Demos Crotone: «Basta cemento senza domanda, serve recupero dell’esistente»

Il movimento chiede «priorità al recupero del patrimonio esistente e stop a nuove edificazioni senza un fabbisogno reale»

A cura di Redazione
06 luglio 2026 19:00
Demos Crotone: «Basta cemento senza domanda, serve recupero dell’esistente» - Foto: Redazione
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Crotone - “Si continua a costruire mentre la città si svuota. Basta cemento senza domanda, serve un piano per le case che già esistono”. È da questa posizione che DEMOS Crotone interviene sul tema della cementificazione e dello sviluppo urbanistico del territorio crotonese. Secondo il movimento, il quadro è chiaro: “la cementificazione continua, anno dopo anno, mentre la popolazione diminuisce e migliaia di abitazioni restano chiuse e inutilizzate”.

I dati richiamati nel comunicato delineano una tendenza strutturale. Nel 2024, in Italia, sono stati registrati quasi 84 km² di nuove superfici artificiali, mentre la popolazione continua a calare. In Calabria oltre il 42% delle abitazioni risulta non occupato in modo permanente, mentre nella provincia di Crotone la quota di case sfitte o non utilizzate come prima abitazione raggiunge il 28%. Un dato che si inserisce in un contesto demografico in contrazione, con oltre 5.000 abitanti persi in cinque anni e più di 8.000 giovani emigrati nell’ultimo decennio.

“Un mercato immobiliare drogato”

Nel documento, DEMOS sottolinea anche le dinamiche legate alla distribuzione della domanda abitativa: “si concentra nelle zone centrali e sul lungomare, dove si moltiplicano le proposte di lottizzazione”, mentre le periferie perdono attrattività per carenze di servizi e collegamenti. “Il risultato è un mercato immobiliare drogato: non cresce perché aumenta la popolazione o il bisogno reale di nuove case, ma perché la domanda si sposta su poche aree più vivibili, lasciando vuoti altri quartieri”.

“Invertire il modello di sviluppo”

Per DEMOS il modello attuale va cambiato: “si continua a costruire non perché esista una domanda reale, ma perché la rendita immobiliare resta più conveniente, nel breve periodo, del recupero del patrimonio esistente”. Il movimento evidenzia anche le conseguenze economiche e sociali di questo approccio: nuovo consumo di suolo, costi pubblici per le urbanizzazioni e progressivo abbandono del patrimonio già costruito.

“Un territorio fragile non può permetterselo”

Un ulteriore punto riguarda il rischio idrogeologico: “ogni nuova impermeabilizzazione del suolo, in un territorio già fragile, significa meno capacità di assorbimento dell’acqua e più rischio per chi vive nelle aree esposte”. Per questo DEMOS chiede un cambio di rotta basato su tre direttrici: una fiscalità che penalizzi gli immobili vuoti, una priorità urbanistica per il recupero dell’esistente e una moratoria sulle nuove edificazioni in aree a rischio, accompagnata da una mappatura trasparente del territorio.

“Non si tratta di fermare lo sviluppo della città, ma di restituirgli una direzione”, si legge ancora nel documento. “Una città che si spopola non ha bisogno di nuovo cemento: ha bisogno di politiche abitative che rimettano in circolo ciò che già esiste”. DEMOS conclude annunciando che continuerà a seguire il tema nelle sedi istituzionali, a partire dal confronto sugli strumenti urbanistici in discussione con l’amministrazione comunale.

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