Dodici anni senza Dodò Gabriele: “Adesso è tempo di agire, cambiando le coscienze”

Dodici anni senza Dodò Gabriele: “Adesso è tempo di agire, cambiando le coscienze”

 Crotone – “Volgi i tuoi occhi e guarda lontano che il tuo cuore palpiti di allegria”. Così il canto di ingresso ha accompagnato questa mattina, 20 settembre, la celebrazione eucaristica che si è tenuta presso la Chiesa del Santissimo Salvatore a Crotone, nel rione Fondo Gesù. Proprio lì, vicino l’istituto “Rosario Bevilacqua”, del plesso scolastico frequentato a Cantorato dal piccolo Dodò Gabriele, scomparso dodici anni or sono.

E ha preso parte alla commemorazione del piccolo anche l’allora dirigente scolastico Franco Rizzuti, la cui classe rimase orfana di Dodò. Così come il cuore dei genitori Francesca e Giovanni ricolmi di sconforto e del vuoto lasciato dopo che quei colpi esplosero, giungendo verso il loro unico figlio. Era il 20 settembre del 2009 quando il nome di Dodò si aggiunse al lungo elenco delle vittime innocenti di ndrangheta.

Ora gli occhi dei genitori sono rivolti proprio verso gli studenti, ai quali portano il loro messaggio di legalità entrando anche nelle scuole.”Siamo qui ancora oggi a ricordarlo perchè la memoria non deve morire mai – ha detto mamma Francescaandiamo nelle scuole di tutta Italia per un percorso di legalità per far capire che il male non porta da nessuna parte. Quello che ha subito Dodò è una cosa assurda, e bisogna fare in modo che queste cose non succedano più, facendo la nostra parte, solo con le leggi possiamo vivere in una società civile. E anche se la ‘ndrangheta è collusa con la vita pubblica, nelle amministrazioni, questo non vuol dire che lo stato non c’è. Bisogna credere nelle forze dell’ordine, facendo la nostra parte dobbiamo essere vicine allo stato”.

Mamma Francesca ha concluso che abbiamo bisogno di parole, e non di fatti.  “Abbiamo potuto fare un passo in avanti ma c’è tanto da fare ancora“, ha aggiunto papà Gabriele, a cui hanno fatto seguito le parole del parroco don Girolamo Ronzoni, che ha incentrato la sua omelia sulla trasformazione della nostra cultura e della nostra coscienza:  “La vita umana non ha prezzo che possa soddisfare la perdita di un uomo. La coscienza può cambiare solo se ci rimbocchiamo le maniche e compiamo gesti in favore del bene comune. Agire con coraggio non significa essere solidale con i genitori di chi ha perso la vita, in modo da sentirci fuori dalle situazioni, significa cominciare ad agire come se fossimo un unico corpo  per il tessuto sociale, tessuto sociale che cambia solo se se mutiamo le coscienze delle persone che sono intorno a noi”.

Alla mesta cerimonia hanno preso parte anche la famiglia di un’altra vittima di ‘ndrangheta, Celestino Fava, Rocco Mangiardi, il terzo settore, Libera Nomi e Numeri contro le mafie, e l’assessore alle politiche sociali Filly Pollinzi.

Danilo Ruberto