Gioco d’azzardo, a Crotone cresce l’allarme: l’online ha cambiato il fenomeno
Il XXVII Convegno nazionale Co.Na.G.G.A. ha acceso i riflettori sulle nuove forme della dipendenza. A Crotone attivi i servizi del progetto Hermes e il supporto del Sert
Il gioco d’azzardo non è più soltanto quello delle sale, delle agenzie e delle slot. Negli ultimi anni una parte sempre maggiore del fenomeno si è spostata sul web, attraverso piattaforme accessibili in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo. Un cambiamento accelerato anche dalla pandemia, quando la chiusura per mesi dei luoghi fisici di gioco ha favorito il ricorso alle piattaforme online.
È uno degli aspetti emersi oggi a Crotone, dove si è tenuto il XXVII Convegno nazionale del Co.Na.G.G.A., dedicato al tema “Il gioco che non diverte: l’altra faccia dell’azzardo nei territori”. Una giornata di confronto che ha riportato al centro dell'attenzione una realtà particolarmente delicata per il territorio crotonese.
Secondo quanto evidenziato nel corso dell'incontro, il fenomeno non può essere letto soltanto attraverso la dimensione economica. Il gioco problematico può infatti produrre conseguenze sulla salute mentale, sulle relazioni familiari e sull'intero contesto sociale.
A sottolinearlo è Paolo Belletati, psicologo ed esperto nei trattamenti delle dipendenze, che ha affrontato anche il tema del mutuo aiuto. Le persone che hanno vissuto direttamente una dipendenza, dopo un adeguato percorso terapeutico e di rielaborazione personale, possono diventare operatori pari e rappresentare una risorsa per chi si trova ad affrontare una situazione analoga.
«I giocatori o, in generale, le persone con dipendenze sono i primi ad essere esperti della situazione che si trovano a vivere», ha spiegato Belletati. Una volta formati, possono quindi affiancare il lavoro dei servizi professionali, diventando uno strumento parallelo al percorso istituzionale e terapeutico.
Ma quando il gioco smette di essere gioco? Non soltanto quando arrivano i debiti o quando le perdite cominciano a incidere sul bilancio familiare. Per Belletati il problema è molto più ampio: alla dimensione economica si aggiungono la sofferenza psicologica, le difficoltà familiari e le ripercussioni sulla comunità.
A Crotone il problema riguarda anche le famiglie
Sul fronte territoriale è intervenuto Gregorio Mungari Cotruzzolà, della Cooperativa Agorà Kroton, realtà impegnata da tempo sul tema della prevenzione e del contrasto al gioco d'azzardo patologico.
Il lavoro, ha spiegato, viene portato avanti insieme al sistema pubblico e in particolare con l'ASP di Crotone, attraverso servizi dedicati alla prevenzione e alla cura. Un impegno che coinvolge non soltanto chi sviluppa una dipendenza, ma anche i familiari.
Perché il peso della dipendenza ricade spesso sull'intero nucleo familiare. Le conseguenze economiche possono diventare soltanto il primo livello di un problema che coinvolge poi rapporti personali, equilibrio psicologico e qualità della vita.
A Crotone sono già operativi gruppi di autoaiuto e percorsi di supporto psicologico. Il riferimento è il progetto HERMES, attraverso il quale è possibile accedere ai servizi dedicati al contrasto del gioco d'azzardo patologico.
L'indicazione arrivata durante il convegno è chiara: non aspettare che la situazione degeneri, ma rivolgersi ai servizi quando compaiono i primi segnali di una difficoltà.
Crotone e quel primato che preoccupa
Il quadro locale è stato descritto anche da Paolo Sesti, direttore dell'UOC Centro Salute Mentale dell'ASP di Crotone.
«Noi abbiamo un primato nazionale rispetto al gioco d'azzardo», ha sottolineato Sesti, evidenziando come il dato non possa essere sottovalutato e collegandolo anche alle condizioni economiche e sociali del territorio.
Il rischio, secondo il direttore del Centro di Salute Mentale, è che senza interventi capaci di incidere sulle condizioni sociali il fenomeno possa continuare a crescere.
E proprio per questo, a Crotone, si è sviluppata negli anni una collaborazione tra servizi sanitari, cooperative, associazioni e servizi sociali. Sesti ha indicato come esempio il lavoro della Cooperativa Agorà, insieme ad altre realtà impegnate nella prevenzione e nel sostegno alle famiglie.
Una rete che coinvolge il Sert, il Centro di Salute Mentale e i servizi sociali, con l'obiettivo di intercettare il problema e accompagnare le persone verso un percorso di cura.
L'online ha cambiato il modo di giocare
La trasformazione più evidente degli ultimi anni riguarda però il luogo in cui si gioca.
Con smartphone e computer, l'azzardo è entrato direttamente nelle abitazioni. Le piattaforme online hanno reso possibile giocare senza doversi recare fisicamente in una sala o in un'agenzia, abbattendo una delle principali barriere all'accesso.
La pandemia ha rappresentato un momento di forte accelerazione di questo cambiamento. Durante i mesi di lockdown e la chiusura delle attività e dei luoghi fisici di gioco, il canale digitale ha assunto un peso sempre maggiore, contribuendo a modificare le modalità attraverso cui il fenomeno si manifesta.
Ed è proprio questa accessibilità continua a rappresentare una delle maggiori criticità: il gioco può essere disponibile 24 ore su 24, direttamente sul telefono, rendendo più difficile anche riconoscere il confine tra intrattenimento e comportamento problematico.
Il convegno di Crotone ha quindi riportato il tema dentro una dimensione più ampia. Non soltanto quanto denaro viene giocato, ma quanto il gioco d'azzardo incida sulle persone, sulle famiglie e sulla comunità.
E in una provincia che, come ricordato durante l'incontro, presenta dati particolarmente preoccupanti, la prevenzione diventa centrale. In questo senso, il lavoro del progetto HERMES, del Sert, del Centro di Salute Mentale, delle cooperative e delle associazioni rappresenta una rete alla quale rivolgersi per chiedere aiuto prima che la dipendenza comprometta definitivamente la vita personale e familiare.
24.0°