È affidato agli studenti il Primo Premio Lea Garofalo

È affidato agli studenti il Primo Premio Lea Garofalo

Educare alla cultura della legalità e seminare degli esempi: tre giorni per il Primo Premio Lea Garofalo che si svolgerà da domani 22 novembre fino al 24, giorno in cui si ricorda l’omicidio della “fimmina” che disse no alla ‘ndrangheta. L’Associazione Antimafie e Antiusura Dioghenes APS vuole tenere viva la memoria   di Lea Garofalo,  la petilina  bruciata dalla mafia calabrese a Milano il 24 novembre del 2009, e lo vuole fare mediante l’impegno nelle scuole italiane   con l’individuazione di personalità (“Testimoni” del nostro tempo) che si sono distinte tramite la loro professione e il loro impegno, dando un serio contributo alla lotta alle mafie e al contrasto della mentalità mafiosa.

Teatro del Primo Premio nazionale che porta il nome di Lea Garofalo la città di Crotone e Petilia Policastro che, tramite una raccolta firme, vuole intitolare una via alla propria concittadina nella frazione Pagliarelle. Questa mattina presso la Sala Paolo Borsellino della Provincia di Crotone nel corso di un’apposita conferenza stampa sono stati illustrati gli obiettivi e le modalità di svolgimento del premio che si svilupperà in tre giornate, da domani a giovedì.

Presidente della Giuria nel premio dal 22 al 24 novembre Marisa Garofalo, sorella di Lea, e coloro che  giudicheranno i lavori migliori sono Paolo De Chiara presidente Dioghenes Aps, Ass. Antimafie e Antiusura e responsabile organizzativo del Premio,  Simone Saporito  aindaco di Petilia Policastro  e Sergio Ferrari presidente della Provincia di Crotone. Il programma prevede, inoltre, la presentazione mercoledì alle 19.30 al ristorante Le Giare di Roccabernarda, del libro Una fimmina calabrese di Paolo De Chiara edito da Bonfirraro, con la partecipazione del sindaco di Roccabernarda Luigi Foresta e del primo cittadino di Petilia Policastro.  «Lea Garofalo è una donna che ha dato la propria vita dicendo no all’oppressione e al malaffare per un’ideale di giustizia e di vita, la stessa che le è stata tolta –   ha dichiarato il sindaco di Petilia Policastro Simone Saporito  –  la sua storia deve essere un monito per i giovani per prendere in mano la propria vita e farne un capolavoro». 

La manifestazione si concluderà giovedì 24 novembre alle ore 9.00 con l’assegnazione dei premi agli studenti vincitori del Concorso presso la Biblioteca Comunale di Petilia Policastro. I premi speciali sono realizzati dal maestro orafo Michele Affidato mentre la parte musicale è affidata agli studenti dell’Istituto Marconi di Petilia e di Pagliarelle, e dell’Istituto Alighieri di Foresta.  «Siamo un paese senza memoria, ecco il motivo per il quale è giusto  ricordare i testimoni di giustizia – ha introdotto così il premio il giornalista Paolo De Chiara, autore del libro dedicato alla fimmina uccisa dalla ndrangheta   – Lea Garofalo è una testimone di giustizia, ed è importante denunciare la mafia, ma dall’altra parte dobbiamo avere uno Stato che deve supportare fino alla fine queste persone e Lea Garofalo in vita non è stata supportata da nessuno. Dobbiamo fare tutti attenzione e tutelare queste persone, perchè la commemorazione post mortem serve a poco».

Sarà premiato anche il maresciallo Francesco Coco, già sindaco di Roccabernarda che nei mesi scorsi è stato ricoverato a seguito di una violenza fisica perpetrata nel suo paese di origine. Una lunga degenza e ora la ripresa delle attività: «Erano venuti lì per uccidermi, ma continuerò le mie attività di lotta alla criminalità organizzata – ci ha detto Cocoi miei concittadini, le autorità, i Carabinieri, la DDA di Catanzaro, mi hanno dimostrato veramente qualcosa di importante. Lea Garofalo ha dimostrato di essere una grande donna, e tutte le donne devono concorrere al bene pubblico, poichè più capaci degli uomini».

«L’intento è sensibilizzare i giovani a non commettere errori – ha concluso il consigliere provinciale Fernando Militerno e  presidente del Consiglio Comunale di Petilia Policastro –  Lea è stata una donna coraggiosa che ha voluto ribellarsi a ciò che ha vissuto, e la sua ribellione è stata pagata con la vita. Il coraggio è da attribuirsi anche alla figlia Denise, che oggi vive».

Da sinistra: Paolo De Chiara, Fernando Milierno, Simone Saporito, Amedeo Gigante