Da Crotone alla Silicon Valley: la determinazione senza confini di Esther Nigro
«Le mie radici mi hanno dato una forza enorme: la capacità di adattarmi, di lavorare sodo e di non dare nulla per scontato»
Crotone - Partire da Crotone e arrivare fino alla Silicon Valley non è solo un percorso: è un sogno che prende forma, passo dopo passo. È questa la traiettoria che ha segnato la crescita professionale e personale di Esther Nigro, giovane imprenditrice con una visione chiara del proprio futuro. Dopo un percorso accademico in ambito economico tra Italia, Olanda e New York, Nigro ha avviato presto la sua carriera professionale nelle Big4, ottenendo, prima dei 30 anni, le certificazioni di Commercialista e Revisore Legale. Successivamente ha maturato esperienza nel settore M&A, confrontandosi con operazioni complesse e realtà globali di alto livello. Un percorso costruito tra studio, determinazione e apertura verso contesti internazionali.
Parallelamente alla carriera, ha coltivato passioni profonde legate al viaggio, alla cultura artistica, al mondo dei profumi, del vino e più in generale alle esperienze sensoriali. È proprio da questo intreccio tra esperienze personali e professionali che nasce il suo progetto imprenditoriale: una linea di fragranze d’ambiente di lusso pensata per raccontare storie e creare connessioni emotive negli spazi in cui viviamo.
Com’è partire da Crotone e arrivare fino alla Silicon Valley?
Inconsueto e inaspettato, non conosco nessun altro, ad oggi, che abbia compiuto questo passo. Per quanto mi riguarda è stato un percorso fatto di determinazione, sacrifici e visione. Partire da una realtà come Crotone significa spesso dover immaginare possibilità che non hai intorno, e costruirle passo dopo passo. Allo stesso tempo, le mie radici mi hanno dato una forza enorme: la capacità di adattarmi, di lavorare sodo e di non dare nulla per scontato. Arrivare in contesti come la Silicon Valley o partecipare al Web Summit, la fiera tecnologica più importante al mondo, è il risultato di tante scelte coraggiose e della volontà di uscire dalla propria zona di comfort.
Quando hai capito che volevi creare qualcosa di tuo?
Non è stato un momento preciso, ma una consapevolezza che è cresciuta nel tempo. Lavorando in contesti strutturati ho imparato moltissimo, ma sentivo il bisogno di esprimere una mia visione, qualcosa di più personale e creativo. Ho sempre avuto un animo estroso e una forte sensibilità verso il bello, verso tutto ciò che è in grado di generare emozione. Un punto di svolta importante è stato però un evento molto personale: la malattia di mia madre. Quando le è stato diagnosticato l’Alzheimer, ho iniziato ad approfondire il funzionamento del cervello e a studiare le neuroscienze. È stato in quel momento che ho compreso davvero il potere profondo dell’olfatto: un senso spesso sottovalutato, ma in realtà strettamente legato alla memoria, alle emozioni e all’identità. Da lì, tutto ha iniziato a prendere forma in modo più chiaro. Quando ho capito che le mie passioni potevano trasformarsi in un progetto concreto, ho deciso di provarci davvero.
Quanto ha influito la tua terra nel tuo percorso?
Molto più di quanto si possa immaginare. La Calabria mi ha insegnato il valore delle cose semplici, dell’autenticità e delle emozioni vere, elementi che oggi sono al centro del mio progetto. Allo stesso tempo, crescere in un contesto complesso mi ha spinta a cercare opportunità altrove e a costruirmi un percorso con grande determinazione.
Come sei riuscita ad entrare in un programma di accelerazione nella Silicon Valley?
Per me è stato relativamente semplice: candidatura e selezione. Per certi versi ho battuto ogni aspettativa, anche personale, presentandomi senza una realtà imprenditoriale ancora formalmente costituita. Ma quando hai un progetto davvero innovativo e una visione chiara, è difficile che qualcuno ti dica di no. La vera difficoltà, in realtà, sta tutta prima: nella preparazione, nel dare struttura a un’idea e nel renderla concreta. Ho lavorato molto sulla chiarezza del progetto, sulla visione e sul valore che poteva portare. Credo che ciò che abbia fatto la differenza sia stata la combinazione tra un’idea forte e innovativa, anche per la Silicon Valley, e una storia personale autentica.
Cosa ti senti di dire a chi vuole intraprendere un percorso simile al tuo?
Di non aspettare il momento perfetto, perché non esiste. Partire da contesti difficili può sembrare un limite, ma spesso è una grande forza: ti insegna resilienza, adattabilità e fame di crescita. Il consiglio è di credere nella propria visione, investire su sé stessi e avere il coraggio di fare il primo passo, anche quando tutto sembra incerto.
Qual è il prossimo sogno?
Portare Esprit de Vie a livello internazionale, collaborando con realtà iconiche nel mondo del lusso esperienziale. Ma soprattutto, continuare a sviluppare qualcosa che lasci un segno profondo: non solo un prodotto, ma una presenza invisibile e potente, capace di diventare parte integrante degli ambienti domestici e uno strumento di benessere fisico ed emozionale nel quotidiano. L’obiettivo è trasformare il modo in cui le persone vivono gli spazi, rendendo ogni ambiente un’esperienza sensoriale che accoglie, rigenera ed emoziona.
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