Il nuovo Piano Nazionale per la Non Autosufficienza 2025-2027 rappresenta un passaggio importante per il sistema di welfare italiano, ma la vera sfida sarà trasformare gli obiettivi in diritti concretamente esigibili. È la riflessione di Filly Pollinzi, avvocato ed ex assessore alle Politiche sociali del Comune di Crotone, che interviene sul tema dopo la recente registrazione del Piano da parte della Corte dei Conti.

“Quante ore di assistenza domiciliare deve poter ricevere una persona non autosufficiente? Quali servizi devono essere garantiti ovunque? Entro quali tempi?”, si chiede Pollinzi, evidenziando come il nuovo strumento programmatorio sia stato accolto positivamente da molti osservatori perché integra la riforma della disabilità, introduce il progetto di vita come elemento centrale del sistema e stabilizza risorse economiche rilevanti.

Secondo l’ex assessore, però, la verifica concreta inizierà con l’elaborazione dei piani regionali e con la capacità di trasformare le risorse stanziate in assistenza domiciliare, progetti personalizzati e servizi territoriali realmente accessibili ai cittadini.

Pollinzi sottolinea come il Piano sia collegato ai Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS), ma osserva che questi risultano ancora definiti soprattutto sul piano qualitativo e non quantitativo. “Se i livelli essenziali non sono misurabili, il rischio è che restino sulla carta”, afferma, evidenziando come il documento parli molto di obiettivi e meno di diritti concretamente esigibili.

L’avvocato richiama anche il tema delle risorse. I circa tre miliardi di euro previsti nel triennio rappresentano un investimento significativo, ma devono confrontarsi con l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle fragilità e una rete di servizi territoriali spesso insufficiente. Per garantire una presa in carico realmente personalizzata, spiega, saranno necessari équipe multidisciplinari, nuovi modelli organizzativi e strutture di coordinamento, con costi inevitabilmente elevati.

Particolare attenzione viene dedicata alle disuguaglianze territoriali. “Ancora oggi il livello di assistenza che una persona riceve dipende troppo spesso dalla Regione o persino dal Comune in cui vive. Un diritto nazionale non può continuare a funzionare come una lotteria geografica”, osserva.

Richiamando la propria esperienza amministrativa, Pollinzi ricorda che durante i cinque anni alla guida dell’assessorato al Welfare di Crotone, grazie al supporto di professionalità tecniche qualificate, sono stati attivati servizi che hanno portato all’investimento di oltre 60 milioni di euro nell’ambito cittadino e nei comuni del distretto sociale.

Nonostante ciò, racconta, le maggiori difficoltà sono emerse sul fronte dell’integrazione socio-sanitaria. “I servizi sociali si sono rafforzati e innovati; di contro, i servizi sanitari soffrono ancora per risorse umane insufficienti e per la discontinuità nella governance dei processi”, evidenzia.

Per Pollinzi, il rischio concreto è che la stessa quota di finanziamento produca risultati molto diversi da territorio a territorio, ampliando il divario tra i diritti riconosciuti dalla normativa e le risorse effettivamente disponibili per garantirli. Una dinamica che, sottolinea, richiama quanto già avvenuto nel settore sanitario.

L’Italia, ricorda infine, è uno dei Paesi più anziani del mondo e il numero delle persone non autosufficienti continua a crescere. Anziani con limitazioni gravi, persone con disabilità complesse e famiglie che necessitano di assistenza continuativa esprimono una domanda di servizi superiore a quella oggi soddisfatta dal sistema pubblico.

“Il vero banco di prova non è la pubblicazione del Piano, ma la sua attuazione”, conclude Pollinzi. “I cittadini dovranno poter verificare quanti nuovi beneficiari saranno presi in carico, quante ore di assistenza verranno erogate, quanti progetti di vita saranno realmente costruiti e quali differenze continueranno a esistere tra territori. Il PNNA apre una porta. Ora bisogna avere il coraggio politico di attraversarla fino in fondo. Perché autonomia, dignità e cura non possono dipendere né dal reddito né dal Cap di residenza”.

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