Simone Borrelli: una storia di passioni e sogni realizzati

Simone Borrelli: una storia di passioni e sogni realizzati

Attore, regista, cantautore, musicista, sceneggiatore e produttore, ha saputo farsi valere in Italia e all’estero sfruttando le sue doti. Si tratta di Simone Borrelli, talento tutto crotonese che in passato è stato protagonista anche in tv e che ha trovato il successo soprattutto con la direzione e interpretazione di “Eddy”, film internazionale contro la violenza sui minori. Nell’ultimo anno ha saputo emozionare il pubblico ritagliandosi nelle vesti di cantante con in singolo “L’Amor”.

Come ha vissuto questi mesi di emergenza da artista, tra le difficoltà di potere riabbracciare il pubblico e avere un contatto diretto con la gente?

«Ho cercato di affrontarlo con produttività, registrando e scrivendo cose nuove, ovviamente nei limiti del possibile. Gli artisti sono abituati a vivere due vite: quella in cui si rifugiano nel proprio lockdown creativo e quella in cui poi incontrano il pubblico per condividere il proprio lavoro. Ma tra le due fasi c’è un ponte non indifferente, di cui siamo stati privati: la vita, è paradossale raccontare la vita se fondamentalmente non la vivi».

Continua il successo del suo brano, “L’Amor”, si aspettava questo consenso?

«Dirò la verità, arrivi a un punto in cui tu non ti preoccupi più del successo delle cose. Per quanto riguarda L’Amor, il pezzo suonava promettente, ma non avrei sicuramente mai pensato che sarebbe poi diventato il primo video al Mondo fatto di sole GIF originali, con oltre 220 milioni di visualizzazioni e che questo strano cuore multicolor sarebbe diventato un simbolo così diffuso nei social e successivamente una maglietta così richiesta. Per questo devo sicuramente ringraziare il lavoro della mia squadra, la mia etichetta e la Universal per aver creduto in questa operazione».

C’è qualche progetto in cantiere, qualche lavoro che potrebbe concretizzarsi da qui a breve?

«Di progetti in cantiere ce ne sono tanti ma questa emergenza probabilmente ha fatto anche da filtro alle priorità. Prima del lockdown, finito il tour estivo ho avuto, tra le altre cose, l’onore di collaborare col grande Angelo Branduardi per l’ideazione e regia del suo ultimo lavoro “il cammino dell’anima” e del successivo tour europeo. Insieme al mio staff stiamo continuando a lavorare sui vari progetti e a produrre, alcuni sono al nastro di partenza, altri meno, ma finché il piano vaccinazioni non avrà avuto il suo corso e questa pandemia non sarà ormai solo un brutto ricordo, è ancora complicato poter fare previsioni».

Da Crotone ha saputo far parlare della città attraverso la sua attività artistica, com’è rappresentare la propria terra?

«Negli Stati Uniti, ricordo che durante un’intervista per una nota testata di Los Angeles, la giornalista iniziò dicendomi: “Wow, sei italiano!” e io: “Si, di Crotone” e lei incuriosita, prima della registrazione andò su Google a cercare Crotone. Questo per dire che Crotone è una parte di me, dove vivono i miei affetti più cari, e per me è un pregio essere nato in un posto così, in parte ancora incontaminato e a suo modo unico, ricco di forti contrasti, avendo conosciuto tanta bellezza e allo stesso tempo anche momenti molto bui. So quant’è complicato viverci così come so quanto sia altrettanto difficile andarsene».

Ha qualche sogno nel cassetto, tra i tanti già realizzati?

«Credo che una persona che smetta di sognare è già morta. Per questo, citando Rodrigo in Eddy, non dovremmo mai permettere a nessuno il diritto di rubarci i nostri sogni. E bisognerebbe anzi insegnare alla gente a inseguirli, a trasformali in progetti, invece di snobbarli o distruggerli. Buona parte dei miei sogni ho avuto la fortuna di realizzarli forse proprio perché ho avuto persone che hanno creduto in me e mi hanno dato la forza di farlo».

L.V.