Dalla produzione alla cassa integrazione: Martedì alla Cittadella per chiedere risposte a Occhiuto
Dalla digitalizzazione delle cartelle cliniche alla cassa integrazione: ex Abramo verso Catanzaro per incontrare il presidente Roberto Occhiuto
Hanno lavorato senza sosta fino al 10 aprile, ogni giorno, impegnati nella digitalizzazione delle cartelle cliniche degli ospedali calabresi. Poi, all’improvviso, la comunicazione: cassa integrazione. È la parabola vissuta dai lavoratori di Konecta, ex Lavoratori Abramo, che oggi si ritrovano con prospettive incerte e contratti sospesi o drasticamente ridotti.
Dal giorno successivo, infatti, la situazione è cambiata radicalmente: alcuni lavoratori resteranno in cassa integrazione fino al 18 maggio, con attività limitata a un solo giorno a settimana, altri invece fino a dicembre. Una decisione che ha acceso la mobilitazione, soprattutto dopo l’incontro in Prefettura, dove l’azienda avrebbe sostenuto l’assenza di una vera e propria vertenza.
Una posizione che ha lasciato sconcertati i dipendenti e le organizzazioni sindacali. Proprio per questo, martedì mattina, i lavoratori saranno davanti alla Cittadella regionale di Catanzaro per chiedere un confronto diretto con il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto.
Questa sera, intanto, vi è stato un nuovo incontro tra il sindacato Confial, con Fabio Tomaino segretario provinciale, e i lavoratori per definire gli ultimi dettagli della mobilitazione.
Dal fronte sindacale arriva una lettura netta della situazione: l’azienda, pur negando la crisi, avrebbe avviato essa stessa le procedure di cassa integrazione straordinaria, beneficiando anche di risorse pubbliche per sostenerla. Una contraddizione che alimenta tensioni e interrogativi sul futuro occupazionale.
«Stiamo parlando di un’azienda che nega una crisi che essa stessa ha dichiarato. È Konecta che ha annunciato lo stato di crisi, è Konecta che ha chiesto l’attivazione della cassa integrazione straordinaria ed è Konecta che sta ricevendo risorse per finanziarla. Questo è solo un modo per evitare il merito della questione», spiega Tomaino.
L’iniziativa di martedì viene presentata come un momento di confronto e non di scontro: «Non è contro qualcuno, ma per qualcosa. Chiederemo al presidente della Regione lo stato dell’arte e le prospettive occupazionali dell’intero progetto. Se esiste una soluzione per i 74 lavoratori, allora esiste anche una prospettiva più ampia per circa 900 dipendenti distribuiti in tre territori calabresi».
Sulla presenza dell’azienda al tavolo, però, il clima è cambiato: «Oggi tra i lavoratori cresce la convinzione che Konecta non sia un interlocutore necessario. Dopo tre anni di progetti bruciati in quindici mesi, è difficile immaginare un rilancio con chi ha gestito finora il servizio».
L’obiettivo resta uno: ottenere risposte concrete dalle istituzioni regionali, a partire da un confronto diretto con il governatore o con l’assessorato al lavoro, per chiarire il futuro di centinaia di lavoratori calabresi rimasti sospesi tra attività ridotta e incertezza occupazionale.
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