Guardia medica, in alcuni comuni servizio non garantito

Guardia medica, in alcuni comuni servizio non garantito

In alcuni comuni del crotonese non viene garantita alcuna prestazione, i Sindaci chiedono risposte

«Non basta inviare una comunicazione o affiggere ad una porta un foglio ritenendo così di aver risolto il problema; non è assolutamente accettabile che in un paese come Melissa la guardia medica possa restare chiusa; non è ammissibile che ciò possa avvenire senza sentire l’ esigenza di convocare preventivamente le amministrazioni Comunali, coinvolte da questo pericoloso disservizio, per cercare di individuare insieme un percorso volto alla risoluzione del problema».

Con queste parole nei giorni scorsi il sindaco di Melissa, Raffaele Falbo è intervenuto sull’incresciosa vicenda che riguarda la chiusura della Guardia medica nel comune del crotonese.

Lo scorso lunedì, nel corso del Consiglio Comunale, è stata sollevata la questione e il primo cittadino ha avanzato una serie di proposte. Falbo ha comunicato che contatterà i medici di base per chiedere loro la disponibilità ad essere convenzionati per la reperibilità nelle ore notturne. Inoltre il primo cittadino chiederà all’Asl di richiamare in servizio i medici in pensione.

L’altra ipotesi di risoluzione è quella di aumentare le ore alle attuali guardie mediche, ipotesi che, se andasse in porto, risolverebbe in modo immediato la questione. «Se nel giro di qualche giorno – ha aggiunto Falbo – non avremo risposta, siamo pronti ad intraprendere azioni di protesta. Sicuramente non abbiamo medici ma in un paese normale, dove proprio in queste ore la Sanità è tornata al centro del dibattito nazionale, non è possibile rinunciare a questo presidio. Togliere le guardie mediche nei paesi dell’entroterra, con ospedali lontani e la viabilità che noi tutti conosciamo è vergognoso». Situazione analoga anche a Cotronei. Nel comune non è infatti garantito il servizio.

Un disagio per cittadini e visitatori che soprattutto nelle ore notturne, in caso di necessità, sono costretti a recarsi presso la postazione più vicina, cioè quella di Petilia Policastro, oppure direttamente al San Giovanni di Dio, nel capoluogo. Anche in questo caso il sindaco Nicola Belcastro si è subito mobilitato proponendo all’Asl anche di organizzare il servizio avvalendosi delle prestazioni delle cliniche presenti sul territorio. Ipotesi al vaglio dell’Azienda sanitaria. «La salute – aveva scritto nei giorni scorsi in una nota Belcastro – è un bene primario che non va strumentalizzato per fini di visibilità o disinformando ma, allo stesso modo deve essere tenuto in debito conto, da chi ha ruolo per farlo. Mi rendo conto – conclude Belcastro – che la carenza di medici in questo momento è di ordine nazionale, ma smantellare i servizi alla persona non è la soluzione».

V. R.