Crotone, Santo Vazzano ci porta nel Museo di Pitagora, culla di eventi e socializzazione

Crotone, Santo Vazzano ci porta nel Museo di Pitagora, culla di eventi e socializzazione


Crotone – Per Pitagora il numero è principio di tutte le cose. Tutto si svolge nella natura, come nella musica, secondo una certa regolarità. Quando Pitagora lasciò l’isola di Samo, fondò a Kroton la sua scuola, ponendo le radici del suo pensiero, poi conosciuto in tutto il mondo. La matematica, la geometria, e poi c’è la filosofia. Il pensiero. Sì, proprio l’attività del pensare, e l’amore per il sapere, ci rendono esseri inimitabili, tendenti all’infinito. E c’è chi a Pitagora a Crotone ha intitolato una struttura (aperta e al chiuso) al pensatore di Kroton, il cui nome è illustre e si trova nelle prima pagine di storia di una qualsiasi scuola media o superiore. E non solo in Italia. Riapre i battenti dopo i mesi di lockdown il Museo e Giardini di Pitagora, nota struttura alle spalle dell’impianto comunale Ezio Scida, baciato dal sole e toccato da un po’ di vento che smorza il caldo. «È ripartito alla grande – ci ha detto Santo Vazzano, presidente del Consorzio Jobel che gestisce la struttura – con una proposta articolata e molto più attiva e dinamica rispetto al passato. Devo registrare una grande affluenza di pubblico con i cittadini crotonesi che animano il parco».Il Museo di Pitagora, dopo il periodo di pandemia che ci ha visti chiusi in casa, si è adeguato alle norme di sicurezza e ai protocolli: «Sì il Museo viene continuamente sanificato, c’è tutto un protocollo di entrata e di uscita, al Museo preferiamo vengano accettate le persone con le prenotazione».

È culla di diverse attività «Il Museo è mancato a molte persone, è una gioia vederlo occupato da tante persone che fanno attività fisica, musica, spettacolo, teatro, un’attività quotidiana abbastanza pressante e quando siamo stati chiusi diverse sono state le telefonate dei cittadini che ci chiedevano di riaprire al più presto». Le attività sono state inaugurate dai giovani con la mostra della giovane Siniscalci la scorsa domenica. Un’altro evento che ha animato il Parco è stata la presenza dell’inizio delle attività estive del Teatro della Maruca di Angelo e Carlo Gallo. Sono ripresi ieri sera, venerdì 3 luglio, gli Incontri Musicali Mediterranei, un ricco calendario di musica e cultura, inaugurati dal pianoforte di Antonio Consales: «Settimanalmente abbiamo questi eventi che rimarchiamo con successo ad un pubblico non solo crotonese ma calabrese». Poi questo polmone verde della città è fruibile anche di sera: «Abbiamo messo attività musicali, da venerdì abbiamo un maxi schermo per le visioni delle partite del Crotone, della Serie B, della Serie A e della Champsion, c’è lo spazio per l’attività fisica, musicale… Siamo aperti dalle 8,00 del mattino fino a mezzanotte».

I Giardini di Pitagora sono stati inaugurati nell’anno 2008 e, se ricordate, fu oggetto di un atto vandalico: «Il Parco ha una sua storia da un punto di vista, dall’altra parte se cambiano visuale ha una storia triste. In questi giorni l’architetto Alessandro Colomba, su una delle maggiori riviste internazionali di architettura, ha ripreso la nostra storia. Il parco vandalizzato, da quando è stato ripreso, siamo riusciti a valorizzarlo. Abbiamo visto oltre l’orizzonte, oltre l’ostacolo, la vedavamo dura, ci abbiamo creduto e i risultati si vedono. Ci rammarica il fatto che non ci sono apporti istituzionali». Il Parco, inoltre, è a misura dei bambini: «L’area giochi – ha continuato Santo Vazzano – è stata ideata da architetti, che hanno ritenuto le condizioni migliori facendo sì che i giochi fossero fruibili dai bambini e dai più piccoli». Facendo una passeggiata, o godendo degli spazi aperti, le geometrie e le installazioni matematiche catturano la nostra attenzione: «Queste strutture geometriche raccontano la narrazione della storia di Crotone e la narrazione del numero e della filosofia di Pitagora, e raccontano anche il fatto che in questo Parco c’è vita».

Questi spazi sono intitolati al filosofo e matematico di Samo, e pulsano di attività e di vita: «Il nome di Pitagora a volte in città si può utilizzare a sproposito. Qui il nome è simbolo di riferimento culturale e scientifico e anche di una prospettiva che si riallaccia alla storia. Il Museo e il Parco è scienza, matematica e arte, che incontrano la comunità e incontrano la gente. Pensiamo al nostro tetto, la struttura a cannocchiale, è un’opera a sè, fatta da architetti dello studio Bierredi di Genova e sopra c’è un giardino pensile abitato dai giovani con le attività che proponiamo. È un Museo dinamico, che vogliamo diventi sempre di più la casa dei crotonesi, sopratutto in questo periodo dove i numeri del turismo sono ridotti causa pandemia. Un Parco ad ampio respiro, e vogliamo che questo Parco diventi un luogo di prossimità per i cittadini di Crotone». Sorridendo sull’altalena ci ha detto: «È un’oasi di frescura e bellezza d’estate».

Non ha aggettivi Santo Vazzano per descrivere il Parco, ma ce lo presenta così: «È un luogo comunitario, di crescita, di incontro, è un luogo anche politico se vogliamo, perchè qui le persone qui riflettono e stanno insieme». Il Museo ospita due mostre permanenti, la prima dedicata al filosofo Pitagora e, inoltre, una collezione ex Mac (Museo Arte Contemporanea) di autori locali:«Poi abbiamo mostre temporanee, dove diamo spazio agli artisti crotonesi. I quadri sono visitati, il Museo è visitato perchè c’è questa forma comunitaria di viverlo insieme». E non si pensa solo all’estate già in corso, ma anche alla stagione invernale: «In inverno stiamo proponendo, lo dico in anticipo, al provveditore degli studi della Provincia di Crotone e a tutte le scuole di ogni ordine e grado un patto educativo. Quello che potrebbe essere una difficoltà ad ospitare gli studenti nelle varie scuole lo mettiamo a disposizione non solo come supporto logistico, ma proprio come un luogo comunitario dove fare lezioni diversamente, e incontrare la società civile e le sue varie espressioni, quindi un patto educativo per l’inverno».

Il Parco, fin dalle origini, è stato strutturato anche su misura delle persone, non solo di coloro che lo fruiscono, ma anche di coloro che possono reinventare e trovare spazio per la propria personalità e inclusione: «Questo diciamo è la nostra missione, l’inclusione sociale, l’inserimento sociale dei soggetti svantaggiati, qui abbiamo diverse categorie di soggetti svantaggiati che trovano attraverso forme lavorative o di impegno sociale un luogo dove rendersi protagonisti, per riappropriarsi della propria vita. Questo è l’aspetto principale che abbiamo, qui se ne trovano un bel po’ con diversi problemi ma trovano un luogo dove ritrovarsi e reinventarsi» ha concluso Santo Vazzano.


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