Ferro: «Denunciare è difficile, ma lo Stato deve accogliere le vittime»

Il sottosegretario all’Interno a Crotone: «La stanza protetta dimostra che le donne non sono sole e che la rete istituzionale funziona»

A cura di Redazione
17 marzo 2026 07:00
Ferro: «Denunciare è difficile, ma lo Stato deve accogliere le vittime» -
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All’inaugurazione della “Stanza tutta per sé” a Crotone è intervenuta anche il sottosegretario al Ministero dell’Interno Wanda Ferro, che ha sottolineato il valore dell’iniziativa in un territorio dove i dati sulla violenza di genere restano preoccupanti ma dove cresce anche la consapevolezza e la capacità di fare rete tra istituzioni e società civile.

Per il rappresentante del governo si tratta di un passo importante dentro una strategia nazionale di contrasto alla violenza contro le donne. «È una giornata importante anche rispetto ai dati allarmanti sul territorio crotonese. Oggi inauguriamo questa “stanza tutta per sé” in linea con quel gioco di squadra a livello nazionale con la Direzione anticrimine e con il Soroptimist, che ancora una volta ci accompagnano in questo percorso».

Ferro ha voluto ringraziare in particolare gli uomini e le donne della Polizia di Stato, impegnati ogni giorno su un fronte delicato e complesso. «Un grazie particolare al questore e agli uomini e alle donne in divisa che affrontano con grande professionalità un tema di tale delicatezza».

Un riconoscimento anche al mondo dell’associazionismo e in particolare al Soroptimist Club di Crotone, che ha contribuito alla realizzazione dello spazio. «Uno spazio importante che fa comprendere la rete e che fa comprendere soprattutto alla donna che non è sola. Non è soltanto un luogo fisico ma un luogo accogliente per lei e molte volte anche per i bambini, i cosiddetti orfani della violenza assistita, che spesso portano le cicatrici più pesanti».

Il sottosegretario ha poi ribadito il messaggio centrale: denunciare è fondamentale e lo Stato deve essere pronto ad accompagnare le vittime. «Dobbiamo dire sempre di più che la denuncia è un fatto importante, che le donne non rimarranno sole e che lo Stato è presente».

Ma la strada resta difficile. «Non è assolutamente semplice denunciare, perché nel momento in cui si fa la denuncia c’è la paura di rimanere isolati, la vergogna e il pensiero di non poter affrontare tutto ciò che segue».

Per questo, ha spiegato Ferro, lo Stato ha rafforzato gli strumenti di contrasto e di sostegno alle vittime. «Abbiamo messo in campo misure repressive come l’ammonimento del questore, l’arresto in flagranza differita e i braccialetti elettronici, oggi attivi in oltre tredicimila casi».

Accanto alla repressione, però, servono strumenti di accompagnamento e autonomia. «Pensiamo anche alle case rifugio, alle strutture dedicate alle donne, alla possibilità di avere un’autonomia economica attraverso il reddito di libertà e il microcredito agevolato. Sono strumenti che permettono alle donne di trovare il coraggio, anche dal punto di vista economico, di uscire da situazioni di oppressione e violenza».

Secondo il sottosegretario, la nuova stanza rappresenta proprio questo approccio: una sicurezza che mette al centro la persona e la sua dignità. «Non siamo qui soltanto per inaugurare un luogo fisico, ma per affermare un principio semplice: quando una donna trova il coraggio di denunciare una violenza lo Stato deve essere pronto ad accoglierla nel modo più rispettoso, umano e competente possibile».

Per questo lo spazio è stato pensato con particolare attenzione anche alla riservatezza e alla protezione delle vittime. «Molte donne arrivano qui dopo un percorso lungo, doloroso, spesso dopo anni di silenzio. In quel momento stanno rivivendo il trauma. Serve quindi non solo la professionalità degli operatori ma anche un luogo adeguato, che non faccia sentire la persona esposta o osservata».

La stanza è stata infatti collocata in un’area separata dagli uffici operativi della Questura, proprio per evitare quella che viene definita “vittimizzazione secondaria”. «Qui invece troviamo uno spazio accogliente, pensato per permettere alle donne di raccontare la propria esperienza con maggiore serenità e con la tutela della riservatezza».

Un’attenzione che riguarda anche i figli delle vittime. «C’è anche una stanza dedicata ai bambini, con giochi e libri, perché molto spesso accanto alle donne che denunciano ci sono figli che hanno assistito alla violenza e portano dentro segni profondi».

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