Dieci anni di storia della “Kroton Community”, Lidia Bauckneht: «Crotone è una città solidale»

Dieci anni di storia della “Kroton Community”, Lidia Bauckneht: «Crotone è una città solidale»


La Kroton Community compie dieci anni di attività. Una lunga avventura che ha visto in questi anni la cooperativa crescere, modificare i propri servizi e le proprie attività, ma con una costante: fare servizio a chi ne ha bisogno.

E ci facciamo raccontare questa splendida storia da una delle protagoniste: Lidia Bauckneht, presidente della Cooperativa. «È una storia che comincia da quando eravamo ragazzine e non avevamo la minima idea di cosa significasse fare cooperazione. Ci siamo ritrovate alla fine del percorso universitario, cinque amiche che frequentavano la parrocchia di Santa Rita, e che si sono trovate a dover scegliere se investire in quello che avevamo appreso in 5 anni di formazione accademica. Abbiamo deciso così di entrare in questa cooperativa, che già esisteva e che, guidata da Franco Russo, si occupava di catering. E noi siamo subentrati al Consiglio d’Amministrazione, iniziando con un’attività che pensavo potesse avere successo che era “la bottega del commercio equo e solidale” e poi abbiamo cominciato a definire meglio quello che poteva essere il nostro ruolo in città. Oggi ci troviamo ad avere la gestione dei progetti “Sprar”, a collaborare con Libera, e grazie alla collaborazione con tutte le realtà del Terzo Settore, pian piano, abbiamo definito quella che è oggi la nostra identità».

Le esperienze più significative di questi anni sono sicuramente l’Emporio solidale e il Camper della Solidarietà. Come si sono evoluti nel corso di questi anni?

L’Emporio è nato nel 2014. Il nostro primo progetto è stato il “Camper della solidarietà”, un servizio che abbiamo colto da un reale bisogno che nasceva dalla presenza di migranti nella nostra città. I numeri di allora erano molto diversi da oggi. Parliamo di centinaia di persone che vivevano per strada, al porto dentro le barche, alla stazione. Il primo “camper” in realtà era una macchina, poi ci siamo resi conto che la macchina non era funzionale, e grazie all’aiuto della parrocchia di Santa Rita e della Caritas diocesana è stato acquistato il primo camper.

Com’è avvenuto il passaggio dalla macchina al Camper?

Eravamo a casa mia una sera, tutta la combriccola e qui è nata l’idea del camper. In realtà, Giusy, mia cognata, quella sera durante il servizio si era chiusa un dito della mano nello sportello della macchina. E diciamo che quello è stato il segnale, forse un po’ doloroso per lei, che non potevamo continuare a fare la distribuzione degli alimenti con quel mezzo.

Da un dito schiacciato a due camper… La strada è lunga…

Una strada realizzata grazie al grande sostegno della BPER e il supporto della Caritas.

E poi l’Emporio…

Nel 2014, grazie all’iniziativa del Prefetto Tirone, è nato l’Emporio Solidale. Anche qui abbiamo colto un bisogno che ci ha spinti a creare questo servizio. Avevamo notato come al Camper oltre agli stranieri si avvicinavano sempre più italiani. Un numero che era quotidianamente in aumento. E così è nato l’Emporio Solidale che è sì gestito dalla Kroton Community, ma che vive grazie al supporto di tutte le realtà del terzo settore. Sono le altre associazioni a segnalarci le famiglie che noi accogliamo e sosteniamo, non solo con l’emporio ma facendo anche da segretariato sociale. Questo è il vero cambiamento della natura dell’Emporio Solidale che è passato da centro di distribuzione a punto di supporto per le famiglie disagiate.

Emporio e Camper quindi svolgono il ruolo di “sentinelle sociali”?

Esatto. Sono due servizi che si svolgono in mezzo alla gente e quindi ci consentono di percepire i reali bisogni delle persone.

Immaginiamo che, soprattutto dopo il lockdown le cose siano notevolmente cambiate.

Durante l’emergenza Covid abbiamo seguito le famiglie che avevamo già precedentemente in carico. La situazione si è poi aggravata e ci sono state segnalate, sia dal Comune che dalle parrocchie, nuove situazioni a cui abbiamo dovuto dare supporto. Io non so se queste “nuove” famiglie hanno avuto un peggioramento della propria situazione a causa del Coronavirus, ma posso dirti che le famiglie che seguiamo da tempo hanno avuto ripercussioni, perché sono venute a galla situazioni che erano già in essere nel nostro territorio. Precariato, lavoro nero, difficoltà di inserimento nel mondo lavorativo sono state destabilizzate ancora di più dalla chiusura totale. Il Coronavirus non ha fatto altro che amplificare una situazione che già prima era evidente.

Pensando a questi anni, quali sono i ricordi più piacevoli, quelli che ti fanno sorridere?

Ma sicuramente sorrido quando penso che tutte le nostre iniziative sono nate da liti furibonde, che per questa intervista possiamo definire “confronti costruttivi”. Noi prima litighiamo e alla fine decido io… Scherzo…

La forza della Kroton Community è, quindi, quella di essere e sentirsi comunità?

Sì. Piano piano ci siamo riconosciute in questa identità e ci siamo rese conto di essere brave nella gestione dei servizi. Abbiamo appreso tanto dalle altre organizzazioni. Noi dobbiamo molto all’Agorà, alla Prociv e alla Cooperativa Baobab. In questi anni, mi rendo conto, che siamo cresciuti come donne ma anche come cooperanti. Quando abbiamo iniziato sapevamo cos’era una cooperativa perché l’avevamo studiata sui libri, poi ci siamo trovati a gestire una cosa totalmente nuova e pian piano, con il supporto di tanti, siamo cresciuti. Noi dobbiamo dire grazie a tante persone e ringraziare anche la nostra caparbietà, che ci ha fatto andare avanti nonostante le difficoltà incontrate per strada. Fare la cooperante è una scelta di vita, non è un lavoro che può fare chiunque. Un’identità che si definisce sempre di più.

Stai già immaginando come può crescere la cooperativa?

Un settore in cui vogliamo investire le nostre competenze è “l’aria penale esterna”, cioè dedicarci a ragazzi o adulti che sono ammessi a misure alternative alla detenzione. È un settore che necessita di sostegno e di intervento. E poi vogliamo che l’Emporio possa crescere perché ci siamo resi conto che è un servizio che, ogni giorno di più, sta diventando fondamentale. Abbiamo iniziato un percorso per fare rete tra i diversi empori della Calabria.

Concludiamo con questa città che vi sta sempre vicino.

Crotone è una città solidale. Sia il Camper che l’Emporio ne sono la testimonianza, ed un esempio sono i commercianti che prima ci donavano ciò che rimaneva a fine sera, oggi invece preparano il prodotto proprio per il Camper.

G.T.