Crotone, Santa Chiara: la storica Chiesa pronta a riaprire le sue porte

Crotone, Santa Chiara: la storica Chiesa pronta a riaprire le sue porte

Crotone – In primavera, dopo i due anni di restauro, l’edificio dovrebbe tornare ad accogliere fedeli e curiosi. Abbiamo incontrato don Giovanni Barbara

Entrando nei vicoli stretti del centro storico della nostra città si odono i suoni dei vicini campanili. Ci si ritira a casa con le buste della spesa, mentre il buon odore del sugo più buono accompagna il tragitto nelle stradine tra le case della Crotone di una volta. I panni stesi colorano il nostro passare, mentre si scambia una parola con la vicina di porta. E’ cambiato il centro storico, e molti ricordi sono ancora legati alla nostra tradizione e alla memoria collettiva. Santa Chiara non è soltanto il nome della chiesa un tempo appartenuta alle monache di clausura, ma è anche un riferimento della vasta mappa dei vicoli. La parrocchia aspetta di aprire le sue porte dopo il lungo restauro di conservazione dei beni artistici lì contenuti. Santa Chiara trasuda il passato tra le mattonelle del ‘700 della sua Chiesa, ma oggi protende verso il domani, con le sue mura interne bianche che riflettono la luce del bel sole di Crotone.

Abbiamo incontrato il parroco, don Giovanni Barbara, il quale ha spalancato le porte del bene storico della nostra città e ci ha raccontato un po’ la quotidianità dei suoi parrocchiani: «Attualmente ci appoggiamo nella rettoria di San Giuseppe, celebriamo lì con i nostri fedeli. Ad esempio, avendo la nostra parrocchia tanti saloni molti ampi, abbiamo ripreso con il catechismo in presenza. Con le distanze perchè le nostre stanze ce lo permettono, i dispositivi di sicurezza e sei ragazzi per volta. E’ un bene per loro tornare alla normalità dopo esser stati per molto tempo in casa davanti un computer. Insieme alle suore abbiamo cercato poi, durante quel lungo lockdown, di mantenere un rapporto con i nostri parrocchiani tramite il telefono. E poi abbiamo aperto dei canali social celebrando la messa in diretta facebook. Siamo su Telegram e Whatsapp dove tutt’oggi manteniamo il contatto con i nostri parrocchiani». Santa Chiara si prepara, dunque, alla riapertura entro primavera del suo portone di legno. Il restauro, come vi abbiamo narrato all’inizio del nostro racconto, è conservativo. Le tele sono state ben conservate durante il lungo restauro, mentre la statua di Santa Chiara e degli altri due santi posti accanto a lei (San Gaetano e San Francesco di Paola) sono stati puliti. L’altare storico è stato anch’esso ben pulito, pronto per mostrare l’imponenza del passato che oggi si fa arte. I lavori al tetto sono dunque terminati, e mancano gli ultimi ritocchi per poter incontrare i parrocchiani nella loro casa.

«Santa Chiara non è solo del centro storico ma nel cuore di tutta Crotone, per la sua bellezza, per la sua storia e tutto il resto. Anche come parrocchia è al centro dell’attenzione, chiamiamola così, perchè qui viene gente un po’ da tutte le parti. E’ un punto di riferimento. In questa pandemia – ha continuato don Giovannic’era un continuo via vai di gente che non se ne è andata mai a mani vuote. La provvidenza non è mancata mai, grazie alla generosità della gente. La dispensa è sempre piena». La parrocchia, dunque, vuole tornare a mostrare la sua bellezza ma con una beltà interiore costruita negli anni, se ricordate, prima dai padri francescani e poi dai padri stimmatini. I nomi di padre Giancarlo Bregantini (oggi arcivescovo di Campobasso-Boiano), di padre Silvano Controne, padre Carlo Zanini, padre Tarcisio Turco e padre Carlo Cappai esistono non solo nei ricordi della gente ma anche nei loro cuori:

«Sono stati trent’anni qui. Gli stimmatini hanno lasciato un segno, così come i francescani in precedenza, dagli anni 50 ai 70. In molti ricordano con affetto e piacere entrambe le congregazioni per il gran servizio che hanno reso qui nel centro storico». Fu monsignor Giuseppe Agostino ad elevare Santa Chiara a parrocchia: «Prima era una chiesa suffraganea di Santa Veneranda e del Duomo, poi ha avuto la sua autonomia. Ancora questo bel ricordo degli stimmatini è presente».

Una chiesa molto amata da monsignor Giuseppe Covelli: «Ricorderemo don Pino per la sua saggezza. Tutti lo abbiamo guardato sempre con rispetto, con la sua figura molto seria e paterna. Un uomo molto schietto, e queste sue particolarità belle le ricorderemo sempre. Aveva un legame particolare con Santa Chiara sia nei confronti della parrocchia che per le suore Figlie di Sant’Anna che c’erano prima. C’è stato sempre un bel rapporto e un bel legame. Siamo, infondo, due chiese dirimpettaie», sorride. «Aveva molti ricordi – continua – aiutava a ricostruire molti fatti e vicende non solo dell’Arcidiocesi ma anche della città».

Danilo ruberto