(Foto) Crotone - Istituto S. Anna, ricerca e innovazione per la nuova riabilitazione

In occasione dei trent’anni dell'Istituto, esperti e professionisti si sono confrontati su ricerca, innovazione tecnologica e nuove prospettive

A cura di Redazione
21 settembre 2026 12:15
(Foto) Crotone - Istituto S. Anna, ricerca e innovazione per la nuova riabilitazione - Foto: Ufficio stampa Istituto S. Anna
Foto: Ufficio stampa Istituto S. Anna
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Crotone - L’Istituto S. Anna ha celebrato il suo trentesimo anniversario con un evento ospitato a Borgo Saverona, Cirò Marina, pensato per ripercorrere il cammino compiuto dalla Casa di Cura e aprire un confronto sulle nuove prospettive della riabilitazione. Alla giornata hanno preso parte rappresentanti del mondo sanitario, scientifico, accademico e istituzionale, insieme a professionisti e collaboratori che hanno condiviso con l’Istituto un momento importante della sua storia. Presenti, tra gli altri, il sindaco di Crotone Vincenzo Voce, il vicesindaco Sandro Cretella, il Magnifico Rettore dell’Università Magna Græcia di Catanzaro Giovanni Cuda e il presidente dell’Ordine dei Medici di Crotone Enrico Ciliberto.

LE RADICI DI UN’IDEA DIVENTATA PUNTO DI RIFERIMENTO

Il trentennale ha consentito di ricordare le origini di una storia iniziata nel 1972, quando l’avvocato crotonese Ezio Pugliese, insieme a sua moglie, Maria Arena, avviò una scuola dedicata al sostegno dei ragazzi in difficoltà. Da quella prima intuizione nacque un progetto che si trasformò nel tempo in quella che è la struttura che oggi conosciamo. Nel 1996 infatti, il dottor Giovanni Pugliese e la dottoressa Pina Pirozzi, sotto la sapiente guida del professor Giuliano Dolce, diedero vita a un istituto specializzato nella neuroriabilitazione, con l’obiettivo di offrire alla comunità un’assistenza qualificata e nuovi percorsi terapeutici. L’Istituto ha poi ampliato progressivamente le proprie competenze, aprendo una seconda sede e investendo nella ricerca e nelle nuove tecnologie.

Oggi la Casa di Cura guidata dall’Amministratore Unico Giovanni Pugliese, dal Direttore Generale Pina Pirozzi e dalla dottoressa Maria Elena Pugliese, rappresenta un polo specialistico di riferimento nell’ambito della riabilitazione, capace di rispondere a bisogni assistenziali complessi, contenere la mobilità sanitaria passiva e richiamare pazienti anche da altre regioni.

DAL CONTINUUM TERAPEUTICO ALL’INNOVAZIONE

Il programma scientifico si è aperto con la presentazione del modello clinico e organizzativo dell’Istituto, affidata ai primari delle unità operative della Casa di Cura, le dottoresse Lucia F. Lucca, Maria Quintieri e Maria G. Raso. Un modello basato sul Continuum Terapeutico, che accompagna il paziente nelle diverse fasi del percorso riabilitativo, dalla presa in carico fino al recupero dell’autonomia e al ritorno alla vita quotidiana. Un approccio che trova applicazione anche in servizi come Oberon, dedicato all’assistenza domiciliare di terzo livello attraverso la telemedicina. A seguire, il prof. Alberto Pilotto ha approfondito il contributo delle tecnologie integrate alla continuità assistenziale.

L’incontro è proseguito con due tavole rotonde. La prima, coordinata dal prof. Mauro Zampolini ha affrontato l’integrazione tra ospedale e territorio e la riorganizzazione dei percorsi assistenziali, con i contributi della dott. ssa Luciani, del prof. De Tanti, della dott. ssa Pistarini, della professoressa Formisano, della professoressa Mazzucchi, della professoressa Zylberman, del prof. Tonin e della dott. ssa Lucca.

La seconda, guidata dal prof. Antonio Ammendolia è stata dedicata alla robotica, agli strumenti avanzati e alle tecnologie applicate alla cura della persona, con gli interventi del prof. Boldrini, del dott. Posteraro, del prof. Borboni, del prof. Veltri e dell’ing. Pignolo.

LE NUOVE PROSPETTIVE DELLA RICERCA

A concludere la parte scientifica è stato il prof. Pierluigi Nicotera con una relazione sui progressi della ricerca e sulle prospettive nello studio delle patologie neurodegenerative. Dal confronto è emersa una visione condivisa: anche nel Mezzogiorno è possibile costruire un’assistenza sanitaria di altissimo livello, integrando competenze cliniche, ricerca e innovazione tecnologica. Il percorso dell’Istituto S. Anna dimostra però che l’innovazione acquista pieno significato soltanto quando migliora concretamente la vita delle persone. È questo il filo che unisce trent’anni di attività: continuare a guardare avanti senza perdere di vista la dimensione umana della cura.

La giornata si è conclusa con una cena danzante. I dipendenti e gli ospiti della Casa di Cura hanno potuto gustare le specialità della cucina calabrese e ballare sulle note di alcuni dei migliori musicisti locali, creando un’atmosfera di festa che ha reso il tutto ancora più speciale.

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