Diplomazia e Intelligence all’Università della Calabria

0
Rlm – Banner News

Riceviamo e pubblichiamo –

Michele Valensise, segretario generale della Farnesina dal 2012 al 2016, ha tenuto una lezione al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri. L’ambasciatore ha approfondito il tema “diplomazia e intelligence”, sottolineando la complementarietà tra le due sfere: “non ci può essere una buona diplomazia senza una buona intelligence e viceversa, poiché il fine comune è tutelare la sicurezza e l’interesse nazionale”. Insieme assomigliano a un iceberg, la diplomazia è la parte che emerge, l’intelligence quella sott’acqua. 

Tra le due sfere può esserci anche dialettica. Nel 2003 la guerra in Iraq è stata dichiarata sulla base di informazioni di intelligence false, nel 2011 in Libia pur in presenza di indicazioni accurate dell’intelligence non sono state calcolate le conseguenze dell’intervento, mentre nel 2013 in Siria in qualche modo sembra essersi fatto tesoro delle esperienze precedenti. Vi sono alcune analogie tra intelligence e diplomazia, entrambi i settori producono informazioni, dati e valutazioni da trasmettere al decisore politico. Pertanto è essenziale essere fedeli nella rappresentazione della realtà e operare sulla base di un rapporto di fiducia e preservare una certa autonomia di giudizio. Intelligence e diplomazia sono così due facce della stessa medaglia, anche se con formazione, regole e stili diversi. Attualmente – ha argomentato Valensise – c’è una collaborazione strutturata tra intelligence e diplomazia, ma non è stato sempre così. 

L’ambasciatore ha ricordato le vicende del Medio Oriente negli anni Settanta e il rapporto diversificato che il nostro governo da un lato e i nostri servizi dall’altro avevano con l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, all’epoca insediata a Beirut. Il sistema Paese, ha spiegato, deve mirare alla realizzazione dell’interesse nazionale, non sempre agevolmente o univocamente definibile in astratto e collegabile in ambiti più ampi come quelli europeo e internazionale. Scenari rilevanti, avendo a mente le caratteristiche dell’Italia, quali ad esempio quella di essere il secondo paese manifatturiero d’Europa e un’importante piattaforma per investimenti esteri.

Diplomazia e intelligence operano oggi in una realtà internazionale profondamente mutata rispetto ai decenni scorsi, allorché esistevano due blocchi contrapposti e un variegato “terzo mondo”. Oggi i blocchi sono allentati o disgregati e Paesi come Cina, India, Brasile, Corea, Indonesia e Nigeria, solo per citarne alcuni, hanno assunto, a diversi livelli, un ruolo importante e crescente. Nell’odierno mondo multipolare, il peso demografico, economico e politico dell’Europa si è ridotto. Ma essa ha comunque il  7 per cento della popolazione mondiale, il 25 per cento del pil mondiale e il 50 per cento del welfare offerto sull’intero pianeta. Il che conferma il peso e la potenzialità della sua azione nel mondo.

Ora ci confrontiamo con la Russia, con cui nonostante i comportamenti del tutto censurabili in Ucraina e in Crimea occorre cercare un adeguato filo di comunicazione, e con la Cina, che opera attraverso una sua originale miscela di autoritarismo politico e libertà economica, ormai determinante negli  equilibri planetari con il suo miliardo e quattrocento milioni di abitanti e proiettata verso mete ambiziose come la via della seta. La Cina è un’innegabile opportunità, ha osservato Valensise, ma occorre prestare attenzione a controindicazioni strategiche, sicurezza e reciprocità. È allora naturale far riferimento ai nostri vincoli con l’Occidente e con l’Unione europea. 

Rispondendo alle domande degli studenti, l’ambasciatore ha detto che con la Cina dovrebbe essere esplorata la possibilità di intese europee anziché solo nazionali, poiché le prime potrebbero aumentare il nostro potere contrattuale. Il Memorandum di intenti sottoscritto dall’Italia è un contenitore da riempire con cautela ed equilibrio da parte nostra. Sul tema del Mediterraneo, “stiamo facendo poco rispetto alle nostre potenzialità“ ed è auspicabile che l’Italia riesca a fungere da traino per programmi e investimenti europei a favore della stabilizzazione e dello sviluppo di quell‘area, per noi nevralgica. L‘Europa, insomma, se attivata correttamente e con coerenza, può essere una straordinaria risorsa, invece che un comodo e pretestuoso capro espiatorio dinanzi a criticità non sempre attribuibili alla stessa Europa.