Fiori di Pesco, racconto di un vecchio durante la pandemia

Fiori di Pesco, racconto di un vecchio durante la pandemia

“Fiori di Pesco”, un vecchio nei giorni della pandemia.

Sono rimasto colpito dal racconto di un vecchio nei giorni della pandemia – E’ quanto scrive in una nota Sasà Barresi, sociologo – che, come in un diario, ha scritto i pensieri, le esperienze, le sensazioni di un tempo che si era fermato a causa del Covid-19.

Iginio Carvelli, autore di tanti testi, uomo impegnato nel sociale, che ancora oggi usa la penna come macchina fotografica. Con il suo ultimo lavoro “Fiori di Pesco”, edito da Atile Edizioni, Iginio Carvelli fotografa un cammino di fioriture in un campo deserto colpito da un virus pandemico che ha trasformato l’esistenza umana.

Un libro che lascia immaginare quella parte di tempo che ancora non ha avuto luogo, che noi chiamiamo “futuro”, concezione lineare del tempo nel quale si trovano tutti gli eventi che ancora non sono accaduti, partendo da un sistema di riferimento specifico stravolto dalla pandemia. Carvelli racconta, nella semplicità giornaliera, i momenti difficili di quel tempo pandemico “in un piccolo Borgo dell’Italia dalle mille bellezze naturali create da Dio per l’uomo pieno di speranza.

La speranza, che contraddistingue questo vecchio nei giorni della pandemia, lo porta a riflettere, accorgendosi della vita, della propria umanità, assaporando le cose semplici, l’amicizia, il creato e la nuova sensibilità nata nella difficoltà della pandemia. Un testo pieno di amore curato con dovizia e ricchezza di momenti di vita, raccontando, per esempio, il Natale durante la pandemia, infondendo fiducia sul futuro che verrà.

La tristezza a Natale presto passa e ci raggiunge un sorriso. Sul futuro si fanno previsioni, ci si adopera perché sia come lo vorremmo, si accettano scommesse di vita.”, Carvelli ricorda, fa memoria della storia, rivedendo, come in un film, i frammenti di vita vissuta a favore dell’altro, gustando quanta abbondanza di misericordia c’è stata nella propria vita aiutando gli altri senza nessun contraccambio.

Meraviglioso scenario del tempo che Carvelli rappresenta come una cornice nella quale avviene la nostra esperienza del mondo e si struttura la nostra esistenza. In tutto il testo la rappresentazione del “tempo” è fondamentale per come si è vissuta la pandemia covid-19, infatti, per Carvelli ciò che conta è il “modo” in cui lo viviamo o l’abbiamo vissuto attribuendo un senso ad ogni nostra esperienza, il lavoro, la famiglia, le relazioni, gli oggetti. Riempire il tempo di significati come, per esempio, quando Carvelli indica un nuovo stile quello di Carvelli lo fa molto bene nel libro “Fiori di Pesco”, lasciando immaginare che l’ascolto attivo presuppone la capacità di mettersi nei panni dell’altro, cercando di cogliere i suoi pensieri e sentimenti. Durante la pandemia, a causa delle restrizioni, si è riscoperto l’ascolto; Carvelli richiama velatamente all’attenzione del lettore un antico modo di saper ascoltare gli altri, cioè fare silenzio.

Per Carvelli ascoltare significa innanzitutto smettere per un attimo di voler far passare il proprio punto di vista e stare a sentire cosa ha da dire l’altro. Saper ascoltare gli altri fa bene a chi ascolta, e ciò che Carvelli racconta nel suo libro, evidenziando che è necessario un certo grado di empatia. Raccontare i giorni della pandemia, visti da un “vecchio”, come scrive l’autore del libro “Fiori di Pesco”, significa guardarsi dentro rovistando le cose passate riempiendo l’anima di cose nuove future, sconfiggendo la paura del buio innalzando la luce, proprio come dice Gesù nel vangelo di Marco: «Diceva loro: “Si porta forse la lampada per metterla sotto il moggio o sotto il letto? O piuttosto per metterla sul lucerniere? Non c’è nulla infatti di nascosto che non debba essere manifestato e nulla di segreto che non debba essere messo in luce.”» Un libro che fa riflettere su ciò che accaduto e speriamo non accada più, nel deserto della pandemia, dove in tanti si sono fatti una domanda: <<Dio, dove sei?>>. L’autore non risponde a questa domanda errata, ma, aiuta a comprendere il tempo della prova nella storia della realtà umana.

La comunità cristiana, la chiesa cattolica si è trovata a dover affrontare una situazione inedita che ha lasciato tutti disorientati. Il testo svuota il nostro essere Dio di noi stessi. L’essere umano si scopre improvvisamente fragile, debole, impotente. Sperimenta che nel momento in cui ha preteso di porsi lui stesso come “dio” tutto crolla: crolla il rapporto con l’altro, si rompe il rapporto con la terra, si apre il cerchio della violenza, e il fratello uccide il fratello; la terra si corrompe e viene sommersa dal diluvio.

“Dove sei?”. Che ne è, uomo, di te? Che ne è tuo delirio di onnipotenza e della tua illusione di poter realizzare tutto con le tue sole forze?. – Conclude Barresi – Grazie a Iginio Carvelli che ha saputo fotografare l’esistenza umana, raccogliendola in uno scritto di valore morale che fa emergere la fragilità dell’uomo del terzo millennio e, come scrive il Vescovo Staglianò nella prefazione del libro, <<….se la crisi spinge alla sfiducia, la forza della fede apre le porte alla speranza e gli occhi alla visione di fiori di pesco o di rami di mandorlo>>.”