Crotone - Per Antonio ancora nessuna casa accessibile: «Siamo arrivati allo stremo»
Il bambino affetto da SMA vive ancora in un alloggio senza ascensore. La mamma: «Saliamo e scendiamo le scale ogni giorno e non abbiamo il contributo per il trasporto scolastico»
Crotone - Sono passati diversi mesi dall'appello lanciato per trovare una casa adeguata alle esigenze del piccolo Antonio, il bambino residente nel quartiere Fondo Gesù e affetto da Atrofia Muscolare Spinale (SMA). Ma, nonostante l'attenzione suscitata dalla sua storia e la disponibilità annunciata dal Comune di Crotone a sostenere la famiglia attraverso un contributo per l'affitto, la situazione non è cambiata. Antonio vive ancora con i suoi genitori in un alloggio popolare privo di ascensore, dove ogni spostamento continua a rappresentare una difficoltà quotidiana.
La mamma, Ursula, non nasconde la stanchezza e la preoccupazione per una situazione che si trascina ormai da troppo tempo. Nei mesi scorsi sembrava essere stata trovata una possibile soluzione. Grazie all'interessamento di alcune persone, la famiglia ha individuato un appartamento accessibile, con proprietari disponibili ad affittarlo. Tuttavia, l'abitazione non è ancora libera. Una possibilità concreta, almeno sulla carta, che però al momento non ha permesso alla famiglia di compiere il passo tanto atteso.
«Dal Comune e dagli assistenti sociali nessun aiuto» A pesare è soprattutto la mancanza di un accompagnamento concreto da parte delle istituzioni. Ursula ricorda che a maggio la famiglia era stata convocata dal Comune e che in quell'occasione era stata prospettata la possibilità di un contributo per l'affitto. Dopo quell'incontro, però, secondo quanto riferisce, non sarebbero arrivati ulteriori sostegni nella ricerca di un'abitazione.
«Mi hanno parlato di questo contributo e basta, è finita lì. Noi abbiamo continuato questa vita normalmente, come facciamo sempre, salendo e scendendo le scale con la carrozzina», spiega. Una quotidianità diventata sempre più pesante anche sul piano fisico. Antonio frequenta l'asilo, la famiglia non ha ottenuto neanche il contributo per il trasporto scolastico, e da venerdì inizierà anche il percorso in piscina, attività importanti per la sua crescita e il suo benessere. Ma ogni spostamento richiede uno sforzo significativo. Il bambino pesa circa 30 chili e accompagnarlo dentro e fuori casa, affrontando continuamente le scale, è diventato un impegno gravoso.
A rendere tutto ancora più complicato è l'organizzazione familiare. Il papà ha iniziato a lavorare in un supermercato e Ursula si trova spesso da sola a gestire gli spostamenti del figlio, senza poter contare su un aiuto costante. «Sono sola a gestirlo, non ho aiuto da nessuna parte. È pesante. In base ai turni di mio marito, o il bambino non viene riportato a casa oppure devo salire io», racconta la donna.
Parole che restituiscono il peso di una situazione che non riguarda soltanto la ricerca di un nuovo appartamento, ma il diritto di un bambino con disabilità a vivere in un ambiente accessibile e a poter svolgere le normali attività quotidiane senza che ogni uscita di casa si trasformi in una difficoltà. La famiglia ha bisogno di una casa adeguata e di un sostegno concreto per riuscire a raggiungerla. «Sono arrivata allo stremo», è lo sfogo di Ursula.
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