Giacinto Carvelli: «La satira deve essere libera, non facciamo sconti a nessuno»

Oggi allo Scaramuzza in scena “È morto il giornalismo. Viva i giornalisti”: l’idea nata per gioco nel 2023 diventa un progetto tra ironia e solidarietà

A cura di Redazione
22 febbraio 2026 09:00
Giacinto Carvelli: «La satira deve essere libera, non facciamo sconti a nessuno» - Foto: Redazione
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Oggi, domenica 22 febbraio, i giornalisti crotonesi tornano sul palco del Teatro comunale “Vincenzo Scaramuzza” con una nuova edizione della commedia “È morto il giornalismo. Viva i giornalisti”, diretta da Rodolfo Calaminici e scritta da Giacinto Massimo Carvelli. Ieri si sono svolte le ultime prove al teatro, che hanno chiuso il percorso di preparazione in vista dell’esordio nello spazio scenico cittadino, una novità per il gruppo dei giornalisti che finora aveva portato i propri spettacoli quasi esclusivamente all’aperto.

Le commedie dei cronisti crotonesi nascono quasi per scherzo. È il 2023 quando Carvelli, cronista del Quotidiano del Sud, raccoglie una battuta di Massimo Carlozzo di Esperia Tv sull’idea di “fare una commedia dei giornalisti”. Da quell’intuizione prende forma un progetto che, tra ironia e solidarietà, diventa negli anni un appuntamento atteso. Oggi il percorso arriva a una nuova tappa: «Ci sarà una quarta commedia e ci sarà soprattutto in estate, che è il nostro ambito naturale», spiega Carvelli, ricordando che «finora abbiamo fatto tutti gli spettacoli all’aperto». L’esordio allo Scaramuzza rappresenta quindi una novità: «In questo inverno ci siamo concessi anche il fatto di esordire a teatro, nel nostro teatro comunale».

Il senso delle commedie va oltre la risata fine a se stessa. «In queste commedie non si ride e basta, c’è anche una critica, una satira, una critica costruttiva», sottolinea Carvelli. Una satira che non rinuncia a toccare temi e personaggi del territorio: «La satira deve essere concessa dappertutto, soprattutto a Crotone, soprattutto nelle città e nelle regioni dove le cose non vanno esattamente benissimo». Da qui una presa di posizione netta: «Non ci devono essere censure, la satira deve essere assolutamente libera». E il gruppo rivendica un approccio senza sconti: «Non facciamo sconti a nessuno, non teniamo conto di una parte o dell’altra: per noi sono tutti uguali».

Nel raccontare il proprio ruolo di autore, Carvelli spiega che il confine tra giornalismo e scrittura teatrale è sottile: «Tra giornalista e sceneggiatore di testi satirici c’è poca differenza». Il metodo, infatti, resta lo stesso: «Mettiamo in scena soprattutto fatti reali, magari un po’ amplificati», ma «la lente è sempre quella della verità». Un’impostazione che, a suo dire, non ha mai suscitato smentite: «Nessuno ci ha mai chiamato per dire che abbiamo raccontato qualcosa che non risponde alla realtà», anche se la realtà viene «vista con l’occhio della satira», considerata «molto salutare per qualsiasi tipo di società».

Quanto alle reazioni del mondo politico nel giornalismo, Carvelli non nasconde che talvolta le critiche non vengono gradite. Ma la linea resta ferma: «Quando il politico chiama e si offende, il giornalista fa esattamente quello che faceva prima». Nessuna intimidazione, dunque: «Non ci facciamo intimidire», anzi, spesso «si ottiene l’effetto contrario». Perché, conclude, «chi dice la verità e mette all’opinione pubblica i fatti così come stanno non deve avere timore di niente e di nessuno».

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