Don Massimiliano Assisi: «Accolto dalla comunità di Papanice, una realtà amorevole e affettuosa»

Don Massimiliano Assisi: «Accolto dalla comunità di Papanice, una realtà amorevole e affettuosa»

La comunità di Papanice è una realtà viva, pulsante, che non aspetta. Una realtà che anticipa, accoglie e sa fare comunità vivendo il proprio territorio e stringendosi intorno alla propria parrocchia, Santi Pietro e Paolo, con unione e sentimento. Questa storia ci è stata raccontata dal parroco Don Massimiliano Assisi, lì dal 3 novembre con la nomina di monsignor Panzetta. Il sacerdote si è sentito subito accolto e amato: «La comunità di Papanice è amorevole, attiva – ci dice – questo l’ho sperimentato sopratutto nel periodo in cui sono stato ricoverato in ospedale per via del Covid. Una realtà che riesce a fare comunione insieme». Una comunità ancora da conoscere nella sua pienezza, per via delle restrizioni dettate dalla pandemia: «Non sta mancando però il loro affetto e vicinanza, anche da parte mia, volgendo le mie attenzioni».

Il pensiero di Don Massimiliano è rivolto ai ragazzi, la comunità del domani: «Abbiamo fatto incontri on line con i giovani – continua – così come le attività del catechismo. Adesso dobbiamo riorganizzare il tutto, visto che sono stati dati dei permessi per gli incontri dal vivo, sfruttando gli ampi spazi». Il nuovo sacerdote della chiesa di Papanice raccoglie delle forti eredità; ad esempio Monsignor Pio Arena, Don Angelo Elia e, in ultimo, Don Pasquale Aceto: «Sono stati fatti tantissimi passi in avanti dalla comunità di Papanice, come la Misericordia, che fa tanto per i poveri e gli ammalati». C’è una realtà pulsante, giovane e stimolante che è il Progetto formazione giovani “Molavim:” «Li ho incontrati, ma soltanto con tre di loro; poi faremo con tutti un incontro, anche se in molti sono partiti per intraprendere gli studi universitari. Coloro che sono qui si adoperano per la parrocchia, per la comunità. La formazione dei giovani mi interessa molto, c’è molto da fare, attraverso gli incontri, la catechesi, anche se mi sento sicuro su questo, Don Pasquale Aceto ha fatto un buon lavoro di catechesi con i giovani».

Durante la settimana c’è da visitare gli ammalati, portare loro un parola di conforto e fare visita agli anziani. Poi, ci dice sorridendo, a Papanice la domenica è un giorno di festa: «La gente sente particolarmente questo appuntamento eucaristico, e da poco celebro alle 11,00 la messa per i giovani. Alcuni sono lontani da questo evento, ma la santa messa è abbastanza partecipata». Non è mancato, durante il lungo lockdown, l’attenzione alle nuove povertà, attraverso la Caritas, la distribuzione degli alimenti, il supporto del movimento Vivere In e poi la Misericordia. «Sto scoprendo questa realtà attraverso le persone con i loro racconti, la gente ama incontrare il paese attraverso il racconto».

E proprio della gente di Papanice che ci parla maggiormente con commozione, esprimendo il desiderio anche, a piccoli passi, di poter incontrare in ampi spazi gli studenti delle scuole elementari e medie. Poi ha ricordato la sua degenza ospedaliera: «In quel periodo la gente di Papanice ha organizzato il programma della parrocchia in comunione con Don Paquale Aceto e Don Francesco Cardace, da poco sacerdote. Loro, che attualmente sono parroci a Strongoli, hanno preso a cuore Papanice e mi hanno aiutato molto, celebrando qui quando sono mancato. La gente di Papanice non è spettatrice, ecco, durante la degenza hanno organizzato tutto: dai programmi della festività natalizia al presepe.

Al mio ritorno ho trovato una chiesa ordinata, pulita, in preghiera e da lì ho capito l’amore che hanno per i parroci. Mi sono sentito accolto. Anzi, appena saputo della nomina si sono recati a Santa Rita, dove celebravo: sono venuti per conoscermi». Prima di salutarci, ha ricordato la presenza storica delle suore francescane a Papanice che per tanti anni hanno servito la comunità, lasciando delle tracce di amore e di servizio: «Speriamo di avere una piccola comunità qui nella nostra realtà. Spero di potermi sentire telefonicamente con la Madre Superiora, e poter avviare un progetto di amore e di carità per Papanice perchè lo stabile che è annesso alla parrocchia della Pietà appartiene alle Suore. Appartiene loro da tanto tempo. Speriamo di avere una via di collaborazione».

Danilo Ruberto