Crotone – Troppa attesa per una prestazione in Neuropsichiatria infantile, l’odissea di bambini e famiglie

Crotone – Troppa attesa per una prestazione in Neuropsichiatria infantile, l’odissea di bambini e famiglie

Liste d’attesa lunghissime per prestazioni che dovrebbero avere una priorità assoluta, mancanza di specialisti e disagi logistici e strutturali per operatori e pazienti. La situazione del reparto di Neuropsichiatria infantile dell’ospedale San Giovanni di Dio di Crotone è divenuta ormai insostenibile soprattutto per tutte quelle famiglie che si trovano a combattere per far valere i diritti dei propri figli spesso affetti da disturbi importanti e disabilità e che hanno bisogno di azioni tempestive per migliorare la qualità della vita, hanno bisogno di cure ma anche e soprattutto di continuità assistenziale, di un punto di riferimento e di una sinergia tra i vari medici chiamati a prendersi cura di loro.

Li definiscono bambini speciali ma evidentemente per il nostro sistema sanitario, di “speciale” questi bambini hanno ben poco. L’odissea per i genitori inizia già solo per prenotare una visita: impossibile fissare un appuntamento, mancano medici e bisogna attendere mesi. Le conseguenze ricadono dunque sulla vita sociale di ogni famiglia e del bambino. Per una relazione, anche solo logopedica, bisogna aspettare giorni, non funzionano i computer e le risorse umane non riescono a soddisfare le richieste dell’utenza.

Attese che minano lo stato di salute dei piccoli e che costringono le famiglie a rivolgersi a strutture private convenzionate, se si ha la fortuna di non dover attendere neanche lì, oppure a optare per il pagamento di prestazioni che costano. E così anche in questo caso i viaggi della speranza diventano un incubo, la vita già in subbuglio di queste famiglie diventa una fatica e le spese della Regione, che comunque paga le visite effettuate altrove, lievitano e le disfunzioni della nostra sanità le paghiamo due volte. 

Eppure la figura del neuropsichiatra infantile è fondamentale nel percorso di sviluppo, è lui che si occupa della diagnosi, della cura e della riabilitazione delle patologie neurologiche, neuropsicologiche e psichiatriche che possono manifestarsi dalla nascita, durante l’infanzia o l’adolescenza. E’ sempre il neuropsichiatra che interviene a livello di prevenzione, diagnosi e terapia. Un lavoro quotidiano dunque, che il medico è chiamato a mettere in campo anche in ambienti diversi dagli ospedali. Basta pensare alle riunioni che coinvolgono gli specialisti nelle scuole per accompagnare i bambini in età scolare nel loro percorso di formazione. Ma non solo, questo specialista offre consulenza ai genitori e agli operatori di tutti gli enti che forniscono le prestazioni. Un lavoro immane che, va da sé, non può di certo pesare solo su una figura come invece avviene da tempo nel nosocomio crotonese dove succede anche che la “presa in carica” del paziente – passaggio fondamentale nell’iter della diagnosi e della cura – non venga portata a termine. La prassi vuole che dopo la prima visita la struttura inneschi una serie di meccanismi clinici e, dove necessario, sanitari: esami di routine, eventuali day hospital e altro ancora.

Ma non solo, ricordiamo che esiste una legge, la n.122 del 22 giugno 2016, che regolamenta il cosiddetto Progetto di Vita al fine di garantire ad ogni persona con disabilità il diritto alla piena integrazione nella comunità garantendo pari libertà nelle scelte nonché il pieno coinvolgimento nella vita della società. Ma non solo, «Il progetto individuale comprende, oltre alla valutazione diagnostico-funzionale, le prestazioni di cura e di riabilitazione a carico del Servizio sanitario nazionale, i servizi alla persona […], nonché le misure economiche necessarie per il superamento di condizioni di povertà, emarginazione ed esclusione sociale». Al San Giovanni di Dio questo sistema è saltato. Il problema rimane sempre uno: la mancanza di personale. Anche in questo caso, come era accaduto già per il reparto di Neonatologia-TIN, il bando per il reclutamento di nuovi medici è andato deserto.

Nonostante la professionalità e l’impegno degli specialisti attualmente in servizio che cercano di seguire i piccoli pazienti, le famiglie sono costrette a rivolgersi altrove con tutti i disagi del caso. Come racconta Alessia Sisca, presidente della sezione di Crotone dell’Associazione italiana persone Down, da sempre impegnata nel sociale e da sempre attenta e pronta a far valere i diritti civili: «Depotenziare l’ospedale per farlo diventare un buon poliambulatorio – spiega -, è un indirizzo politico regionale e nazionale che non possiamo accettare. Non possiamo vivere in un territorio che non garantisce le cure necessarie. Nel caso specifico di Neuropsichiatria Infantile, parliamo di un reparto fondamentale – spiega la Sisca – che dovrebbe essere di facile accesso e invece le famiglie, perse e senza supporto, sono costrette a recarsi in altri distretti sanitari, a spendere tanti soldi con notevoli problemi che ricadono sulla vita quotidiana. Io chiedo una vita dignitosa per la mia famiglia, chiedo i servizi essenziali che qui ci vengono negati. Il personale sanitario non può farcela e se dovesse andare via l’unica persona che si occupa di questo, noi saremo costretti a recarci a Catanzaro». Come già accaduto in passato, Alessia Sisca ha invitato le associazioni del territorio a non restare a guardare e ad unirsi per rivendicare il diritto alla salute e alla cura. Alessia è pronta a rivolgersi alla Corte di Strasburgo – la Corte europea dei diritti dell’uomo – e a denunciare «per interruzione di pubblico servizio».

V.R.