Digitalizzazione in Calabria, Tomaino: «74 precari fuori e 650 lavoratori nell’incertezza»
Il segretario confederale regionale di CONF.I.A.L. Calabria chiede trasparenza sugli accordi sottoscritti, sul piano di risanamento e sul futuro dei lavoratori: «Chi doveva vigilare deve spiegare cosa ha fatto»
«74 precari già fuori, 650 lavoratori nell’incertezza». È da questi numeri che Fabio Tomaino, segretario confederale regionale di CONF.I.A.L. Calabria, parte per riaccendere i riflettori sulla vertenza legata alla digitalizzazione in Calabria e sul futuro occupazionale dei lavoratori coinvolti.
Secondo Tomaino, la vicenda non riguarda soltanto il destino di un progetto industriale, ma chiama in causa anche «la qualità della rappresentanza sindacale e la capacità delle istituzioni di difendere il lavoro e il territorio».
Nel mirino finiscono in particolare gli accordi sottoscritti e il successivo percorso di monitoraggio. «C’è un paradosso che non possiamo ignorare, sostiene Tomaino : oggi chi prospetta la mobilitazione è tra gli stessi soggetti che hanno sottoscritto gli accordi sui quali avrebbe dovuto costruirsi la stabilità occupazionale. Ma contro chi si protesta, anche contro le proprie scelte?».
Il dirigente di CONF.I.A.L. precisa di non essere contrario alla mobilitazione dei lavoratori, che definisce «legittima» e potenzialmente necessaria in assenza di risposte. «Lo dice chi, insieme ai lavoratori, ha consumato la suola delle proprie scarpe sull’asfalto delle piazze, nelle tante battaglie per il lavoro, i diritti e la dignità», afferma.
Per Tomaino, però, la piazza dovrebbe servire soprattutto «a conquistare nuovi diritti» e non a difendere continuamente quelli che, secondo la sua ricostruzione, «avrebbero già dovuto essere garantiti».
Al centro della presa di posizione c’è il verbale ministeriale del 9 aprile 2026. Tomaino richiama il piano di risanamento aziendale allegato all’accordo, nel quale erano previste nuove iniziative nazionali, ulteriori attività di digitalizzazione e nuovi servizi, oltre a verifiche periodiche e al ricorso alla cassa integrazione fino al 31 dicembre, con un onere stimato in 4,3 milioni di euro.
«Oggi si chiede nuovamente la convocazione del tavolo ministeriale e si prospettano altri sei mesi di ammortizzatori sociali – sottolinea Tomaino –. Ma prima di chiedere altro tempo, qualcuno dovrebbe spiegare come sia stato utilizzato quello già trascorso».
Da qui una serie di domande rivolte ai soggetti coinvolti nel percorso: «Dov’è il piano di risanamento, mai reso pubblico ai lavoratori? Quali impegni sono stati rispettati? Quali verifiche sono state effettuate e quali risultati hanno prodotto?».
Il segretario regionale di CONF.I.A.L. Calabria chiede inoltre che, qualora il monitoraggio previsto dall’accordo sia stato effettuato, «se ne rendano pubblici gli esiti». In caso contrario, domanda che venga chiarito «perché non sia stato attivato e quali iniziative siano state assunte per sollecitarlo».
Tomaino rivendica quindi il ruolo svolto dalla propria organizzazione, che, a suo dire, avrebbe denunciato nel tempo «disfunzioni organizzative, inefficienze e criticità» che non possono essere attribuite ai lavoratori. Una posizione che, sostiene, sarebbe stata invece ridimensionata da altre componenti sindacali.
Particolarmente duro il passaggio dedicato alle modalità di confronto. Tomaino parla di «tante fotografie di incontri e riunioni tra i soliti noti» e lamenta la mancanza di analoghe iniziative pubbliche al fianco dei lavoratori. Un riferimento che accompagna con una critica alle «rappresentazioni che ricordano più pause caffè e foto da prima comunione che momenti di autentica mobilitazione».
Nel suo intervento, il segretario regionale torna anche sulla gestione di Konecta, esprimendo un giudizio fortemente critico rispetto alle problematiche denunciate da CONF.I.A.L.. Secondo Tomaino, sarebbe «difficile immaginare di affidarle il rilancio di un progetto così importante» alla luce delle criticità che, sostiene, sarebbero emerse anche nella gestione ordinaria.
Un capitolo specifico riguarda i 74 lavoratori precari rimasti senza contratto. «Dopo anni di precarietà, queste persone non possono diventare invisibili», afferma Tomaino, chiedendo che qualsiasi soluzione futura comprenda anche «il recupero della loro prospettiva occupazionale».
Alla Regione Calabria, il segretario di CONF.I.A.L. chiede conto dei risultati prodotti dal percorso di confronto e monitoraggio, ricordando il ruolo dell'ente e le risorse pubbliche destinate al progetto.
«Un investimento pubblico che avrebbe dovuto fare della Calabria un riferimento nei processi di digitalizzazione - sostiene - non può esaurirsi nella gestione degli ammortizzatori sociali: deve generare nuove attività, occupazione stabile e sviluppo territoriale».
La richiesta è quella di superare i tavoli separati e arrivare a un unico confronto istituzionale «aperto a tutte le rappresentanze e a una delegazione dei lavoratori». L’obiettivo, secondo Tomaino, dovrebbe essere rendere pubblico il piano di risanamento, verificare gli impegni assunti e definire «tempi, responsabilità e risultati misurabili».
La proposta di CONF.I.A.L. Calabria resta quella di trasformare l’esperienza maturata in un hub nazionale della digitalizzazione in Calabria, valorizzando le professionalità esistenti, ampliando le attività e recuperando anche i lavoratori rimasti esclusi.
Tomaino precisa inoltre di non essere contrario a eventuali ulteriori ammortizzatori sociali, «se necessari a proteggere il reddito delle famiglie», ma pone una condizione: «Altri sei mesi non possono significare altri sei mesi di immobilismo».
La conclusione è un appello alla responsabilità dei diversi soggetti coinvolti nella vertenza. «Chi ha firmato deve spiegare. Chi doveva vigilare deve rendere conto. Chi ha gestito deve mostrare i risultati», afferma.
E sul possibile ritorno alla mobilitazione aggiunge: «Se non arriveranno risposte concrete, la mobilitazione sarà ancora una volta necessaria. Ma non possiamo accettare che siano sempre i lavoratori, con le loro famiglie, a pagare il prezzo dei ritardi e delle scelte altrui».
«Non si può contribuire, con le proprie scelte, i propri silenzi e le proprie omissioni, a creare le condizioni di una crisi e poi pretendere di guidare la protesta contro le sue conseguenze - conclude Tomaino -. La piazza appartiene ai lavoratori, non a chi rischia di trasformarla nel palcoscenico sul quale nascondere le proprie responsabilità. Perché un territorio si difende con il coraggio delle scelte, non con la convenienza delle proteste».
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