Crotone: terra di partenze, di arrivederci e troppi addii

Crotone: terra di partenze, di arrivederci e troppi addii

Secondo gli ultimi dati del censimento permanente della popolazione sempre più giovani lasciano la città che però ha bisogno dei suoi abitanti

Amara terra mia, io vado via. Un ritornello diventato storia, non solo nel mondo della musica italiana, ma ahinoi, anche nella vita. Crotone, terra nostra, terra amara, terra di partenze, a volte di ritorni, terra di arrivederci e di troppi addi.

Uno strano destino quello dei crotonesi che dopo le grandi emigrazioni del secolo scorso e dopo i tanti ritorni negli anni d’oro delle fabbriche e della crescita economica, si ritrovano con la valigia pronta, si ritrovano coi fazzoletti in mano a salutare i figli di una generazione avara di opportunità, soprattutto al sud. E succede che non sono solo storie quelle che si raccontano nelle famiglie e anche sui social, ma sono le fotografie di una realtà fatta di dati e di constatazioni.

Istantanee di numeri e percentuali che però nascondono storie, vicissitudini e tanti sogni. Secondo la terza edizione del Censimento permanente della popolazione, in Calabria si contano 1.860.601 residenti 33.509 unità in meno rispetto l’edizione del 2019.Il 64,5% della popolazione calabrese vive nelle province di Cosenza e Reggio di Calabria. All’opposto, Crotone e Cosenza, che coprono il 55,5% della superficie regionale, presentano i più bassi livelli di densità, con valori pari, rispettivamente, a 94,5 e 100,8 abitanti per km2. Tra il 2019 e il 2020 la popolazione diminuisce in tutte le province, soprattutto a Crotone (-4.522, -2,7%), Cosenza che registra anche il maggiore decremento in termini assoluti (-2,1%,-14.384 unità), e Vibo Valentia (-2.522, -1,6%). Più di quattromila persone, perlopiù giovani hanno deciso di lasciare la propria terra. Non è difficile capirne i motivi. Basta guardarsi intorno. Anche solo per studiare bisogna mettere tutto in borsa e partire, qualcuno, oltre ai libri, sfoglia anche la voglia di tornare ma sono poche le occasioni di lavoro.

Uno degli ultimi studi di Confcommercio ha infatti evidenziato come «negli ultimi 25 anni, la riduzione degli occupati, come conseguenza dello spopolamento (soprattutto giovanile, -1,6 milioni), e i deficit di lungo corso dei quelli abbiamo detto, hanno, di fatto, determinato un continuo e progressivo calo del Pil prodotto dal Sud ampliando ulteriormente i divari con le altre aree del Paese. Tra il 1995 e il 2020, infatti, il peso percentuale della ricchezza prodotta da quest’area sul totale Italia è passato da poco più del 24% al 22%, mentre il Pil pro capite è sempre rimasto intorno alla metà di quello del Nord; tuttavia, nel 2020, l’impatto della crisi da Covid-19 al Sud è stato più contenuto rispetto alle altre aree del Paese».

Anche chi rimane si trova a combattere, in questi giorni la cronaca locale racconta la situazione dei lavoratori Abramo, dei lavoratori della Romano Spa, dei dipendenti Akrea. Il lavoro si crea, è vero, ci sono gli incentivi, è altrettanto vero, ma una città che non riesce a scrivere il proprio futuro non può guardare avanti. Crotone ha bisogno dei suoi abitanti ma anche bisogno di azioni concrete. Non basta più essere solo la città di Pitagora, di Milone e Faillo, ora dobbiamo diventare la città dei crotonesi.

Antonio Gaetano