Dal sale al latte vaccino, i miti da sfatare nello svezzamento

Dal sale al latte vaccino, i miti da sfatare nello svezzamento

«Nell’ultimo decennio i tradizionali schemi di inserimento degli alimenti complementari hanno subito notevoli cambiamenti. Si è passati da un approccio estremamente rigido e schematico ad un approccio più ‘libero’, che ha portato fino a modelli che prevedono l’auto-svezzamento del bambino. Tuttavia, non sempre gli schemi proposti si basano su chiare evidenze scientifiche. Tale variabilità nell’approccio all’inserimento degli alimenti complementari ha favorito l’insorgenza di notevole confusione tra i genitori, ed ha alimentato falsi miti».

A sottolinearlo è Elena Scarpato, del Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali presso l’Università Federico II di Napoli, in un articolo pubblicato sul sito della Società italiana di pediatria (Sip) in cui elenca quattro falsi miti su cui fare chiarezza.

Innanzitutto «è falso che lo schema di introduzione degli alimenti deve essere rigido– spiega Scarpato- le evidenze più recenti suggeriscono che i vari alimenti possono essere inseriti in modo successivo, senza particolare attenzione ai tempi di introduzione. Infatti, è stato dimostrato che ritardare l’esposizione a particolari alimenti non influisce sul rischio di sviluppare allergie. Quindi, anche alimenti ritenuti ‘allergizzanti’, come l’uovo ed il pesce, possono essere assunti in qualunque fase del divezzamento, indipendentemente dalla presenza di rischio atopico. Pertanto, è importante promuovere fin dalle prime epoche dello svezzamento una alimentazione varia ed equilibrata, che includa il maggior numero possibile di sapori per stimolare il gusto e la curiosità del bambino».

L’esperta prosegue spiegando come sia falso che gli alimenti senza glutine siano più salutari, anche per i bambini «tuttavia, è fondamentale che una quota di alimenti contenenti glutine sia comunque introdotta a partire dal 4° mese di vita».

Terzo falso mito è che per migliorare la palatabilità degli alimenti si può aggiungere il sale, ma non si possono usare le spezie. “Molti genitori- evidenzia Scarpato- attribuiscono, erroneamente, il rifiuto di specifici alimenti o la difficoltà a far accettare le pappe ad una mancanza di sapidità. Tuttavia, soprattutto per i lattanti, questa non è una reale necessità. Al contrario, è stato ormai ampiamente dimostrato che l’eccessivo consumo di sale può determinare notevoli danni per la salute a causa del suo effetto pro-infiammatorio che può associarsi ad un aumento del rischio di patologie cardio-vascolari. Ciononostante, questo non significa che gli alimenti dei bambini non debbano essere conditi. Infatti, è possibile utilizzare spezie ed aromi per insaporire le pappe, ed è importante stimolare la curiosità dei più piccoli giocando con i colori e le forme degli alimenti».

Infine il latte vaccino. «È falso che possa essere utilizzato anche nel primo anno di vita– spiega l’esperta- il latte materno rappresenta l’alimento ideale per tutti i neonati e lattanti. Quando il latte materno non è disponibile, l’alternativa è rappresentata dalle formule per l’infanzia, soprattutto nel corso del 1° anno di vita. Le Società scientifiche sono concordi nel raccomandare di non utilizzare il latte vaccino nei primi 12 mesi di vita a causa dell’elevato apporto proteico, del ridotto contenuto di ferro e del ridotto apporto di acidi grassi essenziali. Il contenuto proteico del latte vaccino è circa 3 volte superiore rispetto a quello del latte materno. Tale eccessivo apporto proteico nei primi mesi di vita può associarsi a maggiore rischio di sviluppare obesità nelle epoche successive. In aggiunta, il latte vaccino aumenta il rischio di sviluppare carenze marziali, sia per la ridotta biodisponibilità del ferro che per l’aumentato rischio di sanguinamenti gastrointestinali microscopici. Infine, in accordo con i Larn è fondamentale che in tutte le epoche della vita sia garantito un sufficiente apporto di acidi grassi essenziali, come gli omega 3. Questi sono presenti in quantità adeguate nel latte materno e nelle formule per lattanti ma non nel latte vaccino».

«È fondamentale che i bambini acquisiscano fin dai primi anni di vita delle abitudini alimentari corrette, in quanto questo rappresenta il miglior metodo di prevenzione per la comparsa di patologie nelle epoche successive della vita– continua Scarpato- Nel corso del primo anno di vita si ha il passaggio graduale da una alimentazione esclusiva a base di latte, ad una alimentazione che includa un numero sempre maggiore di alimenti solidi.

Questa fase di transizione rappresenta uno dei momenti più critici dello sviluppo del bambino. In accordo con le indicazioni dell’Oms, l’introduzione degli alimenti complementari dovrebbe iniziare quando l’allattamento al seno esclusivo non è più in grado di fornire un apporto di nutrienti adeguato a garantire la crescita e lo sviluppo del bambino. L’epoca di introduzione degli alimenti solidi, spesso definita ‘divezzamento’, non è uguale per tutti ma dipende da numerose variabili quali lo sviluppo neurofisiologico e funzionale del bambino (es. la capacità di stare correttamente seduto), ma anche il contesto socioculturale”. In generale l’esperta sottolinea che “le Società scientifiche suggeriscono di attendere il 6° mese di vita per l’introduzione degli alimenti complementari. In ogni caso, è importante che gli alimenti solidi non siano introdotti prima del 4° mese di vita o dopo il 6° mese».