Giovani e fragilità, la riflessione sul disagio che cresce anche a Crotone

Pino De Lucia, tra i fondatori di Agorà Kroton: «Le solitudini crescono anche nei piccoli centri, dove spesso il disagio resta più nascosto»

A cura di Redazione
03 giugno 2026 14:00
Giovani e fragilità, la riflessione sul disagio che cresce anche a Crotone - Foto: Redazione
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Crotone - La vicenda del giovane finito in pericolo di vita nel Napoletano dopo aver assunto una sostanza acquistata online, la cosiddetta “miele dello sballo”, non può essere letta soltanto come un episodio di cronaca legato alle nuove droghe. Per Pino De Lucia, già fondatore e presidente della cooperativa Agorà Kroton, rappresenta piuttosto un segnale che rimanda a una questione più profonda: «Ogni volta che compare una nuova sostanza, cambiano linguaggi, canali di vendita e modalità di consumo», osserva De Lucia, sottolineando come il fenomeno sia in continua evoluzione. Oggi le droghe possono essere ordinate online e «nascoste dietro nomi innocui o presentate come prodotti apparentemente sicuri». Tuttavia, al di là delle trasformazioni del mercato, resta una domanda centrale: perché tanti giovani cercano forme di evasione o anestesia emotiva?

Le fragilità, ricorda, non sono un fenomeno nuovo. «Le fragilità umane non sono nate oggi. Sono sempre esistite». L’adolescenza, aggiunge, è da sempre una fase complessa, così come le difficoltà interiori degli adulti. Ma qualcosa, nel tempo, è cambiato nella struttura delle relazioni sociali. «In passato la famiglia, pur con i suoi limiti, spesso rappresentava una presenza più continua», mentre «i quartieri erano più vissuti e le relazioni più frequenti». Esisteva una rete diffusa di persone in grado di intercettare il disagio: «Vicini, parenti, insegnanti, allenatori, commercianti, capaci di accorgersi se un ragazzo stava male».

Oggi molte di quelle reti si sono indebolite. «Le relazioni si spostano online, ma non sempre riescono a sostituire la vicinanza reale», e cresce una sensazione diffusa: «una solitudine che non significa necessariamente essere soli, ma sentirsi senza punti di riferimento».

Una fotografia che riguarda anche Crotone

«Sarebbe un errore pensare che certe fragilità appartengano solo alle grandi città». Anche nei territori locali esistono giovani che vivono isolamento, disagio e mancanza di prospettive, spesso in modo meno visibile. Il rischio, sottolinea, è che il disagio resti sommerso. «Le solitudini crescono anche nei piccoli centri, dove spesso il disagio resta più nascosto e meno raccontato». Da qui la necessità di non fermarsi all’emergenza. Servono interventi strutturali: «Investire nei luoghi di incontro, nella scuola come spazio di relazione, nello sport, nella cultura e nei servizi di ascolto». Ma soprattutto, conclude, è necessario ricostruire una rete comunitaria.

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