Don Francescantonio Spadola saluta Cotronei: «Non vi lascio, vi porto con me»
Il commiato del sacerdote alla comunità di San Nicola: il ricordo degli anni di ministero, le opere realizzate, l'oratorio e un legame che continuerà oltre la partenza
«Non vi lascio, vi porto con me». È racchiuso in queste parole il senso del commiato di don Francescantonio Spadola alla comunità di Cotronei. Un saluto intenso, affidato a una lunga lettera nella quale il sacerdote ripercorre il cammino condiviso con i fedeli, le esperienze vissute, le opere realizzate e i rapporti umani costruiti nel corso del suo ministero.
Un messaggio che assume il tono di una preghiera e di una testimonianza personale, nel quale la gratitudine si intreccia con la commozione. Don Spadola si rivolge alla comunità ricordando i primi passi del suo servizio pastorale e il desiderio che lo aveva accompagnato fin dall'inizio: «Dare un volto e un'identità a questa comunità». Non soltanto una struttura da amministrare, ma un popolo da far crescere attraverso la fede, la carità e il senso di appartenenza.
Nel suo ricordo c'è anche il sostegno ricevuto da monsignor Graziani, che ha guardato con stima al percorso intrapreso e lo ha accompagnato con fiducia. Un cammino che, come racconta il sacerdote, ha richiesto determinazione, progettualità pastorale e la collaborazione di persone capaci di condividere la stessa visione.
Don Spadola non nasconde di essere stato talvolta esigente con i suoi collaboratori e con la comunità, ma spiega che ogni scelta è stata guidata dall'amore per Dio e per le persone. «Se ho ferito qualcuno, chiedo perdono dal profondo del cuore», scrive, rivolgendosi anche a quanti potrebbero non aver compreso la passione con cui ha portato avanti il proprio incarico.
Tra i ricordi più significativi ci sono gli interventi che hanno restituito bellezza e accoglienza alla chiesa. Un risultato che il sacerdote non considera un'opera personale, ma il frutto della generosità e della partecipazione di tanti fedeli. «Non è stata la mia opera. È stata la nostra», sottolinea.
Un capitolo particolarmente importante del suo messaggio è dedicato ai bambini e ai ragazzi, considerati la primavera e il futuro della comunità. Per loro ha voluto una proposta catechistica capace di andare oltre le tradizionali lezioni, attraverso laboratori nei quali la fede potesse essere vissuta concretamente.
Da qui anche la determinazione nel realizzare quello che definisce «il più bello degli oratori della diocesi». Un luogo pensato per offrire ai più piccoli uno spazio di crescita, incontro e condivisione, nel quale sentirsi accolti e accompagnati. «Ogni muro, ogni gioco, ogni angolo è un “ti voglio bene” scritto nella pietra», scrive don Spadola, spiegando il significato più profondo di un'opera che considera un investimento sul futuro.
Nel suo saluto trovano spazio anche le famiglie, le associazioni e le istituzioni, ringraziate per il contributo offerto alla vita della comunità. Un pensiero particolare è rivolto agli ammalati, ai quali ha voluto garantire la vicinanza della Chiesa attraverso visite, ascolto, preghiera e presenza. Ringraziamenti anche alle Francescane, per la vicinanza e la premura dimostrate nei momenti più difficili, e alle famiglie che lo hanno accolto nelle proprie case, trasformando gesti semplici in occasioni di condivisione.
Il riferimento religioso accompagna l'intero commiato. La Madonna del Carmine, la Madonna di Capocolonna, San Francesco d'Assisi, San Francesco di Paola, Santa Lucia e San Nicola vengono invocati nella preghiera iniziale. Proprio attorno a San Nicola, ricorda il sacerdote, è nata una casa che dovrà continuare a essere aperta a tutti, soprattutto a chi ha più bisogno.
Il passaggio più emozionante arriva nelle parole finali, quando don Spadola chiarisce che la distanza non cancellerà quanto costruito insieme. Lo fa attraverso una poesia dedicata a Cotronei, nella quale ogni volto diventa una finestra accesa nella grande casa del suo cuore e il legame con la comunità viene descritto come una luce che il tempo non potrà spegnere.
«Non dico addio. Dico: grazie. Dico: restate. Dico: vi amo», scrive, immaginando che una parte di sé rimarrà sempre nella chiesa, «seduta nell'ultima panca, a pregare con voi».
E conclude con una frase che sintetizza tutto il significato del suo saluto: «Non vi lascio, vi porto con me».
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